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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.1 - FEBBRAIO 2007

                     4/3/2007 - STATO SOCIALE 1

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UNA PROSPETTIVA PER ANZIANI E GIOVANNI (segue)
di Aleandro Murras
Da 15 anni il sistema pensionistico italiano viene sottoposto a continui rimaneggiamenti ed ogni volta si parla con grande enfasi di "riforma delle pensioni". In realtà se si esclude la così detta "riforma Dini", che ha cambiato le regole di calcolo per i trattamenti pensionistici ed ha tentato di armonizzare diversi sistemi previdenziali pubblici e privati, non sempre con successo, si è sempre trattato semplicemente di ridurre la spesa pensionistica.
Le istituzioni economiche internazionali considerano infatti la riduzione della spesa pubblica elemento fondamentale per mantenere la competitività e conseguentemente la crescita. Spingono perciò verso il superamento del welfare state, così come lo abbiamo conosciuto in Europa. In questo clima culturale, che negli ultimi anni ha condizionato le scelte politiche di destra e di sinistra, perdono senso anche domande semplici come queste: se l'attesa di vita aumenta e la popolazione anziana cresce, diminuire la spesa pensionistica non porterà ad un impoverimento progressivo di una larga fascia di popolazione? In che modo questo fenomeno inciderà sulla domanda interna e sull'economia in generale?
La sostenibilità economica dei sistemi previdenziali non può essere un problema astratto, separato dalle possibili conseguenze sociali. E' altissimo il rischio che anche il "tavolo" di concertazione, che dovrebbe occuparsi di ristabilire l'equità nel sistema previdenziale, sia fortemente condizionato dall'obiettivo di ridurre la spesa pensionistica. Proprio per questo timore il sindacato, giustamente, ha chiesto che non si discutesse di previdenza nella legge finanziaria e si rinviasse ai primi mesi dell’anno un confronto sull'insieme del sistema in modo da affrontare non solo la riduzione del così detto scalone, ma anche il rafforzamento della tutela previdenziale pubblica per le giovani generazioni, il ripristino di una flessibilità in uscita dal mercato del lavoro, come previsto dalla legge Dini, la rivalutazione delle pensioni che da 14 anni subiscono una continua erosione.
E' evidente che la concitazione, o piuttosto la confusione, che ha caratterizzato il cammino della legge finanziaria, non avrebbe potuto garantire una discussione seria su una materia così complessa e ricca di implicazioni sociali. La sottoscrizione del "memorandum" è stato perciò un onesto modo per rinviare il problema ad un tempo più favorevole. Ora però questo tempo è arrivato e non è affatto scontato che sarà favorevole se si tiene conto delle differenti opinioni presenti nella coalizione di governo e dell'insistenza della banca Europea sulla necessità di ridurre la spesa pensionistica.
Su tutti i giornali, in particolare sul "Il Sole 24 ore",si pubblicano previsioni disastrose sul futuro degli Enti previdenziali e si indicano due misure inevitabili: l'aumento dell'età pensionabile e la riduzione dei coefficienti di calcolo delle pensioni. In realtà l'aumento dell'età pensionabile a 60 anni per uomini e donne è stato già deciso dal precedente Governo e sarà in vigore dal 2008 se non si interviene con una nuova normativa. Del resto a fronte di un'attesa di vita aumentata può sembrare del tutto ragionevole proporre un allungamento della vita lavorativa se non fosse che in tutta Europa, e anche in Italia, si assiste all'incremento dell'espulsione precoce (50/55 anni) dal mercato del lavoro.
Persino gli Enti pubblici considerano i cinquantenni soggetti sui quali non è utile investire per la formazione o per gli avanzamenti di carriera. Lo stesso avviene nelle imprese private, dove il mito del "giovane intraprendente" è stato alimentato anche dal minor costo dell'occupazione giovanile dovuto sia alle possibilità di applicare i contratti atipici con minori costi contributivi, sia alla politica di incentivazione che ha favorito la sostituzione della manodopera più anziana. In questa situazione è evidente che l'innalzamento legale dell'età pensionabile produrrebbe solo un aumento di soggetti privi di reddito, non più lavoratori e non ancora pensionati, senza intervenire affatto sui fenomeni che impediscono una più lunga permanenza nel mercato del lavoro. La sostenibilità del sistema previdenziale non può essere affrontata solo dal punto di vista contabile, ma necessita di un insieme di politiche capaci di affrontare in maniera organica i problemi posti dall'invecchiamento della popolazione.