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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.1 - FEBBRAIO 2007

                     4/3/2007 - DOTTORGIANNONI

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L’opinione
Caro Nanni
ritorno all’argomento dell’ultima lettera; anche perché mi è stato detto che i vecchi partiti hanno fatto il loro corso e sono morti.
Appunto. Perché non si tratta di rifare un vecchio partito ma un partito davvero nuovo, mai esistito. Esiste un’idea , di sinistra tanto per intendersi, in persone anziane che sulla loro pelle hanno provato le ingiustizie del capitalismo e (che magari in passato si sono scannate fra di loro) e persone, anche giovani, che hanno capito che il capitalismo , basato sull’arricchimento a tutti i costi, è la rovina dell’umanità. E’ venuta l’ora che si uniscano in una struttura politica nuova comune. E’ venuta l’ora di ricomporre tutte le lacerazioni avvenute nel secolo scorso.
Tale struttura, assolutamente ossequiente alle regole democratiche, deve esigere che anche gli altri partiti accettino le stesse regole democratiche e deve rifiutare senza mezzi termini le scorciatoie violente per raggiungere il traguardo agognato; democraticamente, deve avere la possibilità, come gli altri partiti, di convincere della giustezza delle proprie idee nella libera gara elettorale e sia pronto a collaborare, magari federandosi, nel rispetto reciproco, con un partito altrettanto attento alle prassi della democrazia, della giustizia, dei diritti civili e così via, anche se il partito col quale si va a collaborare accetta il capitalismo (purché accetti il sistema democratico).
Tutto qui. Nel nuovo partito devono potere farne parte anche coloro che ancora pensano alla possibilità ed alla opportunità del comunismo, senza per questo essere visti e tacciati da estremisti, terroristi o idioti ed esclusi dal gioco democratico. L’esclusione dal gioco politico del cosiddetto estremismo rosso, (i comunisti), non è democratico.
Nel nuovo partito le scelte dovranno essere fatte seguendo la percentuale del consenso degli aderenti senza ricatti e bizze, senza mitologiche egemonie, senza alcun culto della personalità e, per i candidati alle varie elezioni, deve essere osservata la prassi delle primarie. Con un comportamento di vita degli iscritti coerente alle idee.
Queste, caro Nanni sono le idee cui credevamo quando ci iscrivemmo al PSI, nella lontana preistoria. Ho ritrovato il testo di un mio intervento al consiglio Comunale degli anni ’60 sul partito della sinistra. L’ho ritrovato in questi giorni. Se tu vuoi te lo farò avere. E’ una testimonianza storica. Ricordo che insieme convenimmo su quel testo.
Non molto tempo fa in una manifestazione alla quale partecipò anche il segretario dei Comunisti Italiani, da un ristretto numero di partecipanti fu gridato lo slogan “dieci, cento, mille Nassiriya” e furono bruciati fantocci. Bene, la solita storia: quelle espressioni infantili furono utilizzate, propagandisticamente, dai media, dalla stampa e dai partiti moderati (compreso i DS), per demonizzare tutta la sinistra, a partire dai Comunisti italiani. Sia chiaro prima di tutto che: quelle frasi, quei gesti, sono frutto di mentalità infantili e becere di una esigua minoranza che è priva di alcun potere politico e che, viste così e giudicate, devono essere stigmatizzate. Punto! Non si fa politica con gli slogan. L’infantilismo deve essere soppiantato da precise analisi politiche, senza mezzi termini.
O vediamo quali: deve essere permessa, in democrazia, la
ripulsa tradizionale del militarismo che sempre ha causato morte, distruzioni, disastri inutili, sempre pagati dalla povera gente. Secondo: in democrazia è legittimo pensare che le spese militari sono inopportune, se non dannose; inopportune perché con quelle cifre potremmo risolvere i problemi della scuola, della sanità pubblica, della ricerca. Dannose, poi, sia per chi imbraccia quelle armi (vedi i caduti di Nassiriya) sia per la gente su cui vengono adoprate. Terzo: dopo l’esperienza di tante guerre sarebbe l’ora di smetterla con tutte quelle stantie esibizioni patriottarde, con quel parlare di “eroi” ad ogni piè sospinto. Perché in democrazia è augurabile privilegiare la parola “stato” piuttosto che “patria”. Tra l’altro il “patriottismo” è sempre servito per mandare a morire i giovani appartenenti alle classi più disagiate, mentre i figli dei signori hanno trovato il modo di restare a casa (vedi la condizione sociale dei morti americani in Iraq). E si può pensare, (i loro discorsi di tanti lo confermano) che quelli che sono morti erano andati là più per lo stipendio che per patriottismo, che il miraggio di guadagnare una buona paga li ha spinti a scegliere di servire nell’esercito. Da tanti si afferma che anche i nostri “volontari” in fin dei conti sono tali per la paga che possono trarre. Tra l’altro sono stati mandati a morire perché si voleva quel petrolio col bugiardo pretesto che dovevano essere distrutte armi di massa che non c’erano. Poi sono fatti degli eroi, fasciati di bandiere. Io sogno un mondo in cui non ci sia bisogno di eroi. “I morti son morti, e la miglior cosa è di lasciarli in pace” come è scritto in quel gran libro che è “Pinocchio”.
La nostra storia dimostra che tante volte si è sacrificato un po’ di gente per trarne effetti proficui (ai soliti), così fece Cavour nella guerra di Crimea, così fece Mussolini nell’ultima grande guerra con i tedeschi, così ha fatto il berlusca con gli americani in Iraq. Si mandava al macello senza senso, per supposta furbizia, senza che quei “nemici” ci avessero dichiarato guerra. E’ che a questi fatti non si pensa. Anzi col demagogico patriottismo si è capaci di non far pensare. Ne riparleremo. Ora parliamo d’altro.
Ho visto giorni fa il Presidente Napolitano agghindato in maniera che mi ha impressionato andare ad inchinarsi al Papa, (non dico quale impressione per riguardo), l’ho visto come imbalsamato in quel frac di circostanza, peraltro elegante, con al collo quel collare d’oro. Se quella visita prevedeva quella mise confesso che io avrei fatto a meno di andare a riverire il Papa che, tra l’altro, un giorno si veste di rosso ed uno di bianco impedendo così di prevedere di che colore si possa vestire, (ma io non sono il Presidente della Repubblica). Mi è sembrato che le parole rivolte al Papa volessero dire che il Vaticano e la Chiesa cattolica non sono la stessa cosa dello Stato Italiano; però quella maledetta forma diplomatica, che serve a dire e non dire, può non essere chiara a tanti, può essere fraintesa. Siccome era in casa di uno che si professa seguace di un tale che disse: “ il tuo dire sia sì sì, no no”, poteva, premettendo quel dettame, affermare che in Vaticano il Papa poteva fare le leggi che vuole ma che in Italia, paese libero e democratico, era bene che non ci mettesse bocca, anche per non fare brutte figure. Ma forse il Presidente sapeva che da quel lato era parlare a sordi perché, se la Chiesa cattolica potesse, ci farebbe tornare al Sillabo ed alla Santa Inquisizione, e che tanti italiani proprio perché si dicono cattolici accetterebbero tali voglie.
Lo testimoniano lo scagliarsi attuale della Chiesa cattolica ed in particolare del Papa contro il “relativismo”( perché, dice, che solo la Chiesa cattolica possiede la verità e ciò è negare la libertà di pensiero)” e certe affermazioni di esponenti del cattolicesimo della Margherita.
Mi viene però da commentare l’ultima sceneggiata pubblica del berlusca. Premetto che parlo da medico e da neurologo. Orbene la improvvisa sincope vasomotoria (così è stata definita) avviene, lo dice il termine, improvvisamente. Nel caso in esame ha dato tempo, prima che si manifestasse, molti secondi di tempo per permettere al medico personale di salire sul podio, di far cambiare voce ed atteggiamento al berlusca e di fargli completare il discorso in un crescendo di drammaticità. Miracolo del dio fatto uomo! Non basta. La cosiddetta sindrome determina un’improvvisa perdita del tono muscolare: se uno ha osservato il filmato ha visto che la mano sinistra non aveva perso per niente la forza muscolare, era rimasta attaccata alla balaustra tanto che chi lo soccorreva ha dovuto vincere la resistenza del pollice che non per spasmo muscolare era contratto, impensabile in quel caso, ma che per deliberata volontà restava piegato; non mi piace fare lo psicanalista però, vedendo il fatto, veniva da dire che l’inconscio gli comandava di restare analogicamente attaccato al potere; ma non sono uno psicanalista, anzi aborro gli psicanalisti. Il berlusca ha dimostrato in più occasioni le capacità di attore, ma questa volta è andato al di là del sapere utilizzare la semeiotica medica. Non aveva ciò che voleva dare ad intendere, i fatti susseguenti l’hanno dimostrato.
Alla prossima volta, caro Nanni. Ti saluta
il dottorgiannoni