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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.4 - AGOSTO 2006

                     17/9/2006 - CESARE BATTISTI

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Anniversario


Cesare Battisti è stato definito “un irredentista non-nazionalista e pacifista che, nel 1914, dopo che altri avevano iniziato la guerra, si fece banditore dell’ultima guerra risorgimentale dell’Italia e della distruzione della plurinazionale monarchia asburgica”.

Nato a Trento nel 1875, Battisti nel 1893, terminati gli studi secondari, si iscrisse contemporaneamente alla Facoltà di Giurisprudenza di Vienna e all’Istituto di Studi Superiori di Firenze; passò quindi, negli anni successivi, a Granz e a Torino. Questo fu il periodo cruciale della sua formazione. Fu a Firenze, infatti, che conobbe Gaetano Salvemini e i fratelli Mondolfo, Ugo Guido e Rodolfo.
Specialmente attraverso Salvemini, Battisti venne così a contatto con il socialismo italiano, un socialismo fondato, più che su di una solida preparazione teorica sui testi di Marx e Engels, su uno spirito umanitario e libertario, estremamente sensibile all’insegnamento mazziniano e di conseguenza ai grandi ideali romantici dell’800, allo spirito del Risorgimento. Un altro grande filone nella formazione di Battisti, come degli altri socialisti trentini, fu l’austro-marsismo.
Nel 1895 Battisti fondò la “Rivista popolare trentina”, che fu soppressa al suo primo numero, e l’anno seguente fondò l’Avvenire del lavoratore”. Nel 1900 fondo inoltre il “Popolo” e nel 1904 subì una breve prigionia ad Innsbruck.
Egli continuò anche dopo il 1905, ad essere il personaggio più prestigioso del socialismo trentino e non diminuì il suo impegno politico, che concentrò prima sull’obiettivo del raggiungimento del suffragio universale, ottenuto nel 1907. Nel 1911 venne eletto deputato alla Camera di Vienna, nel 1914 deputato del Trentino alla Dieta del Tirolo. I suoi discorsi diventarono una continua messa in stato d'accusa delle autorità politiche e militari dell’Austria. Quando esplose il confitto europeo, egli capì che non poteva rimanere inattivo.
Il 12 agosto del 1914 varcò il confine. Esponente dell'interventismo democratico, da Milano iniziò - insieme a Gaetano Salvemini e a Bissolati - quella fervida, ardente propaganda, per la quale egli va considerato uno dei principali artefici dell’intervento dell’Italia nel conflitto mondiale.
Con l’entrata in guerra dell’Italia, nel maggio 1915, Battisti si arruolò nell’esercito italiano andando a combattere sul fronte del Trentino. La sua anima socialista lo portò subito a fraternizzare più con la truppa e con gli ufficiali di complemento che con gli ufficiali di carriera, che individuava come il punto debole dell’intera compagine militare. Egli vide nella guerra un fattore di coagulazione nazionale attraverso cui si sarebbe potuto, una volta terminata vittoriosamente, giungere ad una autentica coscienza nazionale.
In questo spirito, egli tenne varie conferenze ai soldati, sia di istruzione militare che di sostenimento morale; ma non bisogna pensare che al profugo trentino sfuggissero il vero volto della guerra e le sue inumane crudeltà, come emerge chiaramente del suo epistolario.
La notte fra il 9 e il 10 luglio del 1916 il battaglione Vicenza ricevette l’ordine di attaccare Monte Corno. L’azione riuscì parzialmente, ma, il mancato arrivo dei rincalzi favorisce gli Austriaci che, all’alba, contrattaccarono in forze, infliggendo agli alpini pesanti perdite.
Battisti si difese sino all’ultimo, e, quando si trattò di salvarsi con la fuga, non potè o non volle.
Condotto con Fabio Filzi, suo conterraneo e ufficiale subalterno, la mattina del 12, nel Castello del Buon Consiglio, fu processato ma non si scusò né mendicò vane difese, riaffermando invece la sua fede italiana. Invano tentò di respingere l’accusa d'alto tradimento e chiese di essere considerato, qual era effettivamente, un combattente caduto in guerra aperta.
In quanto cittadino austriaco, fu condannato all'impiccagione, per tradimento. Si recò nella fossa del Castello, dove era preparata la forca, senza perdere la sua fierezza, e, prima di porgere il capo al capestro, gridò a squarciagola: "Viva Trento italiana! Viva l’Italia!".

Il 5 dicembre 1916 Filippo Turati lo commemorò alla Camera con commosse parole. Lo definì “socialista di principi e di azione” fin dalla prima giovinezza; ne sottolineò la “coerenza della vita” e lo “splendore di carattere”, cose che lo rendevano “uno dei simboli più significativi di altissima umanità”. Turati rifiutò poi con fermezza ogni strumentalizzazione, che già si andava profilando, della sua figura da parte della destra politica e specialmente degli ambienti nazionalisti, sostenendo giustamente che in lui non vi fu mai sentimento di odio tra le genti o animosità di stirpi, ma una fusione di senso della giustizia e della libertà.
G.C

Fonti – Almanacco Socialista