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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.3 - GIUGNO 2006

                     15/6/2006 - PIERO CALAMANDREI

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di Roberto Del Buffa

Il prossimo 27 settembre ricorrerà il cinquantesimo anniversario della morte di Piero Calamandrei, che significativamente coincide, nel 2006, con il sessantesimo anniversario del referendum istituzionale e dell’elezione dell’Assemblea Costituente, la prima in Italia a cui hanno partecipato le donne. La vittoria della Repubblica e l’elezione di un’Assemblea Costituente espressione della piena sovranità popolare furono, a partire dal 1944, le due fondamentali battaglie che Calamandrei condusse, sia sul terreno politico sia su quello istituzionale: battaglie che furono, poi, seguite dall’impegno che egli profuse nella Costituente su temi quali i principi fondamentali della carta costituzionale, l’ordinamento giudiziario, la laicità dello Stato e la forma di governo della nuova Repubblica.

Nato a Firenze nel 1889, giurista, uomo politico e scrittore, Piero Calamandrei è stato uno degli intellettuali che meglio ha promosso i valori della Resistenza, “vissuta come guerra di un popolo che prende nelle mani per la prima volta nella storia il proprio destino, come il nuovo Risorgimento: […] la riconquista della libertà sarebbe stata il fondamento di un nuovo corso storico, la condizione di un rinnovamento morale, politico e sociale del paese”. Questo afflato etico, descritto dalle parole di Norberto Bobbio, che condivise con Calamandrei la militanza nel Partito d’Azione e le speranze deluse del dopoguerra, non gli impedì di cogliere la direzione che la società italiana aveva preso: in un articolo apparso nel 1946 su «Il Ponte», la rivista che aveva fondato l’anno precedente, Calamandrei indicava col termine emblematico di desistenza, la rapida rimozione dei valori prodotti da “quel miracoloso soprassalto dello spirito che si era prodotto quando ogni speranza pareva perduta”, cui si dava il nome di Resistenza, e ammoniva sui rischi che si potevano correre dimenticando i sacrifici di una guerra che era stata non soltanto nazionale, ma anche sociale. Diventò così, in quegli anni, nel decennio che gli restò da vivere, non solo il difensore degli ideali resistenziali, ma anche il suo cantore, dettando alcune epigrafi memorabili e pronunciando numerosi discorsi, diretti a conservare non solo la memoria storica della Resistenza, ma anche a promuovere la Costituzione che, pur con i limiti e i compromessi che lo stesso Calamandrei rilevava, ne costituiva la realizzazione più avanzata.

Moltissimi sono i temi rilevanti che si potrebbero discutere a partire dall’esperienza umana e civile di Calamandrei e dalle sue opere più importanti. La sua biografia è stata molto discussa, per esempio per la sua collaborazione, in pieno regime fascista, all’elaborazione del Codice di procedura civile del 1940. Si trattò di un lavoro che, nonostante qualche ritocco marginale in fase di approvazione, condusse alla realizzazione di un codice in nessun modo riconducibile all’ispirazione reazionaria e fascista, che invece caratterizzò i cosiddetti codici Rocco. Ma con il rombo dei cannoni che già preannunciava l’imminente tragedia, era ancora possibile collaborare con il fascismo, o qualsiasi collaborazione, anche solo tecnica, doveva apparire quasi come un tradimento? Francamente non saprei dare un giudizio conclusivo né vorrei che questo solo atto caratterizzasse una biografia non priva di gesti coraggiosi, come la collaborazione alla rivista antifascista «Non mollare» (1925), l’adesione clandestina a «Giustizia e libertà» (1941) e la fondazione del Partito d’Azione (1942), che gli costeranno, dopo l’8 settembre, un mandato d’arresto, cui Calamandrei sfuggì, nascondendosi per nove mesi nel piccolo centro di Colcello Umbro e non partecipando direttamente alla guerra di Liberazione.

Cosa aspettarsi dunque da questo anniversario, evitando facili e sterili polemiche biografiche ? Tre cose e molto importanti. Innanzitutto, la ristampa delle opere di Calamandrei, oggi spesso introvabili, a partire da Uomini e città della resistenza, che Laterza ha ripubblicato proprio quest’anno, con una lunga e documentata introduzione di Sergio Luzzatto. Poi che si ritorni a leggere anche le sue pagine letterarie, perché Calamandrei fu un grande scrittore. Nelle sue opere più felici, come Inventario della casa di campagna, lo stile retorico, quasi da avvocato risorgimentale, di molti suoi interventi si trasforma in una naturale grazia narrativa, e il forte senso morale, che in parte pregiudicò i suoi gusti letterari, trova una felice misura. Infine che si valuti nella sua giusta importanza storica quella corrente politica che si espresse felicemente, ancorché in un breve volgere di anni, nell’esperienza del Partito d’Azione, cui anche Calamandrei dette un contributo importante, e che elaborò probabilmente la proposta più avanzata per la realizzazione in Italia di una piena e moderna democrazia laica e antifascista.