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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.5 - OTTOBRE 2009

                     17/11/2009 - IL MURO DI BERLINO

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BERLINO: IL MURO DELLA VERGOGNA
di Mauro Messeri


Sembra incredibile ma è avvenuto nella “civilissima Europa” nel 1961. La divisione della città di Berlino in due parti, autentico obbrobrio che lede, nel più profondo, i diritti e le libertà dell'uomo: 1 Agosto 1961, dopo lo sbarramento della frontiera l’inizio della costruzione del Muro.
Grazie ad un libretto in lingua italiana reperito in Germania, il curatore dello stesso Thomas Flemming, ci documenta dagli archivi della DDR finalmente accessibili, ciò che trasmise la radio di Berlino Est, quella domenica mattina:
……….“ i governi degli stati del Patto di Varsavia si rivolgono al Parlamento e al Governo della DDR affinché alla frontiera con Berlino Ovest entri in vigore un nuovo ordinamento in grado di impedire efficacemente ogni attività eversiva nei confronti dei Paesi del Blocco socialista, garantendo nel contempo una sorveglianza affidabile in tutta l'area che circonda la parte occidentale della città.”………
Il discorso era fin troppo chiaro: Berlino Ovest rimaneva bloccata.
Lo sbarramento della città in quattro zone era una realtà. Il Presidente USA John Kennedy, subito informato, dichiarò con fermezza ma senza isterismi che lo sbarramento di Berlino Est per il mondo intero rappresentava l'evidenza della sconfitta del comunismo. Kennedy, con acume tattico, effettuò due operazioni: prima inviando 1500 soldati per rinforzo alla guarnigione e -subito dopo- partendo per Berlino il Vice Presidente L.F. Jhonson. In ambedue i casi le accoglienze dei tedeschi furono trionfali. Fra gli alleati occidentali si intrecciano fitte consultazioni, ma prevale il senso di non aggravare gli equilibri e le speranze. Lo stesso Borgomastro di Berlino Willy Brandt è dibattuto tra la coalizione che chiede energica protezione e di contro la necessità di non arrivare a posizioni irrimediabili.
Pericolosi giochi di forza, furono limitati.
Fece eccezione a metà Ottobre 1961, il minaccioso fronteggiarsi di numerosi blindati americani e sovietici a non più di 300 metri di distanza, vicino al punto di transito americano, il famoso Checkpoint Charlie. In 20 anni di muro le vittime sono state circa 250: la più drammatica, e fece il giro del mondo, la morte del diciottenne operaio Peter Fechter che, in corsa per raggiungere il settore americano, fu colpito dai Vopos alle spalle. Il poveretto venne lasciato più di un'ora a pochi metri dal Point Charlie i cui soldati - giovani della M.P. visibilmente amareggiati- si limitarono a gettare vicino al ferito una valigetta di pronto soccorso ma non si azzardarono ad entrare nel territorio sovietico di Berlino Est. La folla scagliò alcuni sassi al pullman che trasportava i soldati sovietici al monumento dei caduti, ma al contempo furono anche lanciati alcuni insulti ai militari delle forze armate USA per non aver oltrepassato il confine. Si trattò di una decisione che avrebbe avuto degli sviluppi imprevedibili.
La burocrazia comunista la faceva da padrone, chi scrive lo sperimentò di persona: con un gruppo di giovani europei infatti, nel 1964, entrai nella zona Est dal settore sovietico, ma per un cavillo sul mio nome nella lista i militari sovietici mi fu fatto capire che dovevo aspettare senza darmi alcuna spiegazione. Piuttosto contrariato mi recai al punto di passaggio degli Stati Uniti dove un giovane e cortese tenente mi rassicurò dicendo che i sovietici ogni tanto usano mettersi in risalto con pretestuosi cavilli…. Il giovane ufficiale continuò tranquillizzandomi sul fatto che dopo poche ore sarebbe arrivato sul luogo il colonnello comandante e che non ci sarebbe stato alcun problema. Quando rientrai la brezza faceva sventolare la bandiera degli Stati Uniti sull’alto pennone. Confermai a me stesso di aver fatto a suo tempo la scelta giusta: pur con tanti problemi ed errori, la grande nazione americana rimaneva un punto sicuro, un baluardo di riferimento per le democrazie occidentali.
Ormai sono trascorsi vent’anni da quel 1989, allora in URSS e’ presidente Michail Gorbaciov, il famigerato muro di Berlino sta sgretolandosi, una marea di folla si rovescia nei punti di passaggio ed al grido di “porte aperte porte aperte“ gli sbarramenti cedono e i berlinesi dell'Est sono ebbri di gioia per la riconquistata democrazia. A chi non avesse seguito tutti gli avvenimenti di quei giorni è sufficiente ricordare due stati d'animo di Capi di Stato europei: Francois Mitterand: ”se alla Germania verrà concesso di espandersi territorialmente, l'Europa ne pagherà le conseguenze” e poi, ancora, Margaret Thatcher sbigottita: ”che orrore tutti i deputati in piedi che cantano Deutschland Uber alles.”
Al di là del filo spinato oramai travolto, proprio al Point Charlie la folla cantava a squarcia gola nel punto ove non fu possibile salvare la vita del giovane Peter Fechter.
L'abbattimento di questo muro della vergogna, a parte i successivi e non indifferenti problemi, rappresenta per noi uomini liberi da qualsiasi regime, la volontà di un mondo finalmente senza barriere.