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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.3 - GIUGNO 2009

                     13/7/2009 - RICCARDO LOMBARDI (1° PARTE)

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di Bruno Becchi
Riccardo Lombardi negli anni dei governi di “svolta a sinistra”



In tempi di crisi economica e di assenza di iniziativa politica, di consociativismo sulle regole elettorali e di istituzioni parlamentari orfane di forze riformiste, progressiste e di sinistra è quanto mai opportuno riflettere su una figura esemplare del socialismo italiano come Riccardo Lombardi.
Nell’ambito di oltre un sessantennio di vita politica - dagli esordi, all’inizio degli anni venti, nel gruppo cattolico di Guido Miglioli alla morte avvenuta a Roma nel settembre 1984 - particolarmente interessanti risultano il pensiero e l'azione dell'esponente socialista nel periodo che va dalla metà degli anni cinquanta alla metà degli anni sessanta. Si tratta di un arco di tempo che, sul piano politico, registra grandi cambiamenti; uno su tutti, per limitarci all'ambito nazionale, il passaggio del PSI dalla strategia del frontismo a quella del centro-sinistra, cioè dall'alleanza con il Partito comunista a quella, a livello governativo, con la Democrazia cristiana, il Partito repubblicano ed il Partito socialdemocratico.
In questo contesto Lombardi si colloca come un assoluto protagonista, ad esempio, con il contributo dato all'aggiornamento teorico degli aspetti più obsoleti del marxismo o con il tentativo di corredare la politica di “svolta a sinistra” di un organico programma di riforme; entrambi presupposti indispensabili per dotare il movimento operaio italiano ed il Partito socialista in particolare di una reale “cultura di governo”.
In tutto ciò Lombardi si caratterizza per la tendenza prevalente a procedere secondo un metodo rigorosamente induttivo, partendo cioè dall'osservazione attenta della realtà oggettiva per adeguare ad essa le proprie idee e le proprie strategie. In sintonia con questa scelta metodologica, egli si mostra sempre aperto al confronto e disponibile ad accogliere sollecitazioni provenienti anche da ambiti culturali diversi ed esterni al suo tradizionale orizzonte di riferimento; basti pensare all’attenzione costante nei riguardi delle posizioni politiche di Nenni o dei teorici del controllo operaio, per quanto attiene al campo socialista, oppure di quelle di volta in volta prevalenti nella Democrazia cristiana, nel Partito comunista o nel gruppo liberal degli “Amici del Mondo”.
La fase dell’attività politica lombardiana di cui stiamo trattando è quella che potremmo dire delimitata da due emarginazioni: la prima imposta dall'apparato morandiano, che recluse il leader autonomista in una sorta di “lazzaretto politico”, costringendolo a svolgere un ruolo assolutamente marginale; la seconda ad opera dell'entourage nenniano, durante la quale Lombardi, pur non ritornando allo stato di relegatio dell'inizio degli anni cinquanta, verrà ugualmente a trovarsi nella totale impossibilità di influenzare le scelte politiche del gruppo dirigente del partito. Fra queste due emarginazioni si colloca la fase migliore del “lombardismo”.
Nel periodo dell'esperienza del centro-sinistra - che Lombardi ritiene esaurita già a partire dal luglio 1964 - è opportuno osservare come la politica estera sia rimasta piuttosto in ombra all'interno della sfera degli interessi lombardiani. Con questo non che sia completamente assente, come dimostrano le prese di posizione contro il riarmo atomico della Germania e quelle a favore del neutralismo; è indubbio però che, per un Lombardi tutto proteso a garantire, sul piano interno, l'interpretazione più autentica della “svolta a sinistra”, la politica estera abbia occupato un posto effettivamente di secondo piano. Ciò sia rispetto agli anni precedenti, caratterizzati dall'impegno per il superamento dei blocchi, per l'emancipazione dei popoli coloniali, per l'adesione dell'Italia al MEC, sia rispetto a quelli successivi, durante i quali grande importanza riveste all’interno dell’attività politica lombardiana la battaglia contro la guerra del Vietnam.
Un limite di concretezza è riscontrabile nella elaborazione della strategia delle riforme di struttura. Infatti proprio perché tale strategia avrebbe dovuto portare, sebbene in modo graduale, all'abbattimento del sistema capitalistico e dar vita ad un'autentica democrazia socialista era impensabile che la DC, partito espressione anche delle forze economiche capitalistiche, arrivasse a sostenere fino in fondo un simile programma.