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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.1 - FEBBRAIO 2010

                     4/3/2010 - EGALITE'

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Quell’Égalité che è passata di moda
di Erprando Cipriani

Liberté, Égalité, Fraternité. Volendo sintetizzare cosa significhi la parola “uguaglianza” nel famoso motto della Rivoluzione Francese – la culla della moderna idea di democrazia - potremmo dire che con esso si vuole affermare che la legge dovrebbe essere uguale per tutti e che le differenze per nascita o condizione sociale dovrebbero essere abolite. Un concetto datato 1789: un po’ vecchiotto e, inevitabilmente, in Italia passato di moda. Innanzitutto è oramai ufficiale che nel nostro paese chi vorrà una cultura dovrà essere in grado di pagarsela: quale gesto può essere più chiaro, in tal senso,
dell’eliminazione tout court della geografia dalle scuole superiori? La riforma che, oltre a compiere tale cancellazione, depotenzierà lo studio di moltissime altre materie e taglierà migliaia di posti di lavoro, il 27 gennaio ha avuto il sì della commissione competente in Senato. Come è naturale, qualcuno si chiederà come sia possibile prendere decisioni di tale portata in un modo così sotterraneo: che si possa fare così, quasi di nascosto, è stabilito da una serie di regolamenti istituiti con la Finanziaria del 2008, attraverso i quali il governo è stato autorizzato ad agire infischiandosene di un dibattito parlamentare vero e proprio.
Anche le vicende legate alla Fiat mostrano con trasparenza quanto il concetto di Égalité sia oramai un relitto da libri di storia: il 25 gennaio l’azienda ha distribuito 210 milioni di euro di dividendo agli azionisti e, due giorni dopo, 30 mila lavoratori sono andati in cassa integrazione. Ma davvero non siamo più in grado di immaginare una distribuzione migliore del necessario sacrificio? Di pensare una sua più equa ripartizione tra chi ha molto e chi rischia di non avere nulla? Di non bollare come demagogia quello che, a ben guardare, altro non sarebbe che semplice buon senso?
Il non plus ultra è rappresentato dalle vicende relative al processo breve. Dal momento che ancora i nostri nuovi aristocratici non sono riusciti a piazzare un re al posto di Napolitano e una piccola équipe di ben nati al posto della Corte Costituzionale, si sono trovati a dover mettere a punto una legge non troppo apertamente mirata a favorire una sola persona. Proponenti e relatori si sono così dati da fare per allargarne il più possibile i campi di applicazione oltre il penale, coinvolgendo anche i reati contabili e le persone giuridiche e andando a toccare il campo della responsabilità amministrativa delle società. Il risultato è stato il ddl 1880 Quagliarello-Gasparri del 19 gennaio. Si tratta di una norma che, oltre ad esimere il Presidente del Consiglio dal dover sottostare alla giustizia, salva i nuovi nobili dal dovere di pagare per i reati contabili commessi: un danno erariale enorme per lo Stato per mano di un governo che non è in grado di abbassare le tasse come promesso ma che rinuncia a 500 milioni di euro da società e politici disonesti. La lista dei fortunati è lunghissima. Comprende tra gli altri l’estensore del testo, il senatore Giuseppe Valentino, che - visto l’andazzo generale - non ha avuto problemi a contribuire a scrivere una legge che andasse bene anche per sé. E così, eccoci a vivere in un paese dove chi ha il potere si autocondona una giusta sanzione, lasciando ai soliti strati sociali l’incombenza di tenere in piedi la baracca.
Ci eravamo sbagliati: pensavamo che questo fosse un governo nostalgico del fascismo, ma oramai siamo addirittura all’Ancien Régime. Di questo passo non ci stupiremmo se un giorno Berlusconi decidesse di guardare ancor più indietro e proclamarsi Faraone.
Eriprando Cipriani