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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.5 - OTTOBRE 2008

                     4/11/2008 - PIU' SCUOLA PER POCHI

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Più scuola per pochi
Di Eriprando Cipriani

Il capitalismo italiano continua a stupire con la sua storica stravaganza: pensare che debba esistere una gestione privata delle più grandi entità economiche, ma sostenuta coi soldi di tutti.
Tale eccentrica visione del mondo è stata recentemente sotto gli occhi di chiunque, a causa di quanto accaduto ad Alitalia. In estrema sintesi: socializziamo le perdite e privatizziamo gli utili.

Mariastella Gelmini, ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, a più riprese lasciato intendere che gli avvoltoi sono pronti a planare anche sulla scuola.
A ridosso dell’inizio dell’anno scolastico ha proposto e realizzato, per decreto e senza degnarsi di tenere in considerazione le organizzazioni di categoria, alcuni cambiamenti nel sistema dell’istruzione.
La novità più eclatante è costituita dal fatto che ogni istituto statale dovrebbe trasformarsi, entro la legislatura, in una fondazione.
Ognuna delle fondazioni sarebbe autorizzata a gestire, autonomamente, i propri progetti educativi, attuati col denaro erogato dallo Stato.
Soldi di tutti gestiti da pochi, dunque, in perfetta sintonia con le idee dei nostri imprenditori.
Guardando in profondità, il progetto ventilato per la scuola è indice dell’atteggiamento generale della nostra destra, sempre più smaccatamente dalla parte del capitale e sempre meno sociale: vedere in ogni bisogno la possibilità di concludere un affare, e mettere chi di dovere in condizione di sfruttare l’opportunità.
E ancor meglio se si tratta di bisogni irrinunciabili, come quello di ricevere un’istruzione: messa alle strette, la gente non potrà che pagare.
È in tale chiave che possiamo leggere l’ormai noto decreto legge sulla reintroduzione del “maestro unico” alle elementari. Il ministro non fa che ripetere che il tempo pieno non sarà compromesso: ma in che modo? La matematica è, al solito, stringente: meno maestri = meno ore di insegnamento per gli alunni = tempi scolastici più brevi. Gelmini risponde che il servizio sarà, invece, garantito semplicemente grazie all’eliminazione dei momenti di compresenza di più insegnanti. Lavorando uno per volta, in poche parole, i maestri copriranno più ore. Ma le ore di compresenza, in realtà, non sono abbastanza da rendere ammissibile tale ragionamento. È forte, allora, il sospetto che il tempo pieno possa divenire un servizio garantito, sì, ma da considerarsi come un extra rispetto alle lezioni vere e proprie e, pertanto, ottenibile a patto di spendere di più.
Al solito: non potendone fare a meno, la gente pagherà. Restituendo a usura quanto risparmiato grazie alla diminuzione delle tasse dovuta ai tagli.
A ben guardare, c’è una dichiarazione del ministro che riassume la forma mentale dei membri dell’attuale maggioranza. Erano i primi di settembre quando dichiarò all’Ansa: “Io voglio una scuola con meno professori, ma più pagati”. Ecco uno slogan, e un obiettivo, veritiero per la destra italiana: “concentrare la ricchezza nel minor numero di mani possibile”.
Che poi l’indoratura della pillola per dei provvedimenti così draconiani consista nel rispolverare formalismi del passato – si spera che nessuno voglia ritenere la sostituzione del giudizio col voto numerico un cambiamento di sostanza – la dice lunga sul clima culturale che si respira nel paese. Non ci resta che sperare che questa “operazione nostalgia” non ci riporti troppo indietro. Anche se il dibattito di fine estate su Salò, con Fini a tentare di salvare la situazione, e la faccia del suo partito, non è stato quanto di più incoraggiante ci potesse essere.

Eriprando Cipriani