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SIEVE NEWS - NOTIZIE ED EVENTI IN VALDISIEVE E MUGELLO

Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.2 - APRILE 2009

                     30/4/2009 - Una crisi venuta da lontano

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(parte seconda)
Occorre invece tornare allo spirito della socialdemocrazia europea - quello della svolta della SPD del ’59 a Bad Godesberg – dove accanto alla elencazione dei principi e dei valori che erano a fondamenta del socialismo erano altresì indicati i percorsi e gli strumenti necessari per realizzarli, tra i quali assumeva un ruolo centrale lo Stato come regolatore del mercato, ridistributore della ricchezza attraverso lo stato sociale e proprietario dei beni pubblici primari, che non possono essere lasciati al libero mercato senza mercificare l’uomo stesso (la scuola pubblica, la tutela della salute, le pensioni, l’acqua, i trasporti pubblici, ecc.). Uno Stato che assume come sua finalità prevalente, contro il rischio di strapotere del mercato, la difesa della parte più debole della popolazione, quella dei lavoratori dipendenti, allo scopo di promuovere la solidarietà e le pari opportunità. Uno Stato che assume su di se l’idea di progresso, contrastando l’idea fredda del solo sviluppo.
La ripresa del socialismo non può dunque avvenire se non si torna a portare al centro del dibattito culturale e politico il dualismo tra sviluppo e progresso. L’aver abbandonato la battaglia culturale, prima ancora che politica, per il progresso ha portato la sinistra verso una sorta di acquiescenza, quando non corresponsabilità, nel privilegiare lo sviluppo della ricchezza delle merci (il mercato), rispetto all’idea più globale ed inclusiva di progresso, ritenendo il primo più capace di pagare in termini di consenso elettorale rispetto al secondo. O quantomeno a ritenere che, per governare, occorresse prima privilegiare lo sviluppo, pensando di realizzare solo in un secondo tempo il progresso. Ma assumendo in modo così aperto i modelli della parte avversaria, la sinistra si è allontanata sempre più dai propri valori e dal proprio modello culturale di società e ha finito per diventare così “liquida” da non fare più presa nella coscienza profonda della società. E finendo per assomigliare ed essere percepita come una brutta copia dell’avversario.
Guardiamo a ciò che sta avvenendo in America oggi. Nell’America di Bush la destra, tramite i soggetti dominanti dell’industria e della finanza, era arrivata far credere all’individualismo trionfante, con la centralità posta sulla politica della ricchezza individuale e della disponibilità di status symbol, non importa se in proprietà o a credito. E vediamo come è finita, con un presidente che proprio perché era espressione dell’individualismo più sfrenato, ha finito per non rappresentare più nessuno. Nell’America di Obama è lo Stato che torna a essere centrale, che torna ad essere l’entità attorno alla quale la gente si stringe per recuperare un senso di fiducia collettiva. Per ritrovare un progetto condiviso all’interno del quale si collocano anche le aspettative della propria vita. Ed è questa idea di “progetto per la vita di tutti” che definisce l’idea di “progresso” che va ben oltre il semplice sviluppo.
In Europa è la socialdemocrazia quella che più di ogni altra cultura politica ha rappresentato, dal dopoguerra ad oggi, questa sintesi tra sviluppo e progresso coniugando, nella prassi politica democratica, la valorizzazione dei diritti e delle energie individuali, senza le quali non c’è libertà, con la giustizia sociale, senza la quale non vi è diritto di cittadinanza per tutti. E aveva individuato nello Stato democratico il soggetto cui demandare tale compito. Di fronte alla grave crisi economica attuale, l’alternativa del modello socialista riappare così come vincente, a patto che torni a parlare alla gente d’Europa, a tutti i popoli ed in particolare ai giovani per restituire alle loro drammatiche incertezze quotidiane una risposta alta che l’individualismo solo, per quanto esasperato, non sarà mai in grado di dare.
(r.d.b.)