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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.2 - APRILE 2009

                     30/4/2009 - Carlo Rosselli e la guerra civile spagnola

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(seconda parte)
Un ulteriore spunto di riflessione è costituito dalla rapidità e dalla prontezza con le quali Rosselli decise di accorrere in aiuto dei difensori della democrazia spagnola, invitando tutti gli antifascisti italiani a fare altrettanto. Nei giorni immediatamente successivi al pronunciamiento militare del 18 luglio 1936, egli convocò una riunione tra gli oppositori del regime mussoliniano che si trovavano in esilio a Parigi per sollecitarli ad un tale tipo di azione. La risposta di socialisti e comunisti fu però negativa, ritenendo che sarebbe stato sufficiente limitarsi ad inviare ai resistenti medicinali e viveri, temendo che procedere all’organizzazione di brigate di volontari italiani potesse determinare l’intervento in Spagna della Germania e dell’Italia ed il conseguente ampliamento del conflitto su scala sovranazionale. All’appello di Rosselli risponderanno soltanto giellisti, repubblicani, anarchici e socialisti massimalisti. Il differente atteggiamento dei due fronti interni all’antifascimo italiano è sintomatico di due visioni che mostravano tra loro un grado sostanzialmente diverso di conoscenza della realtà. Da quale parte stesse poi la giustezza della lettura degli eventi è dimostrato dal fatto che diversi mesi dopo anche i socialisti e i comunisti decideranno di intervenire, mediante la creazione delle Brigate Internazionali. Dall’agosto 1936 - data dell’intervento della colonna rosselliana - al novembre-dicembre successivi - data dell’intervento delle Brigate internazionali - era trascorso tempo prezioso, forse decisivo, per avere qualche possibilità di respingere l’attacco dei militari spagnoli, presso i quali, praticamente fin dall’inizio, avevano cominciato ad affluire gli aiuti tedeschi e italiani. L’ingente impiego di mezzi e di uomini da parte delle future potenze dell’Asse da un lato e il generoso intervento di tanti volontari giellisti, anarchici, repubblicani e - dopo le titubanze iniziali - di socialisti e comunisti dall’altro sono testimonianza della consapevolezza di quanto le vicende spagnole fossero ritenute decisive da entrambi gli schieramenti per il futuro dell’Europa.
La disposizione delle forze in campo era indice di come, in questa circostanza, la guerra assumesse un carattere sostanzialmente diverso rispetto al passato. Non più una guerra tra nazioni compattamente intese, bensì tra schieramenti al loro interno uniti e fra loro divisi sulla base di principi, idee e valori politici contrapposti. La guerra aveva acquistato una natura trasnazionale, poiché la ripartizione dei contendenti non avveniva più secondo confini geografici, bensì ideologici. La guerra tra patrie aveva lasciato il posto a quella tra popoli, assumendo quella connotazione trasversale che è propria del concetto di guerra civile.
Con i fatti di Spagna, la concezione internazionalistica di Rosselli, che poggiava su cardini quali la democrazia politica, la libertà individuale e collettiva, la giustizia sociale, cominciò ad essere supportata anche da uno straordinario attivismo. In quella situazione contingente Rosselli si mostrò capace di unire alle indubbie doti di intellettuale e di pensatore, notevoli capacità organizzative. La Catalogna del 1936-37 ci mostra un Rosselli in prima fila, un combattente coraggioso, un antifascista disposto a rischiare di persona per l’affermazione degli ideali in cui credeva. E del valore di questa esperienza pratica egli stesso fu pienamente consapevole, se in un discorso pronunciato ad Argenteuil, in Francia, pochi giorni prima di morire dirà: «L’Azione non l’abbiamo solo predicata (...). L’abbiamo vissuta». Sul Rosselli comandante ed organizzatore di strategie militari in Spagna è da aggiungere che egli fu sempre sostenuto dalla convinzione di quanto fosse indispensabile stare concretamente al fianco dei compagni di lotta, per riuscire a guadagnare la loro fiducia e poter quindi contare su di loro, quando fosse giunto il momento di attaccare l’Italia mussoliniana. La prova di coraggio dimostrata dai nostri volontari in terra ispanica avrebbe inoltre dovuto alimentare la volontà di riscatto anche all’interno dei confini nazionali. In questo senso, dunque, l’intervento in Spagna era funzionale, nell’ottica di Rosselli, anche alla situazione italiana proprio perché da quella prova di coraggio sarebbe dovuta derivare una corroborante iniezione di fiducia per nostro il popolo.
Sempre nel contesto del disegno strategico che tende a presentare in stretta successione temporale la lotta dei volontari italiani in Spagna e l’abbattimento del regime mussoliniano è da inserire anche l’assassinio di Carlo Rosselli. Infatti le straordinarie capacità di resistenza mostrate dalle Brigate internazionali - all’interno delle quali tanta parte continuava ad avere il leader giellista - imponevano un prolungamento della presenza nazi-fascista in terra iberica, con inevitabile grande dispendio di energie, uomini e mezzi. Così fu proprio di fronte a questa situazione che Mussolini decise di eliminare un simile tenace oppositore. Impedire a quella mente di pensare e di organizzare e a quel braccio di operare equivaleva ad interrompere il rapporto consequenziale espresso della formula dell’«Oggi in Spagna, domani in Italia».
Ma sarà solo un’interruzione temporanea perché di lì a qualche anno, grazie anche al ruolo decisivo dell’esperienza fatta in Spagna, la lotta partigiana scoppierà anche in Italia, dando un apporto decisivo alla riconquista della libertà.
A buon diritto dunque l’epitaffio scritto da Calamandrei e collocato sulla tomba del cimitero di Trespiano, a Firenze, recita:
“Carlo e Nello Rosselli / Giustizia e Libertà / Per questo morirono / Per questo vivono”.