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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.6 - DICEMBRE 2006

                     23/12/2006 - BROGLI ELETTORALI

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Il caso brogli elettorali.
di Aleandro Murras
Enrico Deaglio giornalista noto e direttore del settimanale Diario, come sappiamo, è autore insieme a Beppe Cremagnani di un film distribuito in dvd e di un piccolo libro intitolato “Uccidete la democrazia”:
Si chiede, come, da mesi si chiedono milioni di italiani che cosa è accaduto nella lunga notte tra il 10 e l’11 aprile, quando i risultati delle elezioni politiche italiane più importanti del dopoguerra non arrivavano mai; quando, per la prima volta i dati dei sondaggi, uguali a quelli degli exit poll, risultavano notevolmente diversi dai risultati proclamati, che lentamente, molto lentamente, apparivano sul video?
Che cosa è accaduto nella notte dal 10 all’11 aprile, quando il ministro dell’Interno ha lasciato il suo ministero insieme a tutti i suoi sottosegretari e in quelle stanze chi cercava risposta, poteva incontrare solo funzionari senza risposta?
Che cosa è accaduto nella notte dal 10 all’11 aprile, mentre il ministro dell’Interno stava a Palazzo Grazioli, casa del leader di uno dei due schieramento contrapposti, Silvio Berlusconi?
Che cosa è accaduto nella notte dal 10 all’11 aprile se l’altro leader, Romano Prodi, e il segretario del maggiore partito della opposizione, Piero fassino, hanno deciso di presentarsi alla folla del centrosinistra in attesa per annunciare la vittoria che fino a quel momento il ministero dell’Interno non aveva dichiarato, pur essendo in possesso di tutti i dati per farlo?
Domande più che legittime, che sono generate da un fatto vero al quale continua a mancare la risposta. Tutti sappiamo che il ministro dell’Interno non era al Vicinale (lo abbiamo visto alla televisione di Stato e Mediaset), tutti sappiamo che nelle ore decisive di quella elezione era nell’abitazione privata di uno dei candidati (in quel momento, presidente del Consiglio).
Tutti sono disposti a credere che vi possano essere buone ragioni. Ma quelle ragioni non sono mai state comunicate.
Tutti sappiamo che la vittoria del centrosinistra è stata dichiarata dai leader stessi del centrosinistra, anche per supplire al prolungato e inspiegato silenzio dell’organo competente, il ministro dell’Interno.
Dunque le domande stanno in piedi e sono impresse nella memoria degli italiani. Risposte? Non ne hanno e non ne abbiamo. Però hanno messo in ordine e presentato con intelligenza, con cura e con prudenza le ipotesi a ciascuna domanda cieca. Ipotesi vuol dire risposta possibile in base a ciò che è noto. Non vuol dire conferma o dichiarazione di ciò è ignoto.
Non hanno preteso di concludere, “adesso vi diciamo noi come è andata”. Il senso del dvd è insistere nella domanda, non nel far circolare una risposta.
Per questo ci siamo meravigliati, quando la magistratura è intervenuta, non per sviluppare con mezzi più adeguati l’inchiesta, ma per imputare i giornalisti di diffondere notizie false.
L’evento mi sembra grave perché nel dvd non ci sono notizie false né pericoli gravi per la democrazia. Ci sono solo le notizie vere trasmesse da tutti i telegiornali di quei giorni e quelle notti.
Diverso sarebbe stato se in una conferenza stampa tempestiva e chiara l’ex ministro degli Interni avesse fatto sapere ai cittadini dov’era e perché nelle lunghe ore dei risultati elettorali che stranamente, lentamente cambiavano, restando sempre in sospeso.
Mi domando qual è l’equivoco che ha consentito ai pubblici ministeri romani di rendere imputato un reporter che espone molte ragioni di temere per la vita democratica del suo Paese?
Manca un senso logico a ciò è accaduto perché le domande di questo dvd sono domande di milioni di italiani.
Nel mentre gli stessi pubblici ministeri hanno fatto sapere che non procederanno ad alcun riconteggio delle schede, nemmeno a campioni, per verificare se la denuncia di Deaglio sia fondata o meno, non mi pare che con altrettanta solerzia abbiano utilizzato l’obbligatorietà dell’azione penale nei confronti di un ometto di Stato che da undici anni non fa che parlare di brogli, cioè turba “l’ordine pubblico con notizie false o esagerate o tendenziose” senza che nessuno si sia sognato di chiedergli le prove di quanto va cianciando. Strano, vero?
Aleandro Murras