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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.2 - APRILE 2007

                     24/5/2007 - PERCHE'

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di Enrico Boni
Perché dobbiamo pagare sempre di più?

Negli ultimi anni della prima repubblica, nonostante i guasti e il malaffare, qualche buona idea per il risparmio della spesa pubblica era cominciata a circolare, anzi c’era già stato qualche intervento significativo con l’individuazione degli enti inutili e l’eliminazione di alcuni.
L’avvento della seconda ha aperto strade nuove, sempre con l’obiettivo a parole di tagliare i rami secchi e di rendere più efficaci, efficienti ed economici i pubblici servizi.
Così, se da un lato ci si è buttati sulle privatizzazioni di settori importantissimi che hanno portato a migliaia di prepensionamenti privilegiati in settori che godevano già di buoni privilegi e si è lanciata la grande idea del lavoro precario, dall’altro con la trasformazione in Aziende per la gestione dei servizi pubblici locali si è aperta la strada per una nuova e capillare forma di occupazione per tutte quelle persone che i partiti non potevano più tenere iscritte a libro-paga, impiegate in alcuni casi nei Consigli di Amministrazione e nei quadri dirigenziali ed in altri nei vari organismi di programmazione e di controllo per il buon funzionamento di detti servizi.
Senza voler entrare, se non per approssimazione, nei costi di tutti questi apparati che, nonostante la scomparsa della scala mobile, hanno più che abbondantemente provveduto all’adeguamento al costo della vita, preme avviare una riflessione sugli obiettivi mirati e raggiunti nella cosiddetta razionalizzazione dei servizi, proprio nel profilo di efficacia, efficienza, economicità.
Sotto gli occhi di tutti ogni giorno in prima pagina dei giornali appaiono titoli a caratteri cubitali sulle disfunzioni dei servizi pubblici, così come ogni cittadino vive sulla propria pelle i ritardi, i disservizi e l’aumento di tariffe, di tickets, di addizionali IRPEF e vede spuntare nuovi balzelli (per esempio la tassa per la bonifica), mentre nello stesso tempo amministratori e gestori continuano a lamentare l’insufficienza delle risorse.
Intanto però non si è arrestato il gioco al rialzo della spesa: le ‘inutili’ province sono aumentate di numero e innumerevoli sono le richieste per istituirne di nuove; per la gestione di acqua e rifiuti sono state messe in piedi una miriade di aziende con capitale dei Comuni, amministrate da ex-sindaci o ex-assessori e associate in federazioni regionali e nazionali; infine sono stati creati gli ATO (Ambiti Territoriali Ottimali) con a capo sempre ex-sindaci o ex-assessori e, con questi, apparati burocratici con dirigenti di alto livello,
funzionari, consulenti, eccetera.
Per esemplificare in modo più chiaro si può osservare un quadro della Toscana che non è tra le regioni messe peggio:accanto ai Comuni storici, 10 province, 20 Comunità Montane, 10 ATO per i rifiuti, 6 per l’acqua, 1 Azienda Regionale per l’Energia, 230 Aziende per i servizi di pubblica utilità o per restare ancora più vicini a casa nostra un quadro della Provincia di Firenze dove accanto ai due ATO per acqua e rifiuti esistono ben 4 Aziende per l’igiene urbana ed una per l’acqua, insieme ad una serie di aziende piccole e grandi, con capitale pubblico, che si preoccupano di parcheggi, mostre, fiere ed altro.
Questo per i contribuenti non è indolore perché il costo dei Consigli di Amministrazione, dei dirigenti, dei consulenti e dei Sindaci Revisori, una volta quasi inesistente quando questi servizi erano gestiti direttamente dagli Enti Locali, raggiunge livelli abbastanza alti, senza con ciò che sia possibile rilevare un salto notevole di qualità nell’efficienza dei servizi stessi.
Occorre comunque tener presente che le indicazioni fin qui fornite hanno soltanto lo scopo di aprire una riflessione sulla politica seguita in questi anni nel settore dei servizi essenziali e cominciare a chiedersi se un modo diverso, più vicino alle richieste, alle esigenze e alle possibilità economiche dei cittadini è ancora possibile o se la classe politica costituisce ormai, a tutti i livelli, un mondo a sé, autoreferenziale, che mira soltanto al proprio mantenimento.
Quando saremo a conoscenza dei bilanci per il 2007, speriamo senza brutte sorprese, di tutti questi Enti ed Aziende torneremo sull’argomento in maniera meno approssimata, cioè con le cifre alla mano per verificare se la tesi che da queste righe traspare sia campata in aria o se invece ci sia veramente da preoccuparsi per una schizofrenia tra governi che annunciano riduzioni delle imposte e tra amministrazioni pubbliche o di pubbliche aziende che incrementano tasse e tariffe senza migliorare in funzionalità ed efficienza i servizi diretti al cittadino.