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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.5 - OTTOBRE 2008

                     4/11/2008 - EDMONDO DE AMICIS

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Una scelta socialista.
Di Mauro Messeri


Tra le varie rivisitazione storiche, legate a personaggi, vogliamo ricordare lo scrittore Edmondo De Amicis, nel centenario della morte avvenuta a Bordighera nel Marzo 1908. De Amicis da giovane, dopo l’Accademia militare di Modena, partecipò come ufficiale alla battaglia di Custozza. Deluso da certi comportamenti degli alti Comandi, lasciò l’esercito pur non rinnegando la spinta propulsiva delle battaglie risorgimentali, in cui lo spirito patriottico andava formando la coscienza per l’Unità d’Italia.
Divenne inviato speciale della “LA NAZIONE” di Firenze, le cui corrispondenze, da molte capitali europee, divennero veri e propri libri di viaggi.
Tuttavia, il fiore all’occhiello di De Amicis rimane il libro “Cuore”, che da subito –siamo nell’ottobre 1886-, in pochi mesi superò le 40 edizioni. Il volume, che sarà sicuramente nella memoria di molti lettori del “Laburista” con le tempie grigie, ebbe molto apprezzamento per gli episodi fondamentalmente morali ed educativi, tipici del periodo risorgimentale.
Il libro, a cui ne seguirono tanti altri, risentiva delle tensioni tra il novello Regno d’Italia e Papa Pio IX, per cui fu snobbato dai cattolici ed espressamente criticato dalle gerarchie. Altre critiche si levarono quasi un secolo dopo, nel periodo della contestazione, per accusare lo scrittore ligure, in effetti era vero, di considerare la disciplina militare un buon metodo educativo per i giovani.
Per Edmondo De Amicis, si stava preparando nel suo intimo, una scelta di vita irreversibile: dall’individualismo conservatore proprio del liberismo, lentamente ma con decisione entrò organicamente nel nuovo Partito Socialista. Era il 1896. Da allora tutte le successive opere dello scrittore ne risulteranno influenzate.
E’ interessante, nonostante le difficoltà a reperire i suoi libri ormai non più editi da molti anni, vedere il De Amicis, collaborare insieme a quel grande maestro della scuola di socialismo che era Filippo Turati, per difendere anche all’interno del PSI la posizione riformista, dagli attacchi della corrente marxista e di quella anarchica.
E’ fuor di dubbio che su De Amicis fecero presa anche personaggi come Giuseppe Garibaldi, ammirato dal popolo per lo slancio internazionalistico e umanitario, oppure uno dei padri del socialismo democratico, Carlo Pisacane.
Il nuovo indirizzo politico dello scrittore, ormai coinvolto dalle condizioni delle fasce sociali più povere , scrisse numerosi articoli ispirati all’azione socialista, sul giornale torinese “Il grido del popolo” letto da migliaia di lavoratori che vedevano timidamente nascere e svilupparsi i primi insediamenti industriali.
Erano superati, soprattutto ideologicamente, gli spunti che sul libro “Cuore” predominavano con idee tradizionalistiche e ossequienti al potere.
E’ giusto riconoscere al De Amicis, io narrante nell’opera, l’intento di insegnare ai giovani, elementi positivi quali l’amore per la Patria, il rispetto dei genitori, lo spirito di sacrificio,l’obbedienza ed altro ancora. L’insieme delle considerazioni fece dello scrittore, per quel periodo di fine ottocento, il più letto d’Italia. Aderendo comunque con piena convinzione al socialismo, scelse senza esitazione l’area riformista in cui era attratto dalla forte personalità di Filippo Turati. L’uomo politico, sosteneva, nonostante la velenosa reazione di altri compagni, che i socialisti, pur di migliorare le condizioni di vita dei lavoratori, potevano ricercare alleanze con i partiti Borghesi e lo stesso Governo.
In questo clima di un Paese che sta iniziando dal nulla per divenire una Nazione è apprezzabile le scelta socialista di uno scrittore che, tutto sommato, ha dato a tante generazioni un aiuto per conoscere alcuni valori base della civile convivenza tra gli uomini.
Giovanni Pascoli, letto il libro, gli disse testualmente: “hai messo la tenerezza dove non c’era che ragione pura, e la soavità delle buone promesse dove non c’era che un ansito di lotta.