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SIEVE NEWS - NOTIZIE ED EVENTI IN VALDISIEVE E MUGELLO

Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.6 - DICEMBRE 2002

                     31/12/2002 - PER UN NUOVO RIFORMISMO IN ITALIA

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O
ggi in tanti si dicono riformisti: a destra come a sinistra. Oggi in tanti si dicono liberali e favorevoli all’economia di mercato: a sinistra come a destra. Come mai il riformismo viene spesso visto come terreno indistinto, né di destra né di sinistra?
Occorre riconoscere che c’è un riformismo di destra, come quello di Bismark volto a tenere gli operai tranquilli, e un riformismo “progressista” che è quello generalmente al quale si fa riferimento quando si parla di riformismo, è giusto anche distinguere fra riformismo liberale, come quello di Smith, Einaudi e di Cattaneo, e il riformismo di tipo socialista, come quello di Turati, Treves, Matteotti, Pertini ecc. Quando si parla di riformismo di solito si intende riferirsi a questo. Il riformista è accomunato dall’obbiettivo di cambiare la società attraverso riforme graduali per ridurre le disuguaglianze e estendere le libertà.
In Italia in questo momento ci troviamo nella situazione che l’opposizione “riformista” non fa la sua parte; l’Italia avrebbe bisogno di riforme strutturali come per il mercato del lavoro, nella pubblica amministrazione, nell’istruzione, ma i no sia da destra che da sinistra le bloccano, le ritardano; sono i no dell’opposizione di sinistra che a noi “riformisti” interessano e preoccupano.
Lo stato d’animo riguarda, appunto il modo migliore di fare opposizione a questo governo. Il “non basta dire no” è infatti la reazione convinta di chi ritiene che non si batta la destra al potere soltanto parlandone male. O limitandosi a descrivere gli errori e gli abusi. O dicendo un no di principio a qualsiasi progetto provenga dalla destra.
Basta parlare sempre di Berlusconi come l’origine di tutti i mali, così si finisce per rafforzarlo….Oppure: perché non cercare di essere costruttivi, perché non alternare proposta a proposta? In fondo tolte le astrattezze che affliggono i partiti della sinistra, forse è davvero questo lo spartiacque che oggi divide l’opposizione. Non tra riformisti e massimalisti di un secolo fa, bensì la differenza tra chi sostiene: non basta dire no, e chi risponde: giusto, ma intanto diciamolo forte questo no!
Il riformista pensa sempre in termini di governo. Una sinistra riformista è dunque di necessità logica una sinistra di governo. Lo è quando è maggioranza, lo resta quando è opposizione. Ma in Italia siamo presenti di fronte ad una triste anomalia. Come si fa a dialogare con un governo il cui premier è gravato dal più gigantesco conflitto d’interesse del mondo? Come si fa a dialogare con un governo sostenuto da un partito (di avvocati) in permanente fuga dalla giustizia?
Non basta dire no, sembra un contro slogan per le grandi manifestazioni di protesta dell’opposizione. E’ inutile negarlo: la piazza non si addice a tutti i riformisti, alcuni non fanno nulla per sollecitarne i favori. Eppure i cortei del sindacato contro il patto dell’Italia, i cortei dei girotondi contro la legge Cirami, i cortei dei giovani contro le ingiustizie del pianeta sono (o dovrebbero essere) tutti voti per l’opposizione. E i voti sono indispensabili per chi, non limitandosi a pensare in termini di governo, al governo ci vuole andare davvero. E allora perché tanta sofferenza? Forse c’è già chi vede la sinistra sdoppiata?
La sinistra riformista, moderata, responsabile e che pensa in termini di governo, e la sinistra rivendicativa, no global e girotondina, condannata per sempre a pensare in termini di opposizione?
Preferiamo non crederlo

di A.C