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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.1 - GENNAIO 2008

                     10/5/2008 - GIUSEPPE DOSSETTI

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UN RICORDO DI GIUSEPPE DOSSETTI A 10 ANNI DALLA MORTE
di Mauro Messeri



In una fredda domenica, era il 15 Dicembre 1996, scomparve Giuseppe Dossetti. Torno, disse, al “mio desideratissimo Signore”. Dossetti era nato a Genova nel febbraio 1913, poi, seguendo la famiglia, si trasferisce in Emilia dove compie gli studi superiori, laureandosi giovanissimo in Giurisprudenza all’Università di Modena. E’ a Milano, alla “Cattolica” dove si reca per perfezionarsi, che conosce un gruppetto di cattolici chiamati i “professorini”. Ne fanno parte Lazzati, Fanfani,La Pira. Con loro getta le basi, in pieno fulgore fascista, - siamo a metà degli anni trenta – per un lavoro di opposizione al regime con spinte intellettuali che provocarono consistenti brecce sia tra gli studenti che tra i giovani docenti universitari.
Tuttavia, per Giuseppe Dossetti, venne il momento di fare la scelta di molti giovani. La guerra e il regime fascista andavano a rotoli, non ebbe dubbi, andò con i partigiani sull’Appennino, tra l’Emilia e la Toscana, col nome di battaglia “Benigno”. Guidò una brigata composta in massima parte di comunisti. Si dice che Dossetti, in quasi due anni di lotta armata, non abbia sparato un colpo. I suoi uomini raccontano che, nei momenti critici, tirava fuori dalle tasche qualcosa: era la corona del Santo Rosario.
Sul finire della guerra fu presidente del CLN di Reggio Emilia. Nel 1945 inizia la sua carriera politica, veramente folgorante. Viene nominato vice segretario nazionale della Democrazia Cristiana, per la quale entrò in Parlamento nell’Assemblea Costituente. Fece parte della famosa commissione dei 75 incaricata di elaborare il testo della Costituzione repubblicana. In particolare Dossetti e La Pira si batterono all’interno della Commissione, a favore dei diritti e doveri dei cittadini, ma soprattutto per venire incontro “alle attese della povera gente”. Come previsto nella D.C. si manifestò subito la contrapposizione fra le due anime del Partito. Alla guida della grande “balena bianca” c’era uno dei più grandi statisti che l’Italia abbia avuto: Alcide de Gasperi.
L’immediato dopo guerra fu un periodo fra i più duri. C’era da ricostruire il Paese dilaniato dalla guerra civile e pesantemente sconfitto dalle grandi potenze “alleate”. Riflettendo seriamente sugli esagerati privilegi e prebende dei politici di oggi, viene quasi da commuoversi nel ricordare che De Gasperi volò alla Conferenza di Pace negli Usa con un aereo residuato di guerra. De Gasperi ebbe un cappotto che gli fu prestato da un collega – pare Giuseppe Pella – opportunamente riadattato. L’Onorevole Adone Zoli da Ministro ma anche da Capo del Governo, si recava spesso a palazzo Chigi in autobus conversando con l’autista. Giorgio La Pira, da sottosegretario di Stato al Lavoro, veniva spesso accompagnato, dal convento dove alloggiava fino alla Camera, da un amico che lo portava sulla canna della bicicletta.
In questa tragicomica situazione, per certi versi anche esaltante, spiccava il ruolo di Giuseppe Dossetti, giovane giurista preoccupato dell’avvenire dell’Italia, impegnato a dare alla Stato una funzionalità assolutamente necessaria affinché gli italiani si sentano – “cittadini” e non “sudditi”.
Al Congresso D.C. di Venezia nel 1949, la sinistra dossettiana di “Cronache sociali” controllava quasi il 40% dei delegati. De Gasperi attaccò aspramente la “sinistra” del Partito, rimproverando a Dossetti di avere avuto molto tempo per “analisi meditative” in preparazione dell’Assemblea congressuale. Cosa che lui non avrebbe potuto avere a causa di importanti impegni di Governo.
Tuttavia, nonostante le polemiche fra le due anime della D.C., Dossetti torna a lavorare al Partito. Dopo poco però, senza mezzi termini, annuncia di andare verso il ritiro da ogni attività politica.
Si concludeva così la spinta dossettiana per una politica sociale ed economica che certo non andava verso “le attese della povera gente”.
C’erano anche perplessità sull’adesione dell’Italia al Patto Atlantico. Tutto questo portò a catalogare i “professorini” come la “sinistra” del Partito. Ma ormai Dossetti ne aveva scelto un altro che non è di questo mondo. Il 6 gennaio 1956 pronunciò i voti religiosi, fondando la minuscola comunità monastica “Piccola famiglia dell’Annunziata”. Ne dettò le regole su “silenzio, preghiera, lavoro e povertà”. Questa comunità si espanse soprattutto in Terra Santa. Nel 1959 fu ordinato sacerdote.
Di questa splendida figura di uomo e di monaco, si parlò un’ultima volta dopo il lunedì di Pasqua del 1994, quando don Giuseppe dalla Comunità di Contesole, mise in guardia contro i pericoli delle “nuove illusioni storiche”. Egli teme chiaramente per l’Italia una deriva antidemocratica della destra. Dossetti in questa occasione, si sente, ancora una volta, tra i testimoni che hanno portato tutto il loro peso nella stesura della Carta Costituzionale della Repubblica.
Don Giuseppe, il Monaco, muore il 15 novembre 1996 e viene sepolto nel piccolo cimitero di Casagli di Montesole, dove aveva chiesto di andare, accanto ai martiri della efferata strage nazista di Marzabotto.