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SIEVE NEWS - NOTIZIE ED EVENTI IN VALDISIEVE E MUGELLO

Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.1 - FEBBRAIO 2010

                     4/3/2010 - EUGENIO AZZERBONI 2

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(continua)
Pertanto, in sintonia con quanto avveniva nel mondo socialista del resto del paese, l’organizzazione del tempo libero promossa da Eugenio Azzerboni a Pontassieve si caratterizzò per una sua finalità politica, magari meno diretta di altre organizzazioni – in primo luogo ai gruppi, ai circoli e alle sezioni -, ma ugualmente politica. Infatti sia la Filarmonica che la Filodrammatica svolgevano rispetto a tali organizzazioni attività più libere e con scopi politicamente meno diretti, ma certamente non apolitici. Basti pensare che all’interno dell’universo socialista le attività delle bande musicali mobilitavano energie in modo collettivo, contribuendo a formare una coscienza di classe e quelle delle compagnie teatrali, oltre a questa funzione socializzante, ebbero quella di denunciare le ingiustizie della società capitalistica nei confronti dei ceti operai o comunque popolari e a prefigurare le caratteristiche di quella socialista; prospettiva quest’ultima che appare anche a chiusura dell’Inno degli elettori socialisti, anch’esso frutto di un’attività più artistica che politico-organizzativa dell’autore. A tutto ciò si deve aggiungere poi la più generale funzione educativa, culturale e ricreativa - ovvero politica in senso lato – ed infine quella per raccogliere fondi da destinare alle attività più strettamente legate all’associazionismo .
Anche sotto questo aspetto di ampio respiro appare l’intuizione di Eugenio Azzerboni che stringere rapporti di reciproca collaborazione con analoghe compagnie teatrali e con figure legate al teatro del resto del Paese fosse funzionale ad allargare i confini ancora assai angusti del socialismo locale. A questo proposito interessanti furono i legami che Azzerboni stabilì con il commediografo socialista mantovano Ulisse Barbieri; un rapporto che finirà con l’andare al di là degli aspetti puramente politico-culturali, arrivando ad investire anche la sfera più prettamente inerente l’amicizia con episodi di autentica fraternità personale.
La vicenda politica di Eugenio Azzerboni conobbe in modo pressoché inevitabile, al pari di altri esponenti del Circolo socialista di Pontassieve, anche la scure della repressione crispina, con arresti e condanne dietro l’accusa di essere “sovvertitori dell’ordine pubblico” (ottobre 1894). Passata la crisi successiva a questi eventi, Azzerboni riprese l’attività politica ed organizzativa, impegnandosi nella vertenza delle trecciaiole toscane e di Pontassive in particolare ed accettando la candidatura alle elezioni politiche, nel Collegio di San Casciano Val di Pesa, ed a quelle provinciali e comunali, risultando eletto in entrambe queste ultime e diventando il primo consigliere comunale socialista di Pontassieve. Fu questa della seconda metà degli anni novanta la fase in cui Azzerboni assurse a vero e proprio protagonista politico, con la doppia candidatura alle politiche del 1897, ancora nel Collegio di San Casciano ed in quello di Montevarchi, senza risultare eletto, ma con buoni risultati in termini di consenso, con l’impegno politico, sociale e culturale locale, con la partecipazione al Congresso regionale del Partito a Livorno in luglio ed a quello nazionale di Bologna a settembre.
Ancora una volta però un’ondata repressiva, quella che segui la crisi di fine secolo, si abbatté sui socialisti e sulle loro strutture organizzative, anche della Toscana e di Pontassieve in particolare.
Con il ritorno alla normalità si inaugurò l’ultima fase della vita politica e della vita tout court di Eugenio Azzerboni in cui egli riprese a pieno ritmo il proprio impegno nei suoi consueti e settori ed ambiti territoriali di interesse.
All’attività politico culturale di Eugenio Azzerboni si deve attribuire anche l’Inno degli elettori socialisti, scritto in occasione delle elezioni politiche del 1900 e per la lettura del quale si rimanda alle pagine 99 e 100 del libro di Donatella Cherubini. Si tratta di un testo degno di nota più che per il suo valore poetico intrinseco per il contenuto e le finalità politiche per le quali è stato scritto. In esso si apprezzano soprattutto l’invito alla riscossa ed alla compattezza dell’iniziativa politica attraverso l’uso del voto, nel rispetto di quei principi gradualisti e legalitari propri del socialismo riformista. Tutto ciò nella prospettiva della realizzazione di una “nuova civiltà”, senza oppressori, avente per simboli due strumenti di lavoro, di progresso e di vita – l’aratro e il martello – in luogo di due strumenti di guerra, di distruzione e di morte come la spada e il cannone. Ed è con questo afflato di pace e di speranza che si conclude l’Inno.
A dispetto della modesta notorietà dunque Eugenio Azzerboni si configura come un uomo politico che in poco più di un quindicennio di attività ha lasciato un segno profondo nell’emancipazione politica, sociale e culturale delle classi popolari in Toscana, in provincia di Firenze e nella Val di Sieve o meglio, in altri termini, un uomo che in questi ambiti territoriali ha lasciato un segno profondo di socialismo.
Bruno Becchi