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SIEVE NEWS - NOTIZIE ED EVENTI IN VALDISIEVE E MUGELLO

Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.1 - GENNAIO 2008

                     10/5/2008 - NETTEZZA NAPOLI

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Se Napoli ci insegna qualcosa …
di Enrico Boni

La situazione di degrado ambientale, sociale e politico che impietosamente ci è stata mostrata dalle immagini televisive a Napoli e in buona parte della Campania, deve, per coscienza, portare ad una riflessione attenta su quelli che in un futuro abbastanza prossimo potrebbero essere anche problemi nostri, della nostra zona, della nostra provincia, mentre sono in corso da non si ricorda quanto tempo discussioni sui progetti per affrontare lo smaltimento dei rifiuti e una parte della popolazione contesta le scelte fatte ma non realizzate dagli amministratori pubblici.
Da anni siamo riusciti a mettere toppe per riparare una situazione che non va oltre milioni di parole e di euro spesi in progettazioni che sono rimaste nei cassetti, con aggiustamenti e correzioni di tiro insignificanti, eseguiti per dare un contentino a chi si opponeva spostando di una costosa virgola pezzetti dei progetti o aggiungendo orpelli inutili per far sembrare fiorellino odoroso quello che in realtà era maleodorante letame.
Le compensazioni che appaiono come voti di scambio, a cominciare dal pagamento del ‘disagio ambientale’ per i Comuni che ospitano impianti di smaltimento, non hanno prodotto nessun effetto benefico sull’ambiente, sulla salute dei cittadini e sulle bollette, se non nel caso di Peccioli sul quale però occorrerebbe una discussione approfondita per capire quanto il beneficio economico del presente lascia in eredità al futuro, che cosa insomma i padri lasciano a figli e nipoti.
Comunque, a prescindere da queste considerazioni, nella nostra provincia e nella nostra zona, pur con il cambiamento degli assetti gestionali, negli ultimi venti anni si è fatto poco o nulla per dare risposta ad un problema che diviene sempre più assillante.
Se la Campania ha avuto come parziale scappatoia i treni di rifiuti per la Germania, da qui per anni, nel periodo di chiusura dell’inceneritore di Selvapiana, sono partiti TIR, sempre in numero molto più limitato che dalla Lombardia, per la Campania e per la Puglia, per evitare la costruzione di una discarica a Bibbiano che avrebbe procurato una ferita ambientale di impossibile ricucitura.
Poi, riacceso l’impianto, però non più sufficiente a smaltire la massa di rifiuti nel frattempo aumentata, siamo tornati all’interno dei confini grazie a Firenzuola e soprattutto a Podere Rota di Terranova Bracciolini.
Sì, è vero, abbiamo portato la raccolta differenziata ad ottimi livelli, ma la crescita dei rifiuti è proseguita non proporzionalmente all’aumento della popolazione; da ciò nasce un ottimo spunto per una domanda fondamentale: perché si è posta attenzione sempre e soltanto a valle, leggi raccolta differenziata, e mai, se non con vuote chiacchiere, a monte, cioè alla riduzione all’origine dei rifiuti?
Con l’avvento della TIA – che per inciso è controproducente anche per l’ente gestore del servizio in quanto non garantisce tempi adeguati d’introito costringendo al ricorso alle banche per far fronte alle spese correnti – la situazione peggiora perché le modalità di applicazione, nelle variabili tra superficie e numero di familiari, non premia chi risparmia e chi differenzia, ma soltanto e poco chi prende anche furbescamente la compostiera.
Se qualcuno ritenesse questo un ragionamento terra terra perché tra le righe sembra far prevalere aspetti economici su quelli ambientali e morali, cerchi di chiarirsi le idee con le note che seguono, perché purtroppo con le anime verdi e belle e le enunciazioni di principio non si risolvono i problemi.
Primo: il piccolo, costoso imbroglio della raccolta differenziata con cui troppi si riempiono la bocca e si sciacquano la coscienza comincia dal fatto che una parte del raccolto torna a bomba in discariche e inceneritori; poi i consorzi industriali che con la mano destra hanno prodotto materiali destinati a rifiuto, con la mano sinistra riprendono il prodotto recuperato (la cosiddetta materia prima seconda) con un corrispettivo che non compensa, se non in maniera irrisoria, le aziende pubbliche che fanno le raccolte, chiudendo così il cerchio del profitto che hanno giustamente intascato per i manufatti e facendo pagare a Pantalone i prezzi terminali di raccolta e recupero secondo il verbo che da troppo tempo è in voga, nonostante i vari governi di centrosinistra, nel nostro sistema politico-sociale; infine spunta anche un piccolo imbroglio di natura etico-comportamentale perché quando certi tromboni insistono nell’affermazione menzognera che tutto è riciclabile, inducono gli sprovveduti a non fare più sforzi per il contenimento della produzione del rifiuto, tanto tutto fa brodo per innalzare il PIL (‘Bevi, bevi, tanto c’è lines’ diceva una sciocchissima mamma in un stupido spot alcuni anni or sono).
Se avete letto le stime sul nostro futuro (chissà quando) modello di smaltimento, oltre ai costi impiantistici difficilmente sostenibili da noi cittadini, non per Enti o Aziende, vi sarà saltato agli occhi come, a fronte di un obiettivo di raccolta differenziata al 55%, la massa dei rifiuti da smaltire in impianti cresce del 15%: se non ha lo scopo di giustificare il dimensionamento dell’inceneritore, pardon termovalorizzatore, è la dimostrazione lampante che non esiste la volontà di agire sul fronte della riduzione all’origine.
E allora perdonate la conclusione in metafora: bravissimo Montezemolo, lui che non ha preoccupazioni di salario perché intasca di più in un anno di quanto noi, miseri lavoratori, prenderemmo in dieci vite, a pontificare sui salari; bravissimo Dini che in un mese recepisce pensioni o altri introiti maggiori di quanto un pensionato medio percepirebbe in diverse vite campando fino a cent’anni, a pontificare sulle pensioni degli altri, meno bravi i nostri amministratori che, forse per far carriera, nascondono dietro un dito il fatto di agire in funzione di Firenze, città magnifica che mangia quasi per intero la torta del turismo, ma pretende di scaricare sul contado gli avanzi, cosa che potrebbe anche essere giustificata se fossero i mercanti fiorentini a pagarne il prezzo.
Se non se ne rendono conto, il peggio è comunque per noi.

Nota dell’autore:- Sono evidenti alcune provocazioni volute per stimolare una riflessione attenta.