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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.1 - GENNAIO 2008

                     10/5/2008 - SCUOLA E RIFORME

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Scuola e riforme nell’azione politica di Tristano Codignola
di Roberto del Buffa
In uno degli ultimi numeri di questa rivista, proponendo la biografia politica di Tristano Codignola all’attualità, mi ero ripromesso di tornare su un punto che mi sembrava particolarmente qualificante, cioè la centralità del problema scolastico nel suo programma politico riformista. La convinzione del primato delle questioni educative e scolastiche lo accompagnò in tutta la sua attività politica (nonché in quella editoriale, alla guida della Nuova Italia, che fece diventare come qualità di testi, ma anche come volume di produzione, fra le prime case editrici italiane), sin dai lavori della Costituente e della discussione delle norme relative all’istruzione, cui egli partecipò con grande impegno. Fu in quell’occasione che affermò la centralità della scuola pubblica (“l’istruzione è una componente non solo essenziale ma propulsiva dello sviluppo democratico; appunto per questo suo carattere di libertà è garantito da strutture educative pubbliche”) e la libertà dell’insegnamento, inteso come naturale estensione della libertà della scienza (“il principio fondamentale che regge la scuola moderna s’identifica con il principio fondamentale che alimenta il pensiero moderno. Questo principio è la libertà del metodo critico, è la libertà della ricerca scientifica”). delle due affermazioni è restata traccia nella formulazione degli articoli 33 e 34 della nostra carta fondamentale.
L’impegno maggiore di Codignola nella riforma della scuola italiana si ebbe però negli anni che seguirono la sua adesione al Partito Socialista Italiano, di cui divenne il responsabile della politica scolastica già nel 1959. I suoi contributi principali furono rivolti all’approvazione di due leggi, che istituivano, nel 1963, la scuola media unica obbligatoria e gratuita, e, nel 1968, la scuola materna statale. Si trattò di due battaglie durissime che Codignola combatté in prima fila. La legge per l’istituzione della scuola media unica dell’obbligo fu approvata dopo oltre quattro anni di discussioni e varie proposte di emendamenti, che più di una volta rischiarono di stravolgere il provvedimento, soprattutto per le resistenze di chi desiderava che la scuole media rimanesse elemento di selezione della popolazione scolastica, in funzione dell’accesso agli studi superiori. Furono necessari alcuni compromessi, per esempio il mantenimento dello studio del latino, facoltativo nella terza classe, ma solo attraverso il quale era possibile accedere al ginnasio e al liceo classico. Codignola accettò tali limitazioni perché, essendo collocate in una logica scolastica e in una struttura formativa che le avrebbe rifiutate, non avrebbero tardato a cadere (e in effetti il latino sarà eliminato, ma solo nel 1977). Analogamente per l’istituzione della scuola materna statale, che dette inizio alla fine del monopolio educativo della Chiesa in materia di infanzia. Anche in quella battaglia, persino più dura della precedente, per le tenaci resistenze della DC e delle gerarchie ecclesiastiche, che accusarono il PSI di voler “scristianizzare” l’infanzia, si dovettero accettare compromessi sia per quanto riguardava la formazione degli insegnanti, limitata alla scuola magistrale triennale (in quegli anni gestita in maggioranza da ordini religiosi femminili), sia per il sostanziale silenzio relativo alla possibilità di insegnamento di maestri di sesso maschile. In quest’ultimo caso Codignola confidava nel ricorso alle norme costituzionali, che sancivano la parità dei sessi (cosa che infatti avvenne). Alla fine la riforma passò e senza l’estensione dell’ora di religione, che purtroppo sarà introdotta dalla revisione del Concordato nel 1984. Minor successo ebbero invece altri tentativi di riforma propugnati da Codignola, come quelli della scuola secondaria e dell’insegnamento universitario, di cui si realizzò, nel 1969, solo il primo passo, con la liberalizzazione degli accessi universitari. La legge, che prese proprio il nome di Codignola, invece che il preludio della riforma ne divenne la conclusione, come riconobbe lo stesso autore, lamentandosi di non essere riuscito a costruire, sui temi dell’istruzione superiore, la medesima volontà comune che aveva permesso la realizzazione delle riforme della scuola dell’infanzia e di quella dell’obbligo. Infatti, nonostante le critiche (la stampa comunista parlò, a proposito della riforma della scuola media, di “pasticciaccio Gui-Codignola”), si deve dare atto che le due riforme furono approvate grazie a una sostanziale convergenza di interessi, sia politici (senza il sostegno del PCI durante il lungo iter parlamentare, le riforme non sarebbero mai state discusse in aula), che sociali ed economici (tutto il sindacato, ma anche la maggioranza di Confindustria, premeva per la riforma della scuola media). Chi poi avesse dubbi sulla linea troppo moderata della politica socialista, durante la responsabilità di Codignola, dovrebbe ricordare che nel 1964 e nel 1966 i governi di centro-sinistra affrontarono due crisi, aperte dal PSI soprattutto per problemi scolastici. Nel primo caso contro il tentativo della DC di introdurre nel bilancio dello stato contributi per le scuole medie private; nel secondo caso per le tenaci resistenze della DC, quasi ostruzionistiche, alla discussione in commissione parlamentare della proposta di legge sull’istituzione della scuola materna statale: due posizioni assunte dal PSI anche a rischio di un duro scontro con gli interessi cattolici. Esiste, fra le forze politiche di sinistra dell’attuale panorama politico italiano, una formazione che avrebbe oggi lo stesso coraggio ?