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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.2 - APRILE 2009

                     30/4/2009 - GIUSEPPE DI VITTORIO

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Un mito del sindacato


A metà dello scorso marzo in due serate è andata in onda su RAI UNO, la fiction “Pane e Libertà” su Giuseppe Di Vittorio, un mito del sindacalismo del 900. La Rai ha comunicato ufficialmente che gli ascolti sono stati molto elevati, così come l'apprezzamento e la partecipazione dei telespettatori.
I giovani, in gran numero, hanno scoperto un importante personaggio della nostra storia del quale -certamente- i programmi scolastici, almeno fino ad oggi, si erano ben guardati di parlare compiutamente. Con buona pace di chi vuole rivedere i libri di storia.....
Per il successo televisivo della fiction “Pane e Libertà” sono stati nettamente favorevoli i pareri della critica, in particolare per il regista Alberto Negrin e l'attore protagonista Pier Francesco Favino. A parte qualche giustificabile contraddizione storica, è emersa la grande personalità di Giuseppe Di Vittorio; cerchiamo quindi, nel miglior modo possibile, di ricostruirne le tappe ma, soprattutto, le passioni e la volontà di lotta per i “suoi” braccianti, come erano peraltro i suoi genitori a Cerignola dove nacque. In giovane età si appassionò alla politica militando nel Partito Socialista e fondando il Circolo giovanile. Fu anche un deciso interventista nella grande guerra: chiamato a dirigere prima la Camera del Lavoro di Murge, poco dopo, diresse, con un salto di qualità, quella di Bari.
Difese la sede dalle squadracce fasciste e, nel contempo, organizzò i contadini, ancora troppo emarginati dalla vita sociale e culturale;Si tendeva infatti, anche nei rapporti politico- sindacali, a prediligere come interlocutori gli operai della nascente Industria.
Nel 1921 venne eletto deputato mentre era detenuto nel carcere di Lucera, come sovversivo; nel 1924, pur con l'amarezza che poi confesserà,lasciò i socialisti aderendo al Partito Comunista Italiano.
La CGIL, come le altre organizzazioni dei lavoratori, sotto l'incalzare continuo di assalti e soprusi di ogni genere, decise a maggioranza l'auto scioglimento dell'organizzazione sindacale; la decisione non piacque a molti comunisti e socialisti, i quali cercarono di mantenere in vita il sindacato clandestinamente ma con scarsa fortuna.
Siamo in pieno periodo bellico, i poderosi eserciti alleati, liberando il Sud Italia con relativa celerità, consentirono l'immediata attività politica e sindacale che portò alla ricostituzione di varie camere del lavoro, prima fra tutte Napoli. Le prime riunioni si tennero il 5 e 6 Ottobre 1943.
Di Vittorio, che pur autodidatta aveva la V elementare, era dotato di una grande capacità oratoria dettata da una profonda umanità. Si trovò sovente in polemica coi vertici del Partito sul ruolo e la posizione del sindacato. Famosi i battibecchi con Togliatti riguardo l'URSS e la sua politica; da ricordare che, quasi un decennio dopo, Di Vittorio fu uno dei pochi comunisti italiani a votare contro il documento ufficiale del partito a sostegno dell'intervento sovietico a Budapest nel 1956.
Uomo pragmatico di Vittorio comprese una cosa semplice che purtroppo in questi ultimi anni sembra dimenticata: si diceva “UNITI SI VINCE” e non era soltanto uno slogan. Di Vittorio si impegnò, in quel dopoguerra pieno di tensioni, per l'unità di tutti i lavoratori italiani. La prima importante tappa fu il Patto di Roma -3 Giugno 1944- tra lo stesso Di Vittorio per il PC, Achille Grandi per la DC e Bruno Buozzi per il PSIUP.
Buozzi purtroppo sarà fucilato il giorno successivo alla periferia di Roma da una pattuglia di SS in fuga incalzata dagli Americani. A parte questa morte assurda la sigla del patto di Roma significò, pur tra molte difficoltà di convivenza politica, la costituzione della CGIL a cui aderirono i comunisti, i cattolici ed i socialisti. Il tutto durerà solo qualche anno ma in quel momento però gli stessi Alleati riconobbero nella CGIL l'unica forza accreditata a rappresentare il “lavoro Italiano”. Negli anni '50, in piena Guerra Fredda, liquidata la CGIL unitaria, nasceranno la CISL di Grandi e Pastore e la UIL di Oreste Lizzadri, ma -nonostante l'amarezza per gli eventi- Giuseppe Di Vittorio, da diversi suoi compagni sempre osteggiato come il “social-fascista”, resterà sempre nel cuore e nella mente della classe lavoratrice del nostro paese. Il grande sindacalista venne improvvisamente a mancare, dopo un burrascoso incontro sindacale, il 3 Novembre 1957.
M.M.