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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.6 - DICEMBRE 2008

                     12/12/2008 - OBAMA

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DA LINCOLN A OBAMA, LA SCONFITTA DELL’APARTHEID.
Di Mauro Messeri

Con la clamorosa vittoria di Barack Obama nella corsa alla Casa Bianca, le coscienze democratiche di tutti i Paesi tirano un sospiro di sollievo con l’apertura a nuove speranze.
Quello che è certo, il nuovo Presidente degli Stati Uniti, avrà da dipanare sia la politica estera che interna, eredità di una incapace e arrogante amministrazione precedente. I primi 100 giorni, significativi per ogni Presidente, ci diranno l’orientamento del timone della grande Nazione Americana. Lo scopo è di farle recuperare, agli occhi del mondo, la legittimità di essere ancora il più vicino partner dell’occidente, capace di guidare un equilibrato sviluppo economico, politico e sociale.
Da subito, gli Stati Uniti, dovranno riparare i danni reali e di immagine, provocati dalla presidenza Bush, soprattutto con la sciagurata guerra in Irak, nella quale il Presidente texano, credeva di essere a caccia nelle grandi pianure. Infatti ecco il risultato: Bin Laden libero, terrorismo in piena attività, con un numero enorme di morti civili e migliaia di soldati americani.
Sono trascorsi 150 anni dalla guerra di secessione, fra il Nord industriale e la conservatrice borghesia del Sud. Un alto prezzo di vite umane – circa 400.000 giovani – furono gettati nel pazzesco olocausto per fare degli States una moderna società. Vitale per il giovane Paese americano era la prospettiva di allontanare scenari di secessione, ribadendo che gli Stati Uniti dovevano, ad ogni costo, rimanere una sola nazione. Il Presidente Abramo Lincoln, uomo di grande serietà, anche se viene descritto privo della necessaria esperienza, per affrontare problemi di una gravità senza precedenti. Purtroppo non ebbe tempo di godersi la vittoria dell’Unione, con la resa senza condizioni dei Confederati, nel maggio 1865. La sera del 14 Aprile, in un teatro di Washington, fu colpito a morte da un fanatico sudista. Tuttavia pur permanendo ancora dei problemi razziali con forti tensioni, alla guerra di secessione ebbe il merito di dare una scossa la gretta e proterva borghesia degli stati del Sud, ma sopratutto l’immediata abolizione della vergogna della schiavismo, la cui presenza minava alla base un concetto della democrazia americana su cui non si doveva transigere: la libertà e i diritti di ogni persona. E’ da questo maggio 1865, che i neri americani –i coloured- con l’emancipazione divengono cittadini come gli altri e seppure molto gradualmente, affacciandosi in tutti i settori della società americana.
Diplomatici coloured, sono nelle ambasciate USA sparse nel mondo. I miti di tante generazioni, presenti nella cultura, nella musica e nello sport sono indimenticabili. Figura eccezionale, quale leader religioso è stato Martin Luther King e il suo successore Rev. Jackson hanno sempre avuto grande seguito fra il popolo, non solo di colore. E’ una ulteriore riprova che dai primi passi dell’emancipazione siamo giunti alle più alte vette dell’Amministrazione. Però tutto era già maturo: il nero Barack Obama viene eletto 44° Presidente degli Stati Uniti con consenso di popolo che in quel Paese non si era mai registrato. La Partita da giocare, da parte del neo Presidente, sarà difficile. Vedendo il programma, a parere di tanti esperti si tratta di un autentico manifesto socialista. Obama dovrà scalzare potenti lobbies della finanza, dell’economia e della sanità. Non ce lo nascondiamo: fronde esasperata di razzismo sono pericolosamente in agguato. Tocca agli uomini dei servizi di sicurezza proteggere con estrema attenzione, l’uomo che la grande maggioranza degli americani ha voluto alla Casa Bianca.
Il patrimonio su cui Obama dovrà operare, sono gli Stati Uniti, l’unico Paese al mondo a non aver mai avuto un regime dittatoriale e dove la democrazia, pur tra colpi di pistola troppo facili, ha mantenuto la sua superiorità.
Come democratici italiani non possiamo che rallegrarci con il neo Presidente, augurando che i suo Paese contribuisca, come ha fatto nelle due guerre mondiali, al trionfo della libertà e della democrazia.
A questo punto, con un Presidente di colore, vogliamo ricordare che nell’inverno del 1944-45, quando sulle Apuane, per sfondare la linea Gotica, - fortemente presidiata dalle truppe tedesche – ultimo baluardo naturale prima di dilagare nella pianura verso Milano, il Comando USA inviò una Divisione di 5.000 uomini tutti Afro-Americani. La popolazioni - che non avevano mai visto uomini di colore – passata la iniziale diffidenza, stabilirono con questi soldati fraterni rapporti. Molti mesi di battaglie e finalmente la “Gotica” cedette, e con il contributo delle formazioni partigiane la bandiera a stelle e strisce della divisione “Buffalo”, garriva al vento dell’Adriatico già liberato. Questi ragazzi di colore, lasciarono sul terreno un notevole numero di vite umane.
Nel giorno dell’incredibile vittoria di uno di loro, ci è sembrato doveroso ricordare anche questi giovani venuti a combattere per la nostra libertà.