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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.6 - DICEMBRE 2009

                     18/12/2009 - PERTINI STATISTA

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(prima parte)
Sandro Pertini statista
di Bruno Becchi

Pur essendo stato un fedele militante ed un tenace difensore dell'autonomia e della dignità del suo partito, Pertini ha dato il meglio di sé nelle istituzioni e per le istituzioni. Egli esercitò sempre con grande senso di responsabilità il ruolo di semplice senatore e deputato prima e di Vice-presidente e Presidente della Camera poi . Si distinse per uno stile esemplare e rispettoso dell'istituto parlamentare, mostrando in ogni circostanza di essere ispirato da una concezione della dialettica politica basata sul riconoscimento che maggioranza ed opposizione svolgono ruoli diversi, ma entrambi indispensabili al mantenimento e allo sviluppo del sistema democratico.
Pertini era dotato di una fiducia incondizionata nel Parlamento, che non dimenticava mai di considerare il luogo in cui il popolo esercita il proprio diritto a governare e a controllare chi governa. Proprio nell’esercizio di questo diritto si esprime quella sovranità popolare che è alla base della nostra carta costituzionale. In questo contesto, assai lungimirante risulta l’interpretazione della funzione dei partiti politici, ritenuti elementi decisivi in un sistema di democrazia indiretta, in quanto, rappresentando il trait d’union tra rappresentanti e rappresentati, danno concretezza alla funzione della delega popolare. Da una simile concezione, che è l’essenza della democrazia rappresentativa, deriva un ruolo di grande responsabilità per il parlamentare, ma anche per l’uomo politico più in generale. Non sarà eccessivo parlare dell’impegno politico come missione o vocazione. Infatti con il grande sociologo tedesco Max Weber possiamo affermare che
Solo chi è sicuro di non venir meno anche se il mondo, considerato dal suo punto di vista, è troppo stupido e volgare per ciò che egli può offrirgli, e di poter ancora dire di fronte a tutto ciò: “Non importa continuiamo!”, solo un uomo siffatto ha la “vocazione” per la politica .
E cosa, se non proprio il fatto di avvertire nei riguardi della politica il senso della “chiamata”, spinse Pertini ad accettare, nel 1978, la carica di Presidente della Repubblica all'età di 82 anni e in una situazione di estrema difficoltà per il Paese? Era infatti in atto una pericolosa divaricazione fra il popolo italiano e i suoi rappresentanti, con conseguente perdita di fiducia da parte del primo nei confronti dei secondi. Una serie di scandali che era arrivata a sfiorare i vertici dello Stato rischiava di creare nel paese una frattura insanabile fra cittadini e classe politica. Perfino Giovanni Leone, predecessore di Pertini al Quirinale, fu costretto a dimettersi dall'alta carica perché il suo nome fu associato a quello di altri esponenti del mondo della politica e dell'alta finanza coinvolti nella vicenda Lockheed, una poco decorosa storia di tangenti legata a commesse di aerei.
Furono anni davvero difficili quelli a cavallo dell’elezione di Pertini alla Presidenza della Repubblica. Fu infatti quello anche il periodo in cui più forte si fece l'attacco terroristico alle istituzioni, con uccisioni a ripetizione di magistrati, sindacalisti, giornalisti e uomini politici, fra i quali il presidente della Democrazia cristiana Aldo Moro. Il quadro nazionale era reso ancor più fosco dal perdurare delle azioni delittuose della criminalità organizzata, dalle stragi del terrorismo nero, dalla scoperta di poteri occulti ed in primis della loggia massonica P2, nei cui elenchi di affiliati figuravano persone di primo piano del mondo degli affari, della politica e dell’esercito. A tutto ciò si aggiungevano una crisi economica preoccupante, che aveva i suoi aspetti più evidenti in un’inflazione, una disoccupazione ed un deficit pubblico giunti a livelli molto elevati, ed una instabilità politica senza paragoni tra le più avanzate democrazie occidentali. Il Paese sembrava dunque in ginocchio e l’alternativa era tra giacere definitivamente o rialzarsi, anzi “risorgere”, visto che qualche autorevole esponente politico aveva già parlato di morte della “prima Repubblica” .
L’inevitabile aut aut si risolse a favore del secondo termine del dilemma, cosicché, per una sorta di proprietà transitiva, non sarà improprio parlare di un nuovo “risorgimento”. Infatti era stato Pertini stesso a parlare della Resistenza come di un “secondo Risorgimento” e della mobilitazione popolare contro il terrorismo della fine degli anni settanta di “una nuova Resistenza” . In un quadro così irto di difficoltà, le risposte delle istituzioni e dei cittadini risultarono tali da consentire al Paese di risollevarsi. In particolare, di fronte al terrorismo, sia stato esso rosso o nero, vi fu una mobilitazione collettiva del popolo italiano che permise di sconfiggere questo gravissimo fenomeno politico-sociale e conseguentemente di riabilitare l’Italia sul piano internazionale, dove sempre più diffusa si faceva l’impressione che i poteri dello Stato e i cittadini assistessero impotenti all’ormai imminente crollo delle istituzioni repubblicane. In questo contesto assolutamente di primo ordine fu il ruolo svolto da Pertini. La sua elezione ed il suo atteggiamento intransigente nei confronti sia del terrorismo sia della P2 fecero sì che il popolo, la magistratura, la classe politica ritrovassero la fiducia necessaria per porre fine a quella spirale di violenza, di sangue e di torbide trame che pareva inarrestabile.
Da presidente della Repubblica, Pertini seppe compiere scelte difficili anche sul piano più strettamente politico, prendendo atto dell'esaurimento dei vecchi equilibri e sostituendoli con dei nuovi. A lui si deve l'interruzione del monopolio democristiano sulla presidenza del Consiglio, con la nomina di Giovanni Spadolini; e se il repubblicano Spadolini, fu stato il primo capo di governo laico dalla fine del gabinetto Parri (giugno-novembre 1945), Bettino Craxi fu il primo socialista in senso assoluto a ricoprire quell’incarico.