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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.4 - AGOSTO 2009

                     12/9/2009 - SANDRO PERTINI

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(SECONDA PARTE)
Egli era consapevole che solo attraverso una lotta senza quartiere e senza cedimenti sarebbe stato possibile fornire all’opinione pubblica la testimonianza chiara ed inequivocabile di coloro che si opponevano al fascismo; naturalmente, per Pertini, una simile testimonianza doveva manifestarsi soprattutto mediante l’azione. Un tale modo di far sentire la propria voce ed esprimere il proprio dissenso era sostanzialmente diverso da quello adottato pochi mesi prima da quei deputati che, all’indomani dell’assassinio di Matteotti, avevano scelto la strada dell’Aventino. Per l’esponente socialista, come per altri uomini e donne della sua generazione, che si affacciavano proprio in quegli anni alla vita politica del paese, la scelta della sola astensione dal parlamento era una resistenza troppo passiva ed in ultima istanza poco efficace. Per questo la risposta fu soprattutto l’azione e la dimostrazione evidente ed inequivocabile del loro antifascismo, anche a rischio di pagare in prima persona un prezzo molto alto ai principi di libertà e di democrazia.
All’idea della necessità di condurre un’opposizione intransigente Pertini rimase fedele per tutto il ventennio, tanto da meritarsi dalla Prefettura di Savona la definizione di “avversario irriducibile del Regime Fascista” . Ne sono esempi significativi, episodi – peraltro molto noti – come l’organizzazione, nel dicembre 1926, della fuga in motoscafo dall’Italia di Filippo Turati , l’accoglienza nel novembre 1929 della condanna da parte del tribunale fascista al grido di “Viva il socialismo ed abbasso il fascismo” , lo sdegnato rifiuto opposto nel febbraio 1933 alla domanda di grazia avanzata dalla madre, quando ella aveva saputo che il figlio si era ammalato di tubercolosi .
Tra i tanti episodi che ancora potremmo ricordare, uno sembra particolarmente degno di nota al fine di capire lo spirito di solidarietà umana e politica da cui Pertini era animato. Lo ha rivelato un testimone diretto, Giuliano Vassalli, che fu uno degli ideatori del piano per far evadere Pertini e Saragat dal braccio tedesco di Regina Coeli . Occorre precisare che in questa sezione venivano reclusi i sospettati di attività politica contro il regime e su di essi incombeva costantemente la condanna a morte. Infatti, i tedeschi avevano adottato la prassi di rispondere agli attentati partigiani con la fucilazione, per rappresaglia, di detenuti prelevati indiscriminatamente dalle carceri. Informato del piano di evasione, Pertini fece sapere che si sarebbe rifiutato di lasciare il carcere se, con Saragat e lui, non fossero usciti anche tutti gli altri socialisti detenuti insieme a loro. Per fortuna l'operazione riuscì e Pertini poté ritornare a combattere il fascismo ed il suo gendarme tedesco.
Sempre relativamente a quei terribili mesi trascorsi a Regina Coeli, praticamente in attesa di esecuzione, eloquente risulta la testimonianza di Saragat su Pertini, sul suo straordinario comportamento e sul significato da attribuire ad esso.
Pertini si comportava in carcere – e quale carcere! – come se si fosse trovato a casa propria nel periodo più sereno della sua esistenza. Prima di tutto curava l’abbigliamento e il decoro della persona. (…). Non dimenticherò mai la perfezione della riga dei pantaloni – quante cure la notte per metterli ben piegati sotto il pagliericcio! – e l’eleganza e la sprezzatura di stile con cui portava [l’abito del galeotto]. (…) Il volto era sempre accuratamente rasato (…).
Tra gente preoccupata e ansiosa della propria sorte, quel curare i piccoli particolari della vita quotidiana, come se la vita fosse al riparo da ogni pericolo, aveva un effetto morale enorme .
Tuttavia occorre sottolineare come l’ideale politico espresso dal termine “antifascismo” abbia assunto sempre per Pertini una valenza che va al di là di una mera connotazione negativa.
L'antifascismo non è stato e non poteva essere per lui una mera contrapposizione ad un evento tragico o la semplice negazione di un male; esso si caratterizza anche e soprattutto come affermazione di valori positivi, quali la democrazia, la libertà, la giustizia sociale e l'uguaglianza giuridica dei cittadini. Inteso in questo senso l'antifascismo si configura come un progetto politico preliminare dotato ancor oggi di grande vitalità.
) Cfr. N. JOTTI, Un grande ottimismo di fondo in Ciao Sandro, supplemento al n. 1-2 di “Argomenti socialisti”, gennaio-febbraio 1990, p. 18.
) S. PERTINI, E’ morto Adelchi Baratono, “Il Lavoro nuovo”, 30 settembre 1947 p. 1.
) Sotto il barbaro dominio fascista, numero unico, in Archivio Centrale dello Stato, Roma, Ministero dell’Interno, Casellario politico centrale, fascicolo Pertini Alessandro, e ora in S. CARETTI, M. DEGL’INNOCENTI (a cura di), Sandro Pertini combattente per la libertà, Manduria – Roma, Lacaita, 1996, cit. pp. 14-18.
) Verbale d’interrogatorio, in Archivio Centrale dello Stato, Roma, Ministero dell’Interno, Casellario politico centrale, fascicolo Pertini Alessandro, e ora in V. FAGGI (a cura di), Sandro Pertini: sei condanne due evasioni, Milano, Mondadori, 1970, p. 13.
) Verbale di arresto, in V. FAGGI (a cura di), Sandro Pertini: sei condanne due evasioni, cit. pp. 10-11.
) Profilo biografico di Sandro Pertini redatto dalla Prefettura di Savona in data 4 aprile 1929 – anno VII, in Archivio Centrale dello Stato, Ministero dell’Interno, Casellario politico centrale, fasc. Pertini Alessandro, e ora in S. CARETTI, M. DEGL’INNOCENTI (a cura di), Sandro Pertini combattente per la libertà cit. p. 48.
) Si veda la testimonianza di Pertini sui momenti salienti dell’espatrio del leader storico del socialismo italiano in Trent’anni di storia italiana. (1915-1945). Dall’antifascismo alla Resistenza. Lezioni con testimonianze presentate da F. Antonicelli, Torino, Einaudi,1961, pp. 95-98.
) Cfr. il fonogramma n. 204.465 del 30 novembre 1929 proveniente al Ministero dell’Interno dalla regia questura di Roma, Archivio Centrale dello Stato, Ministero dell’Interno, Casellario politico centrale, fasc. Pertini Alessandro, e ora in V. FAGGI (a cura di), Sandro Pertini: sei condanne due evasioni, cit. p. 164.
) Lettera al Presidente del Tribunale speciale, in data Pianosa, 23 febbraio 1933, in Archivio Centrale dello Stato, Roma, Ministero dell’Interno, Casellario politico centrale, fascicolo Pertini Alessandro, e ora in V. FAGGI (a cura di), Sandro Pertini: sei condanne due evasioni, cit. p.199 e la lettera alla madre, della stessa data, in Archivio Centrale dello Stato, Roma, Ministero dell’Interno, Casellario politico centrale, fascicolo Pertini Alessandro, e ora in V. FAGGI (a cura di), Sandro Pertini: sei condanne due evasioni, cit. pp. 203-205.
) G. VASSALLI, Un socialista indomabile, un patriota eccezionale, in Ciao Sandro, supplemento al n. 1-2 di “Argomenti socialisti”, gennaio-febbraio 1990, p. 31.
) G. SARAGAT, Prefazione a V. FAGGI (a cura di), Sandro Pertini: sei condanne due evasioni, cit. p. VIII. Per pura curiosità, può essere interessante aggiungere che anche Alberto Jacometti parla di Pertini come dell’“arbiter elegantiarum del confino” di Ventotene, in A. JACOMETTI, Ventotene, Padova, Marsilio, 1974, p. 39.