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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.5 - OTTOBRE 2006

                     12/11/2006 - IL VOTO ALLE DONNE

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di Cinzia Frosolini
Sessanta anni di voto alle donne.


Accetto con estremo piacere l’opportunità offertami da questo giornale di parlare un po’ di donne. Anche perchè spesso le giovani donne non si rendono completamente conto quanto sia stato difficile diventare padrone di se stesse, godere dell’eguaglianza giuridica e di tutti quei diritti riconosciuti gratuitamente agli uomini solo per una fortunata formula cromosomica che li ha beneficiati casualmente alla nascita.
Mi rendo conto che pensare, oggi, che c’è stato un tempo in cui si riteneva che le donne non fossero in grado di esprimere un voto, sembra irrazionale e risalente alla preistoria, invece era pensiero comune e avveniva non più di 60 anni fa. Prima di allora eravamo cittadine invisibili e decenni di lotte sono stati impiegati solo per poter essere trattate alla pari. In poche parole come concorrenti di una gara podistica che debbano battagliare, soffrire, lottare solo per poter partire dalla stessa striscia di start degli altri.
Cercherò in questo spazio di essere il più asettica possibile e quindi fornire soprattutto date ed avvenimenti affinché sia la realtà dei fatti accaduti a farsi percepire e non il racconto di una psedo-cronista chiaramente di parte.

Nel 1907 le donne Finlandesi ottengono per prime in Europa il voto. Dietro questa notizia le donne inglesi marciano sotto il loro Parlamento ma riescono a conquistare solo il voto alle amministrative. L’anno dopo in Italia si apre a Roma il Primo Congresso Nazionale delle donne italiane con la presenza della Regina Elena. I primi movimenti di unione fra donne cattoliche e socialiste, alle quali si aggiungeranno dal 1922 quelle comuniste, stilano un Manifesto Comune per il Voto alle Donne e da allora fino al 1945 per ben 20 volte saranno proposti al Parlamento italiano disegni di legge a favore del suffragio femminile, ma verranno sempre bocciati.
Per dovere di cronaca e rispetto verso paesi che a volte qualcuno di noi considera meno civili di altri, aggiungo che negli anni intermedi fra il 1907 e il 1945 nel resto del mondo le donne conquisteranno il voto in Mongolia e in Ecuador (1927), in Brasile (1930), in Cile e a Cuba (1934), nelle Filippine (1936).
Comunque in un modo o nell’altro arriviamo al 1945, quando, su proposta di De Gasperi e Togliatti , con un decreto del 1° febbraio viene esteso il voto politico alle donne. Con un secondo decreto del marzo 1946, si pone rimedio ad una iniziale “clamorosa” svista del legislatore, ed otteniamo quindi anche l’elettorato passivo: dopo averci fatto aspettare tanto si erano permessi anche di essere disattenti nella redazione di una norma legislativa che avrebbe cambiato la vita politica del paese. Perchè le donne entrando a pieno titolo nella vita pubblica nazionale, diventando elettrici e potenziali elette, faranno sì che dal quel momento, in Italia, si possa finalmente parlare di Democrazia compiuta.

Cosa generò questo cambio di rotta, dopo tanti tentativi e tante proteste, passate inascoltate? Furono le “ragazze del ’43” a dare l’impulso definitivo a questo passaggio epocale. Queste giovani donne, pur avendo sulle spalle un’eredità di secoli fatta di soprusi, subalternità, ingiustizie profonde e pur essendo loro stesse cresciute in un regime, quello fascista, che aveva escluso completamente le donne dalla sfera pubblica, scelsero l’impegno della lotta politica clandestina, parteciparono alla Resistenza in numero massiccio prendendosi tutti i rischi e patendo uguali fatiche con gli uomini.
E così le donne il 2 giugno 1946 andarono in massa a votare.
E così 21 donne furono elette nell’Assemblea Costituente e diedero finalmente rappresentanza a tutte quelle massaie depresse, operaie sottopagate, contadine sfruttate che costituivano la metà dei cittadini del nostro paese.
Fra quelle 21 donne c’era anche la nostra Teresa Mattei, così cara a questo territorio, la cito perchè, fra le altre cose, l’ho sentita spesso spiegare molto semplicemente che il valore aggiunto delle donne in politica è l’avere una mentalità orizzontale: “guardano intorno a se”, si tirano su le maniche e lavorano insieme”. Il potere maschile ha sempre lo sguardo verso l’alto e dirige quindi troppo verticisticamente le cose.
Noi donne non vogliamo comandare, ma vogliamo stare dove si decidono le nostre sorti, vogliamo esserci e partecipare. Parità costruttiva, ecco cosa perseguiamo.
E infatti se volgiamo lo sguardo indietro tutte le grandi leggi di civiltà italiane si sono conquistate grazie alle deputate e alla loro capacità di rompere gli steccati ideologici e i recinti dei partiti. Dal nuovo Diritto di Famiglia del 1975 quando la famiglia patriarcale e quello che rimaneva della famigerata “autorizzazione maritale”, lasciano il posto alla concezione di famiglia dove la parità fra i coniugi è riconosciuta giuridicamente. Legge, questa, firmata da deputate di partiti diversi, appunto, come Adriana Seroni, Tina Anselmi, Nilde Jotti, Maria Elettra Martini, Giglia Tedesco.
E da quel momento ricordiamoci la 194 del 1978 sull’interruzione di gravidanza, difesa nel referendum del 1981 dal 68% dei consensi; la legge sulla violenza sessuale finalmente approvata nel 1996 grazie all’impegno trasversale delle parlamentari; tutta la legislazione di parità sul lavoro che a partire dall’approvazione della 903 del 1977, sulla parità di trattamento anche economico fra uomini e donne, arriva alle nuove norme sui congedi parentali del 2000.
Termino qui, anche se ci sarebbero infiniti accadimenti ancora da riportare.
E’ così importante raccontare lotte e vittorie perchè nulla è dato per sempre.
L’emozione di quelle donne che votarono per la prima volta e che, come raccontano i cronisti di allora, conversarono nei seggi con gli uomini con un tono diverso, alla pari, consapevoli che da quel momento sarebbero state partecipi del futuro del proprio paese, quella emozione dovremo riprovarla ogni volta.
Certo grazie alle lotte delle donne della Resistenza, grazie al lavoro delle 21 madri della Costituente, grazie alle battaglie condotte dalle elette di ogni grado, oggi le donne “possono” molto, ma bisogna sia chiaro alle nuove generazioni che essere donna è tuttora ancora piuttosto complicato! I diritti riconosciuti per legge non sempre sono in pratica applicati e quindi non dovremo mai abbassare la guardia né smettere di esigerli completamente.
Cinzia Frosolini
Consigliere Comunale DS Pontassieve