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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.5 - OTTOBRE 2008

                     4/11/2008 - IN DIFESA DELLA STORIA

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Quando la destra attacca i valori condivisi
Di Roberto del Buffa


Se le dichiarazioni del Sindaco di Roma Alemanno e del Ministro della Difesa La Russa sul fascismo e la Repubblica di Salò impongono una risposta immediata, superata la prima reazione di sdegno, esse suggeriscono almeno due più meditate riflessioni sugli italiani e la loro classe dirigente (quella che si sono democraticamente scelti) e, in particolare, sul loro rapporto con la nostra storia, intesa sia come il passato che la comunità nazionale si è trovata a vivere e interpretare, che come scienza di tale passato. La risposta immediata è così ovvia che persino Gianfranco Fini si è sentito in dovere di richiamare alla coerenza: chi giura sulla Costituzione italiana deve riconoscersi nei valori democratici e antifascisti che ne sono la fonte d’ispirazione più diretta. L’incidente, per quanto grave, potrebbe chiudersi qui, magari con la felice battuta di Pierfrancesco Casini, secondo cui il Presidente della Camera “si trova costretto a precisare cose che, in una democrazia matura, non dovrebbero avere bisogno di precisazioni”, cose da “asilo della politica”. Ma, oltre la constatazione che mala tempora currunt, vorrei proporre, a mente fredda, due riflessioni che credo gettino una luce inquietante non solo sulla destra italiana, ma sul paese nel suo complesso.
La prima è l’osservazione che gli italiani non hanno mai fatto i conti con il loro passato, assolvendosi da ogni responsabilità per quanto accaduto nella triste storia del regime fascista (e anche in precedenza, per esempio nel nostro misero colonialismo). È purtroppo comune ascoltare opinioni, anche ai massimi livelli di rappresentanza politica e sociale, secondo cui gli italiani non sono razzisti, non lo sono mai stati e non lo potranno diventare. Sono affermazioni che, se il tema non fosse così tragico, potrebbero suonare quasi comiche per una nazione che, non più di sessantacinque anni fa, ha conosciuto una terribile legislazione antisemita e ha collaborato allo sterminio di almeno 7.000 cittadini italiani che, come unica colpa, avevano quella di essere di origine ebrea. Il mito degli “italiani brava gente” continua a imperversare, dimenticando le stragi e le deportazioni della popolazione libica o la guerra chimica condotta contro l'Etiopia, ammessa ufficialmente da un governo italiano soltanto sessant'anni dopo, nel 1996. Ora riconoscere nella sua globalità il proprio passato è il primo passo perché una società possa maturare gli anticorpi necessari a evitare il rischio di rivivere le cose peggiori, per fondare invece sulle migliori un progetto condiviso per il futuro. È quanto cercarono di fare i Costituenti, che scrissero una Carta fondamentale che difende uguaglianza e libertà in maniera attiva (lo stato deve operare per rimuovere gli ostacoli che possono limitare di fatto l’uguaglianza e la libertà dei cittadini) e ripudia la guerra. Fino a che la classe dirigente è stata espressione, per quanto moderata, dei medesimi partiti che avevano contribuito a determinare i valori della nostra costituzione (quelli del cosiddetto arco costituzionale), non si è posto il problema della condivisione sociale di tali valori e dei giudizi storici che implicitamente ne derivavano; ma quando, com’è fisiologico nella storia politica di un paese, si sono formati nuovi partiti, sostanzialmente estranei ai valori originari della Costituzione, si è misurata con drammaticità la distanza fra il Patto costitutivo della nostra Repubblica e i suoi cittadini elettori. La responsabilità è diffusa e non è estranea al nostro spirito nazionale, ben espresso dal motto cinquecentesco “Francia o Spagna, basta che si magna”, tuttavia se la nostra classe politica, invece di rendere un omaggio puramente retorico alla Costituzione, avesse realmente operato secondo i suoi valori, questioni come l’indipendenza della magistratura o la riforma della scuola pubblica non sarebbero percepite adesso da una parte consistente dell’opinione pubblica come questioni politiche, di scarso rilievo per la vita reale delle persone.
La seconda riflessione, se possibile ancora più inquietante, è che la coalizione che è emersa come trionfatrice nell’ultima tornata elettorale ha una concezione della storia che, da un punto di vista del fondamento etico, sarebbe tecnicamente definibile come “morale del corsaro”, secondo cui chi vince si prende tutto, a patto che sia legittimato da una libera elezione o da una patente per la conduzione di una guerra “di corsa”. Così il popolo delle libertà, più o meno spalleggiato dalla Lega, ridefinisce i valori della nostra società, ne riscrive la storia, occupa tutti gli spazi in cui si formano le opinioni e distrugge ciò che non può rapidamente convertire ai suoi valori, come il variegato mondo della scuola. Infatti nell’ottica del corsaro ciò che non è rapinabile deve venire distrutto, perché intralcia nel perseguimento degli obiettivi. Sulla storia si raggiungono poi le espressioni più plateali. Il Sindaco di Roma, in occasione del 20 settembre, anniversario della breccia di Porta Pia, ha commemorato i caduti del Papa Re. Il Ministro della Difesa, facendo seguito a un’analoga affermazione di Alemanno, ha ricordato i repubblichini di Salò in occasione della commemorazione dei caduti nella difesa di Roma dall’avanzata dell’esercito tedesco, nel settembre del 1943. Le occasioni suonano di oltraggio forse più dei contenuti delle affermazioni e non si pensi che si sia trattato di errori. È infatti volontà di questa maggioranza riscrivere la storia, innanzitutto facendo piazza pulita di tutta la “retorica resistenziale”, come si espresse in un’intervista il Senatore Dell’Utri.
Dunque dobbiamo aspettarci ancora simili perle, che certo non riusciranno a riscrivere nessuna storia, ma invece potrebbero compromettere i valori condivisi su cui si regge la nostra Repubblica.