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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.1 - FEBBRAIO 2010

                     4/3/2010 - EUGENIO AZZERBONI 1

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Un’interessante figura di protosocialista
di Bruno Becchi


Eugenio Azzerboni, nato a Pontassieve nel 1860, è stato un esponente importante degli albori del socialismo italiano, ma singolarmente non molto conosciuto al di fuori della cerchia degli studiosi del settore e forse di quella ancor più ristretta dei suoi concittadini. Pertanto è da ritenersi felice l’idea del Circolo Fratelli Rosselli Val di Sieve, ed in particolare dal suo Presidente Giovanni Casalini, di suggerire uno studio su questo pioniere del socialismo e quanto mai interessante il lavoro realizzato da Donatella Cherubini, Eugenio Azzerboni (1860-1906). Il “poeta-fabbro” di Pontassieve e le origini del socialismo toscano (Firenze, Pagnini, 2008). Libro questo che ha costituito l’opera di riferimento per l’elaborazione delle presenti note storico-biografiche.
Sebbene non avvolto dalla notorietà, ad esempio, di un Giuseppe Pescetti, di un Giuseppe Emanuele Modigliani, di un Enrico Ferri o di un Gaetano Pieraccini, Eugenio Azzerboni fu una figura di militante e di organizzatore politico, sociale e culturale di grande rilievo sia locale che regionale. Non solo, ma egli si configurò anche come una figura dotata di una spiccata originalità rispetto agli altri esponenti di primo piano del socialismo fiorentino e toscano. La sua origine operaia e la sua formazione culturale pressoché da autodidatta si differenziavano infatti in modo netto da quelle rispettivamente borghese ed universitaria, ad esempio, di Pescetti, Modigliani, Ferri e Pieraccini, per limitarsi ai nomi poco sopra citati. Tuttavia, pur nella singolarità della sua origine sociale e culturale, la vicenda politica di Azzerboni, dell’associazionismo e del socialismo di Pontassieve e della Val di Sieve risulta esemplare di quanto più o meno contemporaneamente stava accadendo in altri centri della provincia fiorentina e della Toscana.
Del resto fu proprio in ambito locale, provinciale e regionale, con qualche picco sul piano nazionale – come ad esempio la partecipazione al Congresso di Genova del 1892 o a quello di Bologna del 1897 o alla ripetuta candidatura alle elezioni politiche -, che si sviluppò l’impegno di Azzerboni. Un impegno intenso e variegato che spazia dall’aspetto organizzativo a livello politico, sociale, culturale, artistico e ricreativo a quello della propaganda e della partecipazione all’amministrazione comunale e poi anche provinciale; intenso e variegato, ma non dispersivo, in quanto all’interno della vasta gamma dei settori in cui più intensamente si svolse l’attività di Azzerboni è possibile individuare nelle finalità un comun denominatore: l’emancipazione delle masse lavoratrici.
La vicenda umana e politica di Eugenio Azzerboni si colloca in una Pontassieve attraversata da quella fase di cambiamento che a partire dal periodo immediatamente post-unitario, nel giro di qualche decennio, la trasformerà da centro fondamentalmente agricolo e, in misura minore, artigianale in centro industriale. Decisivo in questo risulterà l’apporto dato dall’espansione del settore ferroviario, dalla nascita delle “Officine” meccaniche e dallo sviluppo di tutte quelle attività dell’indotto ad esse collegate.
Il mutamento della fisionomia del tessuto economico determinò inevitabilmente anche un cambiamento nel sostrato sociale con la comparsa sulla scena locale della classe operaia e quindi, tra la fine degli anni sessanta e quella degli anni settanta, delle prime forme organizzative ad opera di nuclei di matrice sia democratica e mazziniana sia internazionalista ed anarchica. In questo contesto è da sottolineare il rilievo avuto dagli esponenti dell’internazionalismo della Val di Sieve e di Pontassieve nell’ambito dello stesso movimento fiorentino e più in generale toscano; esponenti tra cui compaiono, a partire dalla metà degli anni settanta, membri della famiglia Azzerboni e dal 1878 dello stesso Eugenio. Fu proprio in quegli anni ed in questo ambito che avvenne il debutto sulla scena politica locale dell’allora diciottenne Eugenio Azzerboni; una posizione però, questa degli esordi, che avrebbe subito ben presto un cambiamento di rotta per navigare attraverso l’esperienza dell’associazionismo democratico e mazziniano ed approdare definitivamente al socialismo nella sua versione legalitaria ed evoluzionista. Un cambiamento questo che avverrà in sintonia con quanto stava accadendo sul piano nazionale con la svolta riformista compiuta, nel 1879, da Andrea Costa, primo parlamentare socialista (1882) e tra i fondatori del Partito dei Lavoratori italiani al Congresso del 1892.
In questa fase di transizione al socialismo rilievo particolare assunse anche tutta quella ritualità laica – così ben studiata da Maurizio Ridolfi nel suo libro Il PSI e la nascita del partito di massa - che portava a sovrapporre aspetti della tradizione rurale ad elementi più prettamente politici e sociali, come nel caso della festa del 1° maggio celebrata con manifestazioni in cui convivevano i caratteri della scampagnata e quelli della questione sociale.
Fu in questi anni di consolidamento delle istanze socialiste che Eugenio Azzerboni emerse come uno dei maggiori esponenti del socialismo provinciale e regionale. Infatti con il passaggio dal mutuo soccorso di stampo mazziniano alla scelta di classe Azzerboni si legò di un nesso sempre più organico con i dirigenti fiorentini e toscani in nome di un socialismo legalitario che con il congresso di Genova dell’agosto 1892 e l’azione di Filippo Turati si dotò di un vero e proprio partito politico. Ed alla nascita del Partito dei lavoratori italiani diedero il proprio contributo il Gruppo socialista di Pontassieve e lo stesso Azzerboni, non a caso definito dalle carte di polizia dell’epoca uno dei più influenti socialisti toscani. Proprio la sua estrazione operaia e la sua formazione politico-culturale fondamentalmente da autodidatta sviluppò in lui una sensibilità specifica nei confronti dell’emancipazione e dell’educazione delle masse popolari; sensibilità che fu alla base di tutta la sua attività di uomo pubblico. In questo senso si inserì l’impegno profuso nell’ambito dell’organizzazione del tempo libero con particolare attenzione ad ambiti artistici e ricreativi, come la musica ed il teatro, con la fondazione a Pontassieve della Società Filarmonica e della Filodrammatica. Anche in questa attività di stampo non strettamente politico o economico-politico risalta la lungimiranza di Azzerboni. Egli infatti vedeva nell’emancipazione culturale, in senso lato, nell’educazione e nell’alfabetizzazione elementi di legittimazione delle classi popolari e, tenendo conto delle peculiarità dei requisiti per accedere al diritto di voto – di fatto il saper leggere e scrivere -, la strada per l’acquisizione di una loro reale cittadinanza politica.
(segue in EUGENIO AZZERBONI 2)