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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.6 - DICEMBRE 2008

                     12/12/2008 - I PADRI DEL SOCIALISMO

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FILIPPO TURATI

Nel rileggere, pur sommariamente, alcune note storiche della politica italiana del secolo scorso, facevo una considerazione che sicuramente molti hanno già elaborato. Riguarda il fenomeno del socialismo con le sue innumerevoli scissioni dalla sua fondazione nel 1892. Scorrendo alcune biografie di uomini di indubbio valore culturale e politico si vede quanto fossero orgogliosi per aver dato vita a questo partito socialista in cui tutti, operai, artigiani, intellettuali, riponevano grandi speranze per la giovane nazione italiana, governata sempre da oligarchie monarchiche e liberal conservatrici.
Risulta evidente, dalle ricerche fatte, fino ai nostri giorni, che se il socialismo italiano non avesse avuto, fin dall’inizio, troppe velleitarie deformazioni del proprio pensiero, la storia del nostro Paese sarebbe stata scritta diversamente.
Primariamente c’era la classica visione di indirizzo e cioè la collocazione da dare al partito: rivoluzionario o riformista moderato. Mi sembra superfluo ricordare che fra i rivoluzionari più accesi vi era un certo Benito Mussolini, organizzatore di settimane rosse in Romagna, Segretario provinciale PSI a Trento poi a Forlì. Direttore dell’AVANTI, fu espulso dal Partito nel 1914 per il suo favore all’interventismo.
Anche Leonida Bissolati dichiarandosi interventista, fu espulso dal PSI di cui era stato direttore del giornale di Partito, prima di Mussolini. Bissolati si avvicinò dopo ai moderati fino a giungere Ministro del governo Giolitti. Andrea Costa seguace di Bakunin, di formazione anarchica passò poi alla destra riformista. Fu il primo socialista a entrare deputato al parlamento nel 1882. Ricordiamo anche Cammillo Prampolini, riformista, considerato il padre del cooperativismo rosso.
Probabilmente avrò dimenticato di menzionare qualche altro compagno, ma è importante a questo punto mettere in risalto colui che, a mio parere, fu il vero padre del socialismo riformista: Filippo Turati.
L’esponente socialista merita grande considerazione, non solo per la strenua lotta antifascista che lo portò esule in Francia, ma anche per la difesa da scomposti attacchi delle correnti estremiste dell’anti fascismo.
Per la spinta politica, Turati deve molto a quella eccezionale donna, sotto ogni aspetto, che fu Anna Kuliscioff, ebrea russa, anche lei seguace di Balunin. Donna di alto spessore culturale aderì senza riserve al socialismo riformista. Consigli, rimproveri, indirizzi strategici, furono per Turati un aiuto insostituibile. Si legò ad Anna completamente anche dal punto di vista sentimentale. Fondarono a Milano la rivista “Critica Sociale” con l’intento sempre perseguito di creare una coscienza socialista all’interno del movimento operaio italiano, emarginando l’ala anarchica e rivoluzionaria.
Turati, la Kuliscioff e Costa, legati alle organizzazioni operaie, di radici Mazziniane avevano un riferimento ideologico in Carlo Marx e Engels. Lotta al capitalismo, socializzazione dei mezzi di produzione, ed infine l’emancipazione operaia. I dirigenti del nuovo Partito Socialista Italiano furono intransigenti sul metodo di lotta politica per raggiungere tali obiettivi, era necessario seguire i normali iter parlamentari all’interno del sistema di potere esistente in Italia.
Poco più di un decennio dopo, Turati fa il suo ingresso alla Camera dei Deputati, scegliendo di appoggiare il Governo Zanardelli-Giolitti, cercando di guadagnare alla causa socialista l’ala dinamica e progressista della borghesia italiana. E’ facilmente immaginabile la reazione dei massimalisti, per la quale soffrì amaramente ma non fece alcun passo indietro dalle sue ferme posizioni.
Negli ultimi anni di vita, durante l’esilio parigino, fece una pesante autocritica sul proprio operato politico o comunque sulla sua vita. Di natura pessimistica ebbe ad affermare: Io sono profondamente convinto che la vita non ha scopo e si tratta di passarla, di ingannarsi a noi stessi nel modo più pulito possibile. Allora anche i più piccoli risultati sono o sembrano sufficienti”. La Kuliscioff, essendo medico ginecologico, oltre ad una intensa attività politica, si prodigò generosamente verso la gente di Milano più bisognosa.
Una volta rimproverò Filippo dicendogli: “sembri un gran signore che non sa vivere né godere…… sei sempre mal contento di te, di quel che fai, e non dovresti farlo”.
Anna, che frattanto dal 1925 era deceduta aveva ragione. Turati sul suo operato aveva un pensiero con un metodico dubbio. Rimane comunque salda la fiducia nel riscatto dei lavoratori e nella democrazia parlamentare.
Una indicazione chiara da perseguire costantemente da coloro, come Turati, che hanno abbracciato la causa del socialismo democratico.
M.M.