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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.1 - FEBBRAIO 2009

                     27/2/2009 - DEMOCRAZIA ALL'ITALIANA

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di Eriprando Cipriani

L’Italia sembra aver deciso di mollare la spugna: ultimamente ha proprio smesso di fare sforzi per sembrare un paese sano.
Innanzitutto, siamo reduci dalla sentenza arrivata a sette anni e quattro mesi dalla trasformazione, avvenuta a Genova la notte fra il 20 e il 21 luglio 2001, di una scuola in un luogo di tortura. Come nella miglior tradizione autoritaristica, sono stati condannati gli esecutori materiali e assolti in blocco i vertici. Perché stupirsi? Si sa che le forze dell’ordine sono solite lasciare che i loro componenti agiscano individualmente: ognuno fa quello che vuole, non c’è bisogno di ordini né di permessi. Come no.
Non è tranquillizzante neppure il pensiero di vivere in un paese nel quale accade che l’Associazione Magistrati scriva una lunga lettera al relatore speciale per i diritti umani dell’Onu, Leandro Despouv. Una lettera nella quale si denunciano “rischi di riduzione dell’indipendenza dei giudici ad opera del potere esecutivo”. Chi abbia la benché minima infarinatura di educazione civica, sa che l’ingerenza di uno dei tre poteri fondamentali su uno degli altri due è l’inizio della fine. Di che cosa? Della democrazia.
Ma andiamo avanti. Roma aveva un prefetto, Carlo Mosca, uso a stravaganze: non perdeva occasione per pronunciarsi sulla necessità di mantenersi fedeli alla Costituzione e al diritto; ribadiva continuamente la sua contrarietà a prendere le impronte ai bambini rom; mentre Berlusconi invocava l’intervento della polizia contro gli studenti, lui sottolineava che quello di manifestare era un loro diritto sacrosanto. Una bella seccatura, avere tra i piedi un tipo del genere, per di più proprio nella Roma alamanniana. Ma è stata trovata prontamente la soluzione. Alle 9.15 del 13 novembre è iniziato un Consiglio dei ministri e alle 9.35 la notizia era già in agenzia: Carlo Mosca non era più il prefetto di Roma. In venti minuti. Efficiente, il governo.
Non è tutto. L’Associazione nazionale dei comuni d’Italia ha deciso di adottare la forma di protesta più clamorosa per quanto successo, grazie al governo di destra, alle loro risorse. Semplicemente, non saranno presentati i bilanci per l’anno 2009. I numeri, in effetti, parlano chiaro: Berlusconi ha tolto l’Ici sulla prima casa, promettendo di compensare il mancato gettito; ha poi eseguito l’operazione solo in parte, lasciando “scoperti” 700 milioni di euro. Fino a qui, si potrebbe pensare di essere di fronte alla consueta politica berlusconiana delle promesse non mantenute; non ad un altro esempio di autoritarismo. Peccato che il governo abbia deciso, dall’alto della sua maggioranza, di far arrivare 500 milioni al comune di Roma e altri 150 a quello di Catania e che, non contento, a metà gennaio, con un emendamento del decreto anticrisi, abbia esonerato il Comune di Roma dal rispetto dei limiti imposti, in materia di investimenti, dal Patto di stabilità. E così, ci troviamo con dei governanti che decidono quali comuni lasciare sul lastrico e quali no, arbitrariamente. Non proprio un esempio di libertà, uguaglianza e fraternità.
Non bastava. A demolire del tutto il rapporto tra istituzioni locali e governo è arrivata, sul finire di gennaio, una nuova sorpresa: il divieto, per i Comuni, di utilizzare per gli investimenti i proventi delle vendite immobiliari e della cessione delle partecipazioni in controllate, municipalizzate e affini. Una perdita di risorse che le casse dei municipi non riuscirebbero a sostenere e che ha spinto il presidente dell’ANCI, Leonardo Dominici, a scrivere una lettera al ministro dell’economia Giulio Tremonti. E non si tratta di una lettera d’amore, visto che vi si minaccia la “rottura totale dei rapporti con il Governo, l’abbandono della Conferenza unificata e il blocco di ogni collaborazione istituzionale”. Istituzioni in guerra le une contro le altre: proprio la cifra di una democrazia in salute.
Per riprenderci un po’, passiamo dal tragico al tragicomico. Tutti hanno ben presente che uno degli slogan sbandierati dal governo sin dal suo insediamento è stato quello della lotta ai “fannulloni” portata avanti dal ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, Renato Brunetta. Forse sono in meno ad avere presente quanto accaduto al Parlamento Europeo il 14 gennaio: si è votato per una risoluzione che impegna il Parlamento Europeo a rendere note on line le presenze degli eurodeputati, con lo scopo di smascherare gli assenteisti di fronte agli elettori. La risoluzione è passata a schiacciante maggioranza, nonostante che gli eurodeputati del Popolo delle Libertà si siano schierati in massa contro di essa! Non c’è bisogno di alcun commento.
Mentre prendiamo atto di tutto ciò, non dimentichiamo che l’attuale maggioranza ha il 55% dei parlamentari, in entrambe le camere, a fronte di un 47% dei voti. Come vogliamo definire una legge elettorale che porta a simili incongruenze? Democratica? Ognuno risponda in base al proprio buon senso.
Eriprando Cipriani