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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.6 - DICEMBRE 2009

                     18/12/2009 - PERTINI STATISTA

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(seconda parte)
A Pertini si deve anche l’inaugurazione di un rapporto più stretto fra presidenza della Repubblica ed esecutivo; un rapporto nuovo rispetto al passato, fatto di continue richieste di informazioni e di sollecitazioni ed interventi in prima persona di fronte a quelli che egli riteneva ingiustificati ritardi. Il fatto che tutto ciò si fosse svolto sempre con grande determinazione e rigore, ma, al tempo stesso, nell’assoluto rispetto dei poteri previsti dalla carta costituzionale portò ad una valorizzazione degli “organi statuali preposti al controllo della corretta gestione dello Stato” .
Nel corso del suo settennato ai vertici dello Stato Pertini diede la possibilità a più di 600.000 ragazzi di avvicinarlo nel palazzo del Quirinale e di discutere con lui sui grandi temi di attualità, dalla disoccupazione giovanile alla pace, dalla scuola alla libertà, dall'onestà ai diritti civili. Si tratta di grandi questioni, nei confronti delle quali Pertini aveva mostrato sensibilità ed interesse durante l’intero corso della sua vita e che ritroviamo puntualmente presenti nei passaggi più significativi del messaggio rivolto alle Camere, al momento del suo insediamento, quale Presidente della Repubblica . Pensiamo ad esempio al tema della pace, riguardo al quale Pertini diceva:
Se resta semplice assenza di guerra , la pace è un recipiente vuoto o dal contenuto incerto. La pace ha una sostanza che è dialogo, fiducia, distensione, intesa, disarmo e, da ultimo, eventuale cooperazione nel quadro di un ordine internazionale legittimato dal consenso .
Di nuovo quindi anche per la pace, come per la libertà, vi è il concetto, estendibile a tutta la sfera dell'attività politica, dell'ottenimento dei risultati attraverso una conquista del giorno dopo giorno condotta con costanza e determinazione e a prezzo talvolta di sacrifici e rinunce.
L'idea della rinuncia, ed in particolare della rinuncia ad una quota di sovranità nazionale da parte dei vari Stati, è alla base, nelle convinzioni di Pertini, della costituzione dell'unità politica europea. Tema, quest’ultimo, verso il quale egli aveva mostrato una sensibilità di vecchia data, aderendo fin dagli anni del confino al Manifesto europeista di Ventotene elaborato da Colorni, Spinelli e Rossi nel 1941. Per Pertini, l'unità economica dell'Europa non può essere che una tappa sulla strada dell'unità politica, a sua volta, ritenuta un presupposto importante per favorire la soluzione di problemi non solo internazionali, ma anche interni ai vari paesi. E' il caso, ad esempio, della disoccupazione, dello sviluppo economico, della formazione professionale, della sicurezza e del disarmo. In questo senso, egli definisce l’Europa unita un “ideale necessario” , precisando che “la “non Europa” è dispersione di forze, spreco di risorse, aggravio di costi. L’Europa unita è concentrazione, risparmio, riduzione di costi” . Al riguardo, è da ricordare anche come, nel 1979, ovvero meno di un anno dopo l’inizio del suo mandato presidenziale, si tenessero le prime elezioni del Parlamento europeo, che egli giudica un fatto di grande rilievo, perché “l’unità europea potrà così realizzarsi in modo più concreto” . Che l’unità europea assuma realmente un carattere di concretezza è una delle sue preoccupazioni ricorrenti. Solo un Parlamento dotato di effettivi poteri legislativi e di controllo ed un governo in grado di prendere
Segue a pagina 10
(continua da pagina 6) decisioni valide e obbligatorie per tutti i Paesi possono creare le condizioni per “un’Europa veramente unita” .
Che dire poi della sensibilità manifestata nei confronti della difesa dei diritti civili? Sarà un tema particolarmente sentito se, appena tre giorni dopo la sua elezione, invierà un telegramma al leader sovietico Breznev per protestare nei confronti dei processi allora in corso contro i dissidenti. In particolare in esso si legge: “Sento di dovermi rendere interprete dell’attesa dell’opinione pubblica italiana affinché i diritti umani sanciti nei principi dell’atto finale di Helsinki non vengano lesi dai procedimenti giudiziari in corso” . E coerentemente con quanto espresso in quella circostanza rivolgerà vibranti proteste, ad esempio, al governo di Pretoria, per il regime di segregazione razziale in vigore nella Repubblica Sudafricana o ai vari despoti della terra, si trattasse dell'Ayatollah Komeini, per i barbari metodi di lotta politica praticati in Iran o del generale argentino Bignone, per il dramma dei desaparecidos.
Resta ancora da sottolineare l’afflato etico che è soffiato su tutta la vita politica di Pertini. Il problema morale, da lui avvertito sempre con estrema chiarezza, è stato così efficacemente definito: “La moralità dell'uomo politico consiste nell'esercitare il potere che gli è stato affidato al fine di perseguire il bene comune” . Si tratta di un’affermazione che, nei suoi contenuti essenziali, riecheggia un passo saliente del discorso di giuramento pronunciato di fronte alle Camere riunite in seduta comune il 9 luglio 1978, nel momento in cui si apprestava ad assumere la più alta carica istituzionale. In quell’occasione egli aveva dichiarato che “la Repubblica sia giusta e incorrotta, forte e umana: forte con tutti i colpevoli, umana con i deboli e i diseredati” .
Assolutamente coerente con quanto appena ricordato è la risposta data a Raffaello Uboldi, il quale gli aveva chiesto come vorrebbe che fosse ricordato il presidente Pertini: “Come (…) un uomo che pur compiendo qualche errore ha fatto il suo dovere nell’interesse della nazione e del popolo italiano. E’ stato un uomo giusto, che ha cercato di essere sempre giusto” . Sono parole significative perché in esse si ritrovano le componenti essenziali del pensiero e dell’azione politica e istituzionale, in altri e più sintetici termini, del socialismo di Sandro Pertini. Vi è infatti il senso della fallibilità umana, del dovere verso il popolo, della giustizia, cui si aggiunge indirettamente anche il principio della libertà e della democrazia, che, sappiamo, egli non considerò mai separati dal suo ideale politico. In tutto ciò, però, c’è anche altro, perché il riferimento al senso del dovere, alle idee di popolo e di nazione, unito all’importanza attribuita al ruolo della coscienza, quale giudice supremo del proprio operato, al concetto di attività politica come missione e prevalentemente come azione, fanno emergere chiaramente i referenti risorgimentali, e in particolare mazziniani, di Sandro Pertini.
Pertini, dunque, fu per un verso l’erede ideale di una componente importante del processo di unificazione nazionale ottocentesco, per un altro uno dei principali protagonisti della Resistenza, per un altro ancora uno degli artefici del riscatto dagli anni bui di oltre un trentennio fa; Pertini fu insomma l’uomo dei tre Risorgimenti nazionali.