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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.6 - DICEMBRE 2008

                     12/12/2008 - SCUOLA

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La scuola, una grande malata?
Di Enrico Boni


Accanimento terapeutico: non c’è termine migliore per definire il morboso interessamento dei ministri-medici negli ultimi dieci anni intorno al capezzale della grande ammalata che, nonostante la gravità dei mali diagnosticati, dava segni di buona vitalità, soprattutto in quel segmento che era il più preso di mira, cioè la scuola elementare, divenuta primaria con la Moratti come se cambiandole nome si potesse intanto esorcizzare la sua inclinazione a sinistra.
Sì, perché la scuola elementare, anche se moltissime insegnanti erano collocate elettoralmente sul centro cattolico, talvolta vicino alla destra, si era venuta sviluppando dagli anni Settanta in avanti come la punta di diamante di quelle che erano idee di pedagogisti progressisti e di sinistra, a cominciare dal concetto rivoluzionario, enunciato con chiarezza da Don Milani, di ripartire dagli ultimi.
Questo era ed è il concetto base di ogni società veramente democratica e, in particolare, della nostra carta costituzionale: partire dagli ultimi, tracciare per ognuno un percorso formativo e basare su questo la valutazione dei progressi compiuti, ha ben poco a che vedere con il cinque in condotta e ancora meno con il ritorno alla valutazione numerica.
Certo l’attuale improvvisata inquilina del Ministero della Pubblica Istruzione si è trovata davanti a una condizione alla quale non era possibile dire di no, a prescindere da quelle che potevano essere le sue idee, se ne aveva, sulla scuola, come altri suoi colleghi messi lì perché credono e obbediscono senza se e senza ma: il posto è tuo, aveva detto Tremonti, se tagli la testa a tot addetti alla scuola per risparmiare tot miliardi ( la Moratti nel precedente governo del Berlusca aveva resistito a questa richiesta e la sua riforma era passata comunque, ma allora la maggioranza aveva altri numeri oppure la ministra aveva le palle più grosse e non un viso da santarellina presuntuosa).
Per tornare all’inizio, da Berlinguer a De Mauro, dalla Moratti passando per Fioroni che non ha avuto tempo a sufficienza, fino alla Gelmini, ogni governo ha provato a proporre una cura, sempre inefficace perché prima di cominciare la somministrazione dei farmaci prescritti o si era trovata troppa resistenza alla base o era cambiato governo.
Quindi affermare che, malgrado loro, in fondo le cose sono rimaste quasi come erano non è per niente falso, dato tra l’altro che la moribonda scuola, soprattutto quella elementare, ha sempre lo stesso bel colorito, pur con insegnanti ormai logorati da queste minacciose riforme che pendono sulla loro testa.
Se questa della Gelmini va in porto, basta richiamare alle armi gli insegnanti in pensione e chiedere un rapido corso di arretramento, magari cercando tra gli ottuagenari anche chi per anni ha istruito a far aste in una società postfascista e semianalfabeta in cui non c’era bisogno di arrivare al cinque in condotta perché per molto meno i genitori mandavano i figli a lavorare.
Ma volete mettere la figura dello scolaro in divisa, ben inquadrato e timorato perché, oltre al voto in condotta, ci sono i 2, i 3, i 4 che sono molto più precisi e sostanziosi del generico Insufficiente, anche quando preceduto da un molto: d’altra parte i genitori capiscono meglio il linguaggio dei numeri (1,X,2 o le combinazioni del Lotto e Superenalotto) mentre con le parole hanno difficoltà di comprensione, però il sapore di un Ottimo sarà più difficile gustarlo perché un 10 non si regala così a cuor leggero.
Per non lasciarsi prender la mano da facili ironie, oltre la necessità di tagliare posti di lavoro e risorse, non abbiamo davanti né una riforma né una controriforma, c’è soltanto la risposta a una duplice necessità: la prima di dare un segnale di forza a chi in qualche modo era sempre riuscito a resistere davanti alle pretese antidemocratiche ed elitarie della scuola privata per l’unica istanza pubblica dove è ancora possibile intravedere il principio di uguaglianza, la seconda per un ragionamento capzioso che questa destra spudorata cerca da anni – e dobbiamo dire con qualche successo grazie ai calabrache come Veltroni – di portare avanti, cioè il condizionamento della memoria storica sul secolo passato.
Su questo punto però il discorso porterebbe troppo lontano e, se interessa, potremo farne oggetto di riflessione in un altro intervento: per ora basti citare l’appendice a ‘1984’ di Gorge Orwell dove con la Neolingua ci mostra come si deforma la verità fino a far sembrar vero il contrario di ciò che si era sempre ritenuto tale.
E, proprio per concludere smascherando una bugia che viene ribadita senza vergogna, quando mai si sono avuti 3 insegnanti per una sola classe? Nei moduli i maestri sono 3 su 2 classi o addirittura 4 su 3 classi (se ad essi si aggiunge l’insegnante di religione, assunto dalla curia e pagato dallo stato, e l’insegnante di inglese si può dire 5 per classe): il ritorno quindi al maestro unico libera poche risorse umane, non certo sufficienti per potenziare il tempo pieno, come affermano i filogovernativi a bocca larga, dove per 2 classi occorrono 4 insegnanti.
Oddio, se ci pensa Brunetta visto che la categoria è composta in stragrande maggioranza da donne che, per assentarsi, hanno il vizio talvolta di restare incinte, molti soldi potrebbero essere recuperati sulla pelle dei precari che con le belle leggi degli ultimi anni, da Treu a Biagi, abbiamo fatto proliferare per scaricarli brutalmente appena, come di questi tempi, c’è sentore di crisi, tanto non fanno molto notizia.