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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.4 - AGOSTO 2009

                     11/9/2009 - FILICAIA E QUONA

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Dagli Etruschi e Romani ai Filicaia e Quona


La nostra zona era attraversata da una delle più importanti strade etrusche: quella che collegava Fiesole con Arezzo e con le altre città dell’Etruria meridionale. La strada scendeva da Fiesole verso Doccia, Monterifrassine, Montefiesole e dalla Pievecchia (Plebis Veteri) scendeva al ponte di Vico (detto ponte d’Annibale, esiste ancora il corpo di guardia romano) e, attraversava la Sieve, si divideva per il lago degli idoli e per Arezzo. I romani riusarono tale percorso sino alla costruzione della Cassia Vetus (180a.c.) che scendeva da Nipozzano e attraversava la Sieve con un ponte posto alla stretta del Fossato (una cinquantina di metri prima dell’attuale Ponte Vecchio) e quindi costeggiando il fiume (è la vecchia strada sotto il parco fluviale) arrivava sino alle Falle da dove salivano a Fiesole (Firenze ancora non esisteva).
Gli Etruschi ed i Romani hanno lasciato innumerevoli testimonianze nel nostro territorio: il citato ponte di Vico, la strada ancora visibile nel bosco di Bardellone dove si trova pure la cosiddetta tomba del bambino etrusco, le stele funerarie……
Dal periodo etrusco/romano si passa, solitamente, ai signorotti locali (Filicaia e Quona 1000 d.c.), infatti la nascita del nostro paese (Ponte a Sevis) si fa coincidere solitamente con la distruzione, da parte dei Fiorentini, del castello di Quona (1143); si presume che maniscalchi, fabbri, falegnami, contadini, soldati popolani e tutti gli altri che vivevano “all’ombra” del castello si siano spostati verso la pianura dei due fiumi che,attraversata dalla Cassia Vetus, poteva offrire occasioni di lavoro e quindi di sopravvivenza; nella zona erano già presenti le case torri dei Filicaia (sono ancora lì, nella loro splendida bellezza): del suddetto lungo periodo di tempo rimangono vari reperti la cui analisi può raccontarci la nostra storia……….
Il primo reperto è un altare circolare (proveniente da S. Martino a Quona), in pietra, lavorato sulla circonferenza e scavato su di una faccia dove si trova il quadrato di marmo su cui veniva conservato (nei tempi antichi) il SS. Sacramento. IL Concilio di Nicea del 325 d.c. decise che gli altari dovessero essere rettangolari: questo altare testimonia che sulle nostre colline, esisteva, sicuramente prima o intorno al 325 d.c. una comunità di cattolici. In pratica lungo la strada etrusco/romana si erano formate delle piccole comunità: agricoltori e forse albergatori, fabbri e maniscalchi; l’altare è l’attuale altare della cappella del Beato Angelico.
Il secondo splendido altare è ancora nella chiesa di S. Martino; è una pietra rettangolare lavorata a gradini con al centro il rettangolo di marmo e su di una faccia una scritta in greco che conferma l’esistenza di una precedente chiesa. (l’altare è stato datato intorno al 600 d. c.)
Per descrivere l'oggetto riporto quanto scritto, a suo tempo, dal Priore Don Guglielmo Lenzi (parroco di San Martino per ben 64 anni, laureato alla Normale di Pisa nel 1924, letterato, botanico, storico) in una relazione conseguente alla visita che il prof. Maetzke, allora sovrintendente alle antichità, effettuò per visionare il reperto.
"Ha diversi piani degradanti in facciata ed in quello più alto ed ampio a cornice parole, sillabe e frammenti dell'alfabeto greco.. Vi si fa parola di "tempio" (Nau) "innovato" (Kainou) "a Cristo" (Xsto)"

Il secondo altare conferma la presenza dei Bizantini nel nostro territorio, in seguito arrivarono i Longobardi i quali erano devoti a S. Michele Arcangelo e guarda caso la cappella dei Filicaia era dedicata proprio a S. Angelo. Abbiamo quindi i Filicaia posizionati lungo la Cassia Vetus (di fronte a Rosano,sempre lungo la strada, si trova il Palagio splendido esempio di borgo fortificato) e sulle colline una comunità di persone che faceva capo ai Quona che controllavano sia la vecchia strada etrusca sia la strada romana poiché il ponte (cosiddetto “ponte Maggio”) sulla Cassia Vetus era sotto il loro controllo e pretendevano la gabella dai passanti; poiché Filippo da Quona era cavaliere di Carlo Magno tutto lascia supporre che i Quona siano arrivati con i franchi o perlomeno abbiano ottenuto da essi il controllo del territorio
La conferma databile della presenza di comunità di persone, nel nostro territorio, in quei tempi, è confermata dalla vicenda di San Leolino. S. Leolino (Leoninus), vescovo di Fiesole, predicatore ed apostolo, patrono della chiesa di Rignano, fu martirizzato intorno al 300, durante la persecuzione di Massimiano. Il luogo del martirio è rilevabile da un'antico antifonario: " Videns gens Sivitanorum...." la frase indica i Sevitani o Sevesi come testimoni del martirio; il nome di queste popolazioni diviene dalla nostra vallata traversata dal fiume Sieve, in latino Sivis e pure Sevis.
Vincenzo Benvenuti