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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.6 - DICEMBRE 2009

                     18/12/2009 - QUESTIONE GIUSTIZIA

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QUALE GIUSTIZIA?
Di Marino Bianco*

Il titolo è preso a prestito da un'autorevole rivista che da molti anni non si pubblica più. E l'argomento è quello che oggi alimenta il più aspro scontro politico nel Paese, anche tra i poteri dello Stato (Governo, Parlamento, Magistratura).
Ma, appunto e con riferimento ai temi di quella pubblicazione, i mali della Giustizia, o meglio dell'amministrazione della Giustizia, nascono molto addietro nel tempo, e su di essi i socialisti hanno avuto idee e proposte chiare fino dai primi sintomi.
Anche se, attualmente, il confronto è fortemente inquinato dal “berlusconismo” e dall’ “antiberlusconismo” la riforma dell'amministrazione della Giustizia si imporrebbe dunque senza altri ritardi.Conviene ricordare la posizione e le proposte reiterate dei socialisti.
Essi sono da sempre schierati per il “giusto processo”, che richiede, pur nell’assoluto rispetto della indipendenza della Magistratura, la netta distinzione, nella Giustizia penale, delle funzioni inquirente e requirente da quella giudicante, che può essere realizzata soltanto con la separazione delle carriere tra Pubblici Ministeri e Giudici, e con la istituzione di due distinte sezioni del Consiglio Superiore della Magistratura, con criteri che ne evitino la trasformazione in organismi politici in competizione e contrasto con altri vertici dello Stato, come non infrequentemente ora avviene.
In particolare, in tale quadro occorre ripristinare un equilibrio tra il potere legislativo-esecutivo e quello giudiziario, che salvaguardi la parità e l’autonomia dell’uno e dell’altro.
La Giustizia in uno stato moderno e democratico deve ritenersi non già una funzione sacrale, ma un servizio come gli altri alla collettività; e, allora, oltre alla risoluzione delle grandi questioni ordinamentali, occorre superare le inveterate inefficienze e improduttività del servizio-Giustizia, che si riassumono in:
• carenze generali di organici sia nei ruoli dei Giudici che in quelli dei Pubblici Ministeri, nonché in quelli degli ausiliari;
• disorganizzazione logistica, per inadeguatezza degli uffici e della distribuzione delle sedi nel territorio, con necessità di rivedere Distretti di Corte di Appello, Circondari di Tribunali e loro Sezioni Distaccate, uffici dei Giudici di Pace, resistendo alle spinte e controspinte campanilistiche e talora clientelari esercitate nel passato;
• obsolescenze strumentali, e dotazione ancora più che scarsa dei sistemi di più avanzata tecnologia;
• assenza di sistematica e continua selezione tra i Magistrati, per l’accertamento delle competenze e delle capacità ad affrontare tematiche e compiti (il superamento del concorso d’ingresso, con il privilegio della inamovibilità – pretesa garanzia di indipendenza – non può considerarsi sufficiente a garantire impegno, continuità, competenza, sistematica formazione e senso di giustizia;
• carenza di controlli sulla attività giudiziale ed inadeguatezze dei codici processuali (ad esempio: l’abnorme durata delle c.d. vacanze estive e della sospensione dell’attività giudiziaria; la scandalosa durata dei processi penali e delle cause civili, (per la quale l’Italia è stata più volte condannata in sede europea), il ritardo nel deposito delle decisioni…);
• l’inconcepibile organizzazione in “correnti” nella Associazione Nazionale Magistrati, che produce la “politicizzazione” dei Giudici, i quali, per dettato costituzionale, dovrebbero essere “soggetti soltanto alla legge”;
• l’assenza di una effettiva responsabilità civile personale dei Magistrati per i casi di dolo e di colpa grave (si pensi soltanto al significativo caso Tortora), ad analogia di quanto avviene per gli altri funzionari della Pubblica Amministrazione (l’autonomia e l’indipendenza e la soggezione soltanto alla legge non possono escludere e anzi richiedono espressamente la responsabilità derivante dalle norme e dai principi generali del nostro ordinamento giuridico).
Nella crisi della Giustizia, come pubblico servizio, e quindi più esattamente nella amministrazione della Giustizia, va individuata una delle cause della mancanza di sicurezza, sotto il profilo della ragionevole durata dei processi, della c.d. “certezza della pena”, che eserciterebbe anche funzione preventiva per il c.d. “effetto di deterrenza”, della tempestiva soddisfazione dei diritti individuali.
Ne soffrono la stabilità e la credibilità delle istituzione, e pertanto sia la democrazia che l’economia.
La questione Giustizia è all’ordine del giorno. E anche su tale terreno, nei prossimi mesi, si misurerà il senso dello Stato e la responsabilità della classe politica (maggioranza ed opposizione in Parlamento), e se, senza intenti strumentali, si vorranno davvero tutelare gli interessi e i diritti dei cittadini.
Marino BIANCO
*(del Comitato di Coordinamento Provinciale del PSI)