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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.2 - APRILE 2009

                     30/4/2009 - Carlo Rosselli e la guerra civile spagnola

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di Bruno Becchi
(parte prima)

Parlare di Carlo Rosselli in relazione alla sua partecipazione alla guerra di Spagna offre l’opportunità di fare una riflessione su un aspetto storico-politico di primaria importanza: il problema dei legami e dei riflessi internazionali della guerra civil che insanguinò il paese iberico dal 1936 al 1939. Questa infatti si configura come uno degli eventi fondamentali della storia contemporanea europea, in quanto costituisce per molti versi un’anticipazione, in termini ridotti, del conflitto che pochi anni più tardi sconvolgerà il nostro continente, e non solo esso. Gli schieramenti che si affrontarono furono infatti gli stessi - fascismi e antifascismi sensu lato - così come lo stesso fu all’inizio l’atteggiamento attendistico e delle democrazie occidentali e di Mosca. Alla scelta del non intervento compiuta sia dalle une sia dall’altra in occasione del pronunciamiento militare spagnolo del 18 luglio 1936, corrisponderà la politica di appeasement dei governi democratici e quella di non aggressione - sancita dal patto Ribbentropp-Molotov dell’agosto del 1939 - dell’Unione Sovietica, di fronte ai piani espansionistici di Hitler.
La guerra di Spagna, inoltre, è importante sul piano delle future sorti dell’Europa perché, configurandosi come la prima guerra fortemente ideologizzata, rappresentò per ciascuno dei due schieramenti un’occasione di forte compattamento interno. Un modo insomma per affilare le armi in vista del più generale conflitto degli anni successivi. Dal punto di vista dell’Italia, la guerra civile spagnola costituì il momento in cui la politica estera dello Stato fascista perse qualunque carattere di autonomia, finendo con l’appiattirsi su quella della Germania nazista, con le ben note conseguenze. Relativamente al fronte antifascista, la partecipazione ai tragici eventi spagnoli rappresentò una scuola di addestramento di fondamentale importanza in vista della lotta che verrà condotta qualche anno più tardi contro il regime mussoliniano.
All’interno di tale contesto la figura di Carlo Rosselli emerge in tutta la sua centralità. Il «periodo spagnolo» fu per Rosselli non solo quello della maturità politica, intellettuale ed umana, ma anche l’ultimo della sua vita. Sarà infatti al suo rientro in Francia - dove era giunto, proveniente dalla Catalogna, per curarsi una flebite – che verrà assassinato, insieme al fratello Nello, a Bagnoles sur l’Orne il 9 giugno 1937 da sicari della «Cagoule» francese assoldati dal regime mussoliniano.
Una riflessione sul rapporto fra Rosselli e la Spagna non può prescindere da un’analisi interpretativa del celeberrimo grido da lui stesso lanciato da Radio Barcellona il 13 novembre 1936: «Oggi in Spagna, domani in Italia ». Infatti, oltre a rivolgere un pressante incitamento alla lotta in difesa della democrazia spagnola, esso esprime un messaggio che presuppone un chiaro programma politico. Di fronte ad un’Europa in preda ad un rapido processo di fascistizzazione, i fatti di Spagna apparivano a Rosselli l’occasione in cui gli antifascisti dei vari paesi avrebbero dovuto gettare tutte le loro risorse per tentare un’inversione di tendenza. In quell’invito all’azione si rifletteva la consapevolezza da parte di Rosselli della natura sovranazionale del fascismo, inteso nella sua accezione più generale. Da ciò conseguiva la necessità di conferire anche alla lotta antifascista un’impostazione che andasse oltre i confini dei singoli Stati. L’antifascismo rosselliano si configura quindi per un forte afflato internazionalistico, in sintonia, peraltro, con tutta la sua visione politica, che aveva come obiettivo strategico la costituzione di un’Europa dei popoli in luogo di quella delle nazioni. Si tratta di un’impostazione che risente decisamente dell’influenza dell’internazionalismo risorgimentale di stampo mazziniano. Di venature mazziniane è infatti caratterizzato tutto il pensiero politico di Rosselli, come dimostra la presenza al suo interno di una forte impronta etica, democratica, pragmatica, rivoluzionaria. Del resto, egli stesso proveniva da una famiglia mazziniana di origine livornese, in seno alla quale aveva avuto certamente occasione di assistere a discussioni e scambi di idee che non possono non aver influenzato la sua formazione politica.
Ma l’intervento di Rosselli non avvenne genericamente in Spagna, bensì in Catalogna, secondo una scelta tutt’altro che casuale. Come ha avuto modo di sottolineare, infatti, Giorgio Spini, «in Catalogna si lotta anche per l’autonomia e contro il centralismo statale» . La presenza di forze rivoluzionarie, di sindacalisti anarchici, di comunisti libertari era tale da concentrare in terra catalana la prospettiva di una triplice lotta, per la libertà, per l’autonomia, per le conquiste sociali. Del resto, ancor prima dei fatti spagnoli, Rosselli aveva maturato la convinzione che una struttura federalistica e decentrata fosse la più idonea per una paese come l’Italia caratterizzato da una forte eterogeneità regionale. Una simile visione istituzionale affondava le sue radici ancora una volta nelle colte discussioni fatte in ambito familiare. Tra i parenti dei Rosselli vi era Alessandro Levi, un socialista turatiano studioso, fra l’altro, di Carlo Cattaneo; a lui si deve in gran parte l’avvicinamento di Rosselli sia al socialismo che alle idee federaliste. Ed ancora credo valga la pena ricordare che tra i compagni di confino prima e di fuga da Lipari poi di Rosselli vi era Emilio Lussu, uno dei fondatori di quel Partito sardo d’azione che univa all’ispirazione socialista il principio dell’autonomia come problema di democrazia repubblicana. In questo quadro di riferimento, è dunque facilmente comprensibile come tra le aspirazioni autonomistiche della Catalogna e l’orientamento centralistico di Madrid la scelta naturale di Rosselli ricadesse sulla prima delle due possibilità.
(segue, vedi parte seconda)