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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.4 - AGOSTO 2009

                     11/9/2009 - LA CRISI DEI SINDACATI

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La vera crisi è quella interna ai sindacati
Di Paolo Bagnoli

Accordi e ruoli in discussione. Cgil, Cisl e Uil senza l'arma più importante: l'unità d'azione
L'Italia è un paese che non ama i sindacati. I motivi sono complessi; fatto si è che, mentre verso le organizzazioni dei datori di lavoro si è, di solito, dimostrato una certa comprensione, verso quelle dei salariati si ama più fare il muso duro. Quasi che il loro agire derivasse da una pregiudiziale tesa a recare difficoltà all'insieme economico e produttivo. Le cose, naturalmente non stanno così, anche se corporativismi accesi ed ingiustificabili ve ne sono stati, ma vale per una parte come per l'altra. Il sindacato italiano è figlio di una storia particolare che lo ha portato, per lo più, su posizioni di difesa e di salvaguardia delle proprie posizioni e dei propri associati. Quanto si chiama conservatorismo, ma se andiamo a vedere, è più apparenza che sostanza. Crediamo che talora esso non sia riuscito a pensarsi per cosa esprime in una democrazia; vale a dire, una delle sue istituzioni fondamentali; un ruolo che ha pure dimostrato di saper assolvere quando la nostra convivenza democratica, per esempio, è stata messa a rischio dall'attacco terroristico delle bierre. Oggi esso, ma non è solo una specificità nostrana, versa in una crisi concettuale, prima ancora che di ruolo politico. Costretto ad agire in grandissima parte solo sulle questioni contrattuali e, per di più, di fronte ad una sostanziale destrutturazione del livello nazionale dei contratti di lavoro, esso ha finito per perdere peso ed è anche a rischio di derive particolaristiche. La perdita dell'unità d'azione, ossia dell'arma più forte che avesse a disposizione, è la dimostrazione più evidente della sua crisi. All'avvio della stagione dei rinnovi contrattuali, infatti, si presenta diviso. Non c'è da stupirsene in quanto, con l'accordo del 22 gennaio scorso tra governo e parti sociali non siglato dalla Cgil, era chiaro che si sarebbero prodotte conseguenze pesanti al momento dei rinnovi contrattuali di categoria. La spaccatura tra Cisl ed Uil, da una parte, e Cgil dall'altra, attraversa ad oggi i settori dei metalmeccanici e degli elettrici. Però, mentre per i primi la questione si poteva dare per scontata, diversamente poteva succedere per i secondi,considerate le caratteristiche di azione della categoria. Per altri settori ancora non si sa, ma le divisioni sembrano prodursi a catena. Crediamo non si tratti di lacerazioni facilmente sanabili perché, in generale, una crisi di ruolo avvolge tutti: infatti non è che Cisl ed Uil siano in difficoltà minori rispetto a quelle della Cgil ed, in un tale quadro, l'unità si allontana sempre più, come valore e come pratica. Sbaglierebbero però le controparti ad approfittarsene poiché, alla lunga, si innesterebbe un processo decoattivo più ampio. Dalle difficoltà in cui versano, tuttavia, i sindacati devono uscire da soli. Come? In primo luogo reinventando una cultura sul proprio ruolo e rappresentanza.
Paolo Bagnoli