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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.5 -OTTOBRE 2002

                     15/11/2002 - I DS, L’ULIVO E I MOVIMENTI

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L’occasione da non perdere
di Marino Bianco
N
on c’è da essere entusiasti per le decisioni dell’ultima direzione nazionale dei DS. Come dire: …da Pesaro a Pesaro! Coprendosi gli occhi e tappandosi le orecchie, come se nel frattempo nulla fosse successo.
Soltanto un’analisi miope e volutamente miope può negare il profondo cambiamento dello scenario politico: da un lato, la crisi de L’Ulivo e, dall’altro, l’azione sindacale della CGIL e soprattutto i movimenti della società civile.
Quanto a L’Ulivo, è assurdo continuare a pretendere una sua soggettività… sublimata rispetto a quella delle sue componenti. Una coalizione realistica e sana poggia sulla identità forte dei suoi partners, e la democrazia (quale improprietà!) interna alla coalizione non si può risolvere con i voti a maggioranza, non può che andare …per la diagonale: una sintesi seria dei rispettivi punti di vista che nasca non da rapporti di forza, ma dalla consapevolezza della necessità e quindi dalla volontà di stare insieme per realizzare gli obbiettivi comuni.
Questa è l’unica regola (ad usare un altro termine improprio), con l’aggiunta che i gruppi dirigenti delle varie componenti debbono essere politicamente all’altezza del compito (e qui cominciano le dolenti note), e che ci vuole il collante di una autorevole prestigiosa leadership (che non sappia di ovvio ecumenismo). Tutto il resto son chiacchiere e non politica! Ha ragione Giovanni Sartori.
Per rilanciare la coalizione de L’Ulivo le uniche vere questioni sono la verifica delle condizioni politiche dello stare insieme (la logica del sistema maggioritario, la lotta al governo Berlusconi e la rivincita su la Casa delle Libertà, soprattutto i progetti alternativi sui quali mobilitare l’opinione pubblica e l’elettorato di centro-sinistra) e la scelta di una vera guida (che sia dotata dell’indispensabile vasto appeal popolare).
Certo, bisognerà tendere ad allargare a L’Italia dei Valori e a Rifondazione. E a questo impegno dovranno cimentarsi in particolare i DS. Ma appunto …il riformismo di Pesaro non basta più, è superato più di quanto i più lungimiranti in quel congresso non avessero previsto!
Quel tipo di riformismo è stato sommerso dall’onda dello spontaneismo dei cittadini (i c.d. movimenti), che, in opposizione alla politica di centro-destra, hanno dato luogo a manifestazioni che sono andate al di là di ogni aspettativa, per quantità e qualità, che hanno aggregato tanti di coloro che sfiduciati si erano allontanati dalla politica ed avevano alimentato l’astensionismo elettorale di sinistra.
Allora, sta in particolare alla sinistra e ai DS di prendere atto di questa positiva novità, di questa passione partecipativa (imprevista ed imprevedibile tempo addietro), che caratterizzatasi inizialmente in termini di mera protesta ora è cresciuta e si sostanzia di proposte su molti temi (quali il lavoro, la giustizia, l’informazione, la scuola pubblica, la pace, l’ambiente e la salute), costituendo una complessa e solida rete di vitalità democratica, che ha scavalcato o almeno anticipato i partiti.
Se i DS vogliono davvero rinvigorire ed aggiornare il proprio riformismo, a strategia che si impone è quella dell’interloquio serrato con i movimenti, della chiara scelta che non basta ascoltarli o affiancarli (non mette conto parlare di certi acritici atteggiamenti «a rimorchio» o di certe assurde aristocratiche «prese di distanza»), ma che insieme a loro occorre discutere e definire programmi e anche leadership, per rigenerare la politica muovendo dalla società civile, per fare nascere e crescere una nuova classe dirigente, non solo «professionale», di cui tutti avvertiamo il bisogno, per orientare la loro contestazione soltanto nei confronti del centro-destra, e rimuovere quella contro la sinistra ed il centro-sinistra dalla quale anche sono animati.
In questo senso, le insufficienze fino ad oggi dimostrate dai DS sono più che palesi, e le conclusioni dell’ultima direzione nazionale sono, più che deludenti, anacronistiche e controproducenti.
Il cerchio del rilancio de L’Ulivo non lo si chiude con le modalità periodicamente da anni riproposte e mai – per impossibilità – praticate, o con l’invenzione del voto a maggioranza – che rischierebbe di essere distruttivo –, o con il semplice allargamento… partitico – con il rischio della accentuazione di un confronto interno all’insegna della spartizione o della conquista della leadership o del maggior potere contrattuale – : ci vuole la politica, la politica che si misuri con la nuova più che consistente realtà dei movimenti; ci vuole l’inevitabile confronto aperto con gli stessi; ci vuole che i movimenti si intreccino essenzialmente con i DS ma anche con le altre forze del centro-sinistra, per formare una grande area di opposizione propositiva e non solo di riflesso alla attuale maggioranza di centro-destra; ci vuole che i movimenti – anche mediante un rapporto dialettico con gli stessi – contribuiscano… a tracciare, in una coalizione vera e sana, quella diagonale di cui all’inizio si è detto.
E ciò prima che l’attuale carica vitale si possa disperdere (come forse qualcuno auspica), o prima che qualcosa di nuovo – nella sordità e cecità politiche dei DS e comunque del centro-sinistra – si strutturi e si giustapponga ai DS stessi e all’Ulivo, magari anche in competizione. Sarebbe un’altra occasione mancata, un altro regalo al centro-destra.