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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.2 - APRILE 2010

                     4/5/2010 - RENZO ROSATI

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Fili argento in prefettizia. Alle origini del comune di Pelago
Comune di Pelago - Servizio editoriale fiesolano di Fiesole, 2010
Francesco Martelli

Con questo volume di Renzo Rosati, l’amministrazione di Pelago ha voluto ricordare e celebrare la nascita del Comune in occasione della ricorrenza del suo bicentenario.
Una nascita avvenuta, per smembramento dalla comunità di Pontassieve di tutta la porzione di territorio posto sulla riva sinistra del fiume Sieve, appunto due secoli fa, nel 1808, in un momento assai denso e drammatico della storia europea, contraddistinto dall’ascesa fulminea, dai trionfi imperiali e dall’altrettanto repentina caduta del grande còrso, Napoleone Bonaparte. Fu allora che la Toscana perdette la sua plurisecolare indipendenza e fu assoggettata all’impero di Napoleone.
Ed è appunto nel quadro della grande storia europea, scandita dall’incalzare degli avvenimenti, delle campagne militari, dei trattati e dei rivolgimenti politici e istituzionali, che Rosati inserisce la vicenda pelaghese. Ed è questa una prima fondamentale ed originale scelta dell’ Autore che dà al volume un’impronta ben evidente già ad una prima scorsa, anche superficiale.
Infatti il racconto rimbalza continuamente tra i temi della storia generale e gli avvenimenti pelaghesi, senza che ci sia separatezza tra i primi e i secondi. Un’ altra caratteristica che balza agli occhi è il taglio volutamente agile, il tono leggero (che non vuol però certo dire superficiale) della narrazione, accentuato dalla scrittura incisiva e condotta per brevi periodi dell’ Autore. Il volume si articola in 12 capitoli a loro volta suddivisi in molti brevi e vivaci paragrafi, nei quali alle parti scritte fa da corredo non secondario un nutritissimo numero di immagini, che spaziano dai dipinti e stampe dell’epoca, ai ritratti dei personaggi, alla cartografia, fino ai bozzetti di genere e alle vignette satiriche del tempo. Molte sono poi le riproduzioni di documenti originali, a stampa e soprattutto manoscritti, che ci portano per mano in modo efficace all’interno dell’attività amministrativa svolta dagli organi della nuova commune di Pelago per applicare le superiori disposizioni impartite da una compagine fortemente accentrata qual’era lo Stato napoleonico, ma anche per dare risposta alle numerose problematiche che si agitavano in sede locale.
Una ricchezza di documenti originali che testimonia la capillare ricerca sulle fonti d’archivio compiuta da Rosati, sia negli archivi storici del territorio (archivi storici comunali di Pelago e Pontassieve), sia nel grandi fondi dell’ Archivio di Stato di Firenze.
Il risultato è un volume che anziché mostrarsi ostico e arcigno fin nell’aspetto, come purtroppo sono spesso i libri di storia, si offre al lettore con una sua fresca e colorata vivacità, invogliandolo ad essere aperto, sfogliato e letto anche episodicamente, senza necessità di una lettura sequenziale dall’inizio alla fine.
Il tema trattato è dunque quello della nascita del comune di Pelago come entità amministrativa autonoma e delle sue vicende immediatamente successive: un arco ristretto di anni – dal 1808 al 1814- che videro l’annessione della Toscana al grande impero creato da Napoleone Bonaparte grazie alle sue conquiste militari.
In questo quadro, la vicenda del nostro piccolo territorio non è altro che un minuscolo tassello di quella rifondazione completa della pubblica amministrazione nella quale il governo francese si impegnò, con l’intento di introdurre anche in Toscana, come negli altri territori già assoggettati all’Impero, le strutture portanti della cosiddetta “monarchia amministrativa” napoleonica.
L’estensione alla Toscana dell’impianto legislativo e normativo francese, derivato direttamente dalla grande rivoluzione avvenuta solo un ventennio prima, causò un completo rivolgimento dei rapporti che regolavano tradizionalmente la società al suo interno, così come dei regolamenti economici e dei sistemi di vita stesi della popolazione. Si pensi soltanto all’impatto che ebbero sulla società toscana eventi come l’estensione del codice civile napoleonico, l’attacco portato agli istituti e alla ricchezza fondiaria della chiesa con la soppressione generalizzata dei conventi e l’incameramento da parte dello stato dei loro beni, l’imposizione della coscrizione militare obbligatoria. Tutti questi grandi temi sono ben presenti e ricorrenti nel volume, naturalmente visti e calati nella realtà del comune pelaghese, così come vi sono ben evidenziati i numerosi impegnativi compiti che il governo imperiale assegnava alle comunità: dalla tutela dell’ordine pubblico, alla cura della salute, attraverso la corretta inumazione dei defunti negli appositi cimiteri (che la legge francese voleva ben delimitati e lontani dagli abitati), la vigilanza sulle malattie da contagio e l’effettuazione della nuova pratica delle vaccinazioni (all’inizio tanto sospetta alla popolazione), il controllo degli spostamenti delle persone (rilascio di passaporti), le disposizioni per l’arresto di delinquenti o sospetti, la formazione delle liste dei coscritti e così via…
In un piccolo comune qual’era Pelago, la maggior parte di queste incombenze, spesso viste con sospetto addirittura invise alla popolazione, si posavano sulle spalle del maire, nominato dall’alto come i consiglieri (che a Pelago erano 30), coadiuvato da un piccolissimo numero di salariati del comune, come la guardia campestre, il maestro di scuola, l’esattore comunale.
Maire di Pelago dall’istituzione del comune per tutto il periodo francese fu Giovanni Marchionni, un attivo uomo d’affari cinquantasettenne evidentemente rispettato e autorevole nella sua terra, del cui operato Rosati in chiusura del volume traccia un bilancio positivo: dalla numerosa corrispondenza e dagli altri atti che ci sono pervenutiemerge la cura per il suo comune ed i suoi amministrati, con la preoccupazione di tenerli sotto il suo controllo paterno ma rigoroso. Il tono delle lettere al suo superiore, l’onnipotente Prefetto dell’Arno, appare formalmente rispettoso e ovviamente disponibile, ma non eccessivamente deferente né affetto da piaggeria. Dignitoso, insomma.
“Probabilmente –conclude Rosati- fu un uomo che capì, prima di molti, come sarebbe andata a finire, e il suo merito più grande ci appare quello di aver mostrato quell’attenzione politica e istituzionale che doveva garantire al piccolo, nuovo comune, un moderatismo non solo di maniera, ma pratico e concreto, riflesso di un personaggio che è la chiave per comprendere gli storici equilibri della nostra terra”.