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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.4 - AGOSTO 2006

                     17/9/2006 - SAN GODENZO

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Sfollamento e distruzione
di San Godenzo
Ricordando l’11 – 12 – 13 settembre del 1944

Venne completamente distrutto l’abitato di San Godenzo l’11, settembre 1944 quando le truppe tedesche in ritirata, che intendevano ostacolare con ogni mezzo l’avanzata dell’Ottava armata britannica , rasero praticamente al suolo l’abitato urbano, facendo terra bruciata.

San Godenzo paese della provincia di Firenze, posto ai piedi dell’Appennino, si trova lungo la strada Tosco-Romagnola che unisce la Toscana alla Romagna.
E’ posto in posizione strategica, vitale per i Tedeschi era mantenere aperta la strada Tosco-Romagnola per consentire alle loro truppe la ritirata verso nord.
Era per loro necessario approntare in questa stretta gola opere di difesa per difenderla dagli attacchi dei partigiani annidati nei monti circostanti.
Gli abitanti di San Godenzo assistettero, giorno e notte per molti giorni al passaggio delle truppe tedesche in ritirata ed anche dell’ingente materiale da esse razziato nell’Italia meridionale e centrale.
Ma il destino di San Godenzo era segnato. Infatti la sua distruzione avrebbe ostruito completamente la strada e ritardato l’avanzata delle truppe degli alleati.
Quando venne l’ordine dal comandante tedesco di evacuare entro poche ore il paese ed i territori posti nel raggio di dieci chilometri dalla vetta dell’Appennino, fu per la popolazione un fulmine a ciel sereno.
Ebbe inizio, così, il calvario per gli abitanti del paese e delle frazioni del comune che, come sappiamo, trovarono rifugio a Rocca San Casciano, Dovadova, Terra del Sole, Filetto, Medina e Mantova. Altri, eludendo le direttive tedesche si rifugiarono nel Mugello e nei dintorni dei propri paesi.

Monsignor Melani testimone di questi avvenimenti nel Liber Chonicus descrive la scena di questa partenza.
“Come era previsto, anche la popolazione di S. Godenzo è stata fatta sfollare la mattina del quattro agosto. Abbiamo passato una notte terribile, indescrivibile. Confusione, spavento, pianto. Da notare che le famiglie più abbienti sono partite tutte in precedenza su camion o mezzi propri, portandosi dietro più che potevano e prendendo alloggio la maggior parte a Terra del Sole. Anche le autorità di ogni sorta sono sparite tutte.
Alle quattro celebro sull’Abbazia l’ultima messa e consumo il Sacramento dopo che molti fedeli hanno fatto la comunione. Il comando tedesco insiste duramente che ci si affretti: alle cinque si deve partire. Si è smarrito un bambino e la mamma lo ricerca affannosamente. I tedeschi vogliono che si suoni le campagne per chiamare tutti a raccolta e partire. Ma le funi sono state tagliate. C’è stato un momento brutto: il comandante mi ha dichiarato responsabile di tutti i popolani e ha minacciato di passarmi per le armi se all’ora stabilita non saranno tutti presenti: Poi l’orario viene protratto di mezz’ora e alle 5,30 si parte. Siamo quattrocentocinquanta quasi tutte donne, vecchi e bambini. Alcuni son carichi di roba. Comincia il nostro calvario sulle rampe del Muraglione. Piove. Al Cavallino, ci ripariamo un po’. Qualcuno mangia. Quando ripartiamo c’è chi getta via qualche oggetto che non può più trascinare dietro. Qualcuno cerca di scherzare per farsi coraggio e dimenticare. Ci sono dei bambini che piangono. Piove sempre quando varchiamo il Muraglione e gettiamo l’ultimo sguardo alle nostre case, alla nostra chiesa. Qua e là, specialmente nella zona di Castagno ardono incendi: son casolari che bruciano. Ritorneremo? Rivedremo il nostro paese! Ci conforta e sostiene la fede in Dio. Se non avessimo questa fede non potremmo resistere.
Giungiamo a San Benedetto a sera in condizioni pietose. Veniamo ben accolti dagli abitanti. Ci danno da mangiare e in qualche modo procurano un alloggio di fortuna per tutti. Io sono accolto dal Parroco. Ma la notte non è possibile dormire. Credo che nessuno abbia dormito”.

I primi rientri a San Godenzo iniziarono verso la seconda metà del mese di ottobre: il paese era stato appena liberato.
Quello che si presentò agli occhi dei primi venuti fu uno spettacolo agghiacciante: San Godenzo era stato distrutto con le mine nei giorni 11 – 12 – 13 settembre. Il paese era stato fatto saltare in due tempi dopo che erano state distrutte tutte le case dei dintorni . I boati erano stati uditi a chilometri di distanza, dai monti circostanti si erano viste nubi di polvere e di fumo che avevano coperto per molto tempo la vallata.
L’Abba-zia, però non era stata minata, come aveva minacciato il comandate tedesco. Fu proprio per l’intervento del Monsignor Melani, la risparmiò. Infatti nella lettera che egli inviò al comando, aveva messo in risalto che l’insigne monumento fosse stato costruito a suo tempo da un vescovo tedesco, venuto in Italia al seguito dell’imperatore.
Da quei giorni ricominciò la lenta e faticosa e difficile opera di ricostruzione per gli abitanti di San Godenzo.
Giovanni Casalini


Si ringrazia Lori Marretti per il concreto aiuto ricevuto.
Fonti – Comune di San Godenzo