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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.6 - DICEMBRE 2009

                     18/12/2009 - FAUSTO COPPI

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“UN UOMO SOLO AL COMANDO, LA SUA MAGLIA E' BIANCO-CELESTE.........”
Ricordo del campionissimo.


Tutti coloro che ci leggono, sanno bene che il nostro giornale - “ Laburista notizie “ - si occupa essenzialmente di storia e politica. Questa volta però, e ne chiedo scusa ai lettori, mi sono fatto vincere dal ricordo di un atleta indimenticabile che in Italia non ha avuto uguali: Fausto Coppi.
Il prossimo due Gennaio ricorreranno cinquant’anni dalla sua morte, abbastanza incredibile, dovuta all’aver diagnosticato come semplice influenza un attacco di malaria contratta in Africa durante un safari. Come tifoso di Bartali fin dalla nascita, ho sempre sportivamente riconosciuto l'appellativo di campionissimo attribuito a Coppi, ma in corsa era per tutti l'Airone e, come tale, famoso per l'eleganza e la regolarità “del volo” specie su tragitti molto lunghi. Documentato e preciso il servizio fatto sull'argomento mesi fa dal giornalista Gianni Mura su un grande quotidiano nazionale, il quale ha scritto giustamente in apertura: “……. il rischio, quando si parla di Coppi, è che tutto sia leggenda ed è facile, parlandone da morto, dire che ad entrare nella leggenda era predestinato…..” Eppure il grande Fausto era vissuto nelle ristrettezze come tutti i contadini di novant’anni fa.
Durante la guerra perse anni d'oro a causa della prigionia in Tunisia. Furono tre anni di fermo totale seppure gli Inglesi lo trattarono con civiltà e rispetto. Nel 1946 tornò in Italia e si preparò subito vincendo alla grande la Milano - Sanremo. Il giro d'Italia del 1947 fu suo dopo una battaglia con il leone dell'epoca, il suo capitano Gino Bartali. Ha ragione Gianni Mura quando afferma che Coppi senza Bartali non sarebbe diventato Coppi. L'Italia dello sport ha avuto sempre fame di dualismi e nel ciclismo trovò davvero di che sfogarsi.
Il Paese aveva costruito i due personaggi secondo le contingenze politiche di allora, Coppi era “rosso” e Bartali “ l'uomo dei preti ”: in realtà invece Coppi era iscritto alla DC e Bartali non aveva alcun aggancio di partito. Forse le successive vicende personali di Coppi - in particolare la comparsa della “dama bianca” - dettero però l'impressione di una giusta analisi. Coppi tifava Torino mentre Bartali, come larga parte del contado, aveva simpatie juventine, asserendo che i colori bianco e nero erano anche sulla bandiera del suo paese natale Ponte a Ema.
Essendo fortemente appassionato di ciclismo non potevo mancare nel 1958 alla punzonatura del gran premio giornale “ La Nazione “ del quale si celebrava il centenario ed a Firenze aveva la sede in via Ricasoli. Improvvisamente mi trovai davanti a Coppi, scesi d'istinto il marciapiede per stringergli la mano con un leggero abbraccio. Ebbi l'impressione di uno sguardo con un'ombra di tristezza o forse solo di timidezza: poi con agilità proseguì sempre da solo con la sua bicicletta verso l'albergo in via de’Calzaioli.
Ero emozionato per aver salutato un mito. Mentre camminavo mi scorrevano nella mente molti ricordi tra cui la voce di Mario Ferretti - radiocronista RAI - che faceva abitualmente la cronaca radiofonica senza nominare l'atleta in fuga, ma aprendo con la famosa frase “ un uomo solo al comando, la sua maglia - amici sportivi - è bianco celeste”, maglia che prese poi i colori dell'iride nel 1953 con Fausto Coppi Campione del mondo.
< Grazie, Airone del ciclismo mondiale, non ti dimenticheremo mai…Tu che hai dominato sulle più alte vette d'Europa, da Campionissimo sei andato in fuga improvvisamente nella “tappa” più difficile e misteriosa verso il traguardo dell'Infinito.
M.M