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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.3 - GIUGNO 2009

                     13/7/2009 - GIACOMO BRODOLINI

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di Mauro Messeri
1968 – 1970 GLI ANNI DELLA CONTESTAZIONE E GIACOMO BRODOLINI


Nella lontana estate del 1967 mi trovavo a Parigi, insieme ad altri, invitati dal Consiglio d'Europa, prima di spostarci a Londra dove avemmo un breve incontro con il Primo Consigliere d'Ambasciata italiano.
Quest’esperienza ci servì ad entrare un po' nel merito di ciò che serpeggiava in Francia; qualcosa era nell'aria: violente manifestazioni di piazza si susseguivano costituendo le premesse per il fenomeno chiamato poi nel 1968 “Maggio francese “. Era facile intuire che venissero contagiati, e così fu, anche Paesi vicini, in particolare Italia, Inghilterra e Germania.
Infatti, puntuale come le stagioni, nel 1969 serpeggia in Italia - sia nel mondo della scuola che in quello della fabbrica- una profonda inquietudine. Gli insegnanti sono insufficienti, gli edifici scolastici inadeguati ed in gran parte risalenti ai primi del ‘900. Sul piano della didattica poi la storia d'Italia si ferma alla prima guerra mondiale. Le Università, in perenne carenza di fondi, sono inflazionate dal più scandaloso nepotismo, in molti Atenei da anni non si fanno più concorsi per l'accesso all'insegnamento. Si governa comunque la scuola italiana esclusivamente con i decreti legge di Giovanni Gentile del quale, se non vi e’ niente da dire come intellettuale, è innegabile costatare che abbia modellato la scuola secondo la più classica dottrina fascista e, dopo 25 anni dalla caduta del regime, ciò appariva intollerabile.
La classe operaia, sempre molto numerosa nel Paese, riceve salari per niente adeguati alle mutate esigenze delle famiglie di fine anni ’60. Il potere d'acquisto e’ in costante calo, tuttavia il malessere più sofferto dai lavoratori e’ la quasi totale assenza dei diritti fondamentali dei lavoratori. Io stesso, impiegato di concetto in un piccolo stabilimento di una multinazionale, insieme ad altri colleghi, andavo a ritirare la tessera del sindacato dietro un muretto ben lontano dagli occhi della Direzione e delle sue immancabili spie; il rischio era il licenziamento in tronco.
Nel 1969 fu dato avvio ad interminabili trattative, sotto la spinta anche fisica di infiniti cortei zeppi di slogan. Il più usato era : ” studenti ed operai uniti nella lotta. “ Non c'è dubbio che per i “ padroni “era suonato un campanello assolutamente da non ignorare. Ai cancelli della Sede Regionale della RAI, dove avevo preso servizio nel Gennaio del '68, non passava giorno che agguerriti gruppi di lavoratori non rivendicassero spazi per i loro problemi. La RAI, dicevano giustamente, è pubblica e quindi come tale appartiene anche a noi.
Tuttavia, dovendo un giudizio politico-sindacale di quegli anni “formidabili”, come li ha definiti un ex leader del '68 Mario Capanna, esso non può che essere nettamente positivo. In poco tempo si scrostarono da vari settori della vita degli italiani situazioni di disagio vecchie di anni; uno salutare scossone che fece respirare meglio operai, pensionati, studenti. Pochi, anche tra i politologi, avrebbero immaginato che tali avvenimenti, mutassero grandemente l'assetto delle relazioni tra le grandi Organizzazioni Sindacali e gli imprenditori. Tuttavia profonda fu l'amarezza dell’insorgenza di gravi degenerazioni che portarono al terrorismo estremista che avrebbe insanguinato il Paese. La maggioranza dei lavoratori voleva cambiare lottando insieme al sindacato con determinazione ma condannando nettamente la violenza.

A questo punto, cercando di interpretare il sentimento dei lavoratori italiani, voglio ricordare, a 40 anni dalla sua morte, la figura di un grande socialista: Giacomo Brodolini.
Nato nel 1920 a Recanati, si laureò in lettere a Bologna alla vigilia della II Guerra Mondiale cui partecipò come ufficiale di complemento su vari fronti. Dopo l'8 Settembre entrò nel Partito d'Azione e al suo scioglimento, aderì al P.S.I..Vice Segretario del Partito con De Martino in rappresentanza della sinistra interna.
Ebbene, a Giacomo Brodolini il mondo del lavoro deve molto, dall'onestà intellettuale alla volontà di ferro per portare in fondo, nonostante le gravissime condizioni di salute, quello che rimarrà il suo capolavoro politico sindacale: ”LO STATUTO DEI DIRITTI DEI LAVORATORI” detto più comunemente Legge 300. Da Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale, oltre che per la suddetta legge, si batté con tenacia per l'abolizione delle gabbie salariali Nord-Sud.
E' commovente riportare la motivazione con cui il Presidente della Repubblica -Giuseppe Saragat- alla morte di Brodolini, gli conferì la Medaglia d'Oro al valor civile: “….Esempio altissimo di tenace impegno politico dedicava con instancabile ed appassionata opera, ogni sua energia al conseguimento di una più alta giustizia sociale, dando, prima come sindacalista successivamente come parlamentare e, infine, come ministro per il lavoro e la previdenza sociale, notevolissimo apporto alla soluzione di gravi e complessi problemi interessanti il mondo del lavoro. Colpito da inesorabile male e pur conscio dell’ imminenza della sua fine, offriva prove di somma virtù civica, continuando a svolgere fino all'ultimo, con ferma determinazione e con immutato fervore le funzioni del suo incarico ministeriale, in una suprema riaffermazione degli ideali che avevano costantemente ispirato la sua azione.”
E' di questi uomini, di questi socialisti, che l'Italia avrebbe ancora bisogno.