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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.2 - APRILE 2007

                     24/5/2007 - ANTONIO GIOLITTI

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Protagonista del processo d’integrazione Europea

Vorrei dedicare il mio ultimo intervento sul contributo di Antonio Giolitti alla nostra storia politica, al processo di integrazione europea, che lo vide protagonista per il periodo dal 1977 al 1985, quando fu membro della Commissione Europea a Bruxelles.
Fu Bettino Craxi, non molto tempo dopo il Comitato centrale del 16 luglio 1976 che lo aveva eletto segretario del Partito Socialista Italiano, a candidarlo. Nel ricordo dello stesso Giolitti (Lettere a Marta, Bologna: Il Mulino, 1992) i motivi che lo spinsero ad accettare furono soprattutto due. Innanzitutto si sentiva isolato al vertice del partito. Nel Comitato Centrale del 17 novembre 1976, il suo intervento era stato accolto con freddezza. Pur apprezzando la relazione del nuovo segretario Bettino Craxi sull’alternativa democratica e riformista, Giolitti lamentava la “trascuratezza” con cui erano affrontati i problemi dell’organizzazione e della moralizzazione del partito. La sua posizione era considerata moralistica (ce lo conferma una recente testimonianza di Lelio Lagorio, oltretutto priva di ogni accenno, anche minimo, di autocritica) e ci sarebbe voluto più di un decennio per apprezzarne il preciso valore storico e politico. Inoltre, Giolitti, da sempre europeista convinto, fu spinto ad accettare la nomina a Commissario europeo, succedendo a uno dei padri storici del processo di unificazione europea, Altiero Spinelli, per le riflessioni che, proprio in quel lasso di tempo, stava elaborando sul superamento dello Stato nazionale come quadro di riferimento fondamentale dello sviluppo economico.
I problemi finanziari e produttivi assumevano sempre più una dimensione internazionale, che solo a livello continentale si poteva sperare di risolvere, soprattutto dopo che l’ingresso del Regno Unito aveva reso la Comunità Europea una potenza economica di rilievo mondiale. Inoltre Giolitti riteneva che solo nel processo di integrazione europea i socialisti avrebbero potuto rilanciare un’autentica azione riformatrice, superando gli angusti limiti nazionali (questo valeva soprattutto, ma non soltanto, per l’Italia). Giolitti trascorrerà otto anni a Bruxelles, come commissario alle politiche regionali e al coordinamento dei fondi e degli altri strumenti finanziari, prima nella commissione presieduta da Roy Jenkins (1977-1980), poi in quella presieduta da Gaston Thorn (1981-1984).
Saranno anni importanti per il processo di integrazione europea, non soltanto da un punto di vista economico: nel dicembre 1978 viene decisa la creazione di un Sistema Monetario Europeo (SME), che entrerà in vigore a marzo 1979; nel giugno successivo si svolgono le prime elezioni del Parlamento europeo a suffragio universale diretto; fra il 1977 e il 1979 vengono riformati e completati gli strumenti finanziari comunitari, fra cui un sistema di prestiti destinati al finanziamento di investimenti di carattere strutturale; nel 1980 si giunge a un compromesso per i contributi al bilancio comunitario, questione che aveva rischiato di spaccare la comunità per la posizione antieuropeista di Margaret Thatcher; nel 1981 la Grecia è il decimo stato a far parte della Comunità europea, seguito da Spagna e Portogallo; nel 1983 la commissione produce un Libro verde, che costituirà la piattaforma di discussione sul finanziamento della Comunità, in parte “superata” dalle decisioni del Consiglio europeo di Atene (dicembre 1983), che riformerà il modo di affrontare gli squilibri di bilancio e la politica agricola comune (PAC), rafforzerà l'uso dei fondi strutturali e indicherà le linee di sviluppo delle politiche comunitarie; il 14 settembre 1983 Altiero Spinelli presenta al parlamento europeo un progetto di trattato che istituisce l’unione europea, che il Parlamento adotterà a grande maggioranza (14 febbraio 1984); un altro importante Libro verde, sullo sviluppo del mercato comune dei servizi e delle telecomunicazioni, è prodotto dalla Commissione europea nel giugno 1984; infine è dello stesso giugno la riforma del Fondo europeo di sviluppo regionale e l’accordo sul rimborso accordato al Regno Unito per ridurre il suo contributo al bilancio comunitario.
Così quando a gennaio 1985 si insedia la nuova commissione, presieduta da Jacques Delors, che traghetterà l’Europa dalla forma comunitaria all’unione, Giovanni Giolitti, che non ne farà più parte, potrà guardare con soddisfazione al cammino percorso e al suo contributo personale, sul quale gli storici potranno dare una valutazione complessiva solo studiando i fondi archivistici di quegli anni, ma che già attualmente appare considerevole. Rimarrà, nelle sue parole, l’amarezza perché l’Italia non seppe raccogliere, in quegli anni, lo stimolo all’ammodernamento e all’efficienza soprattutto delle strutture amministrative, centrali e locali: scriverà nel 1992 che “l’inefficienza amministrativa ha indotto a ricercare nel negoziato a livello politico qualche beneficio meramente finanziario, rinunciando a esercitare una influenza efficace sul modo di concepire e organizzare le politiche comunitarie”, proseguendo poi con l’osservazione che “invece di cercare nella Comunità un sostegno al proprio sviluppo e allo sforzo di armonizzazione e convergenza, si sono cercati compensi finanziari e dilazioni ai sofferti obblighi di rispetto delle regole e degli impegni, per supplire alle deficienze dell’amministrazione: che sono, in definitiva, deficienze del governo che ha il compito di guidare e, ove occorre, di riformare l’amministrazione”.
Sono parole che si commentano da sole, alla luce di quanto avvenuto successivamente e anche degli attuali problemi dell’Italia a rispettare gli accordi europei, ma sono anche una delle prime formulazioni che io conosca a considerare questi obblighi come una vera e propria opportunità per garantire al nostro paese una crescita politica e civile, oltre che economica, che ci avvicini ai paesi più avanzati del nostro continente.
Roberto Del Buffa