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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.3 - GIUGNO 2010

                     3/7/2010 - Un nuovo Socialismo liberale

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di Marino Bianco

La crisi economica e finanziaria internazionale ancora in atto in occidente, e che anzi in alcuni paesi sembra non aver ancora toccato il fondo (Grecia, Spagna, Portogallo, Ungheria) con rischi anche per gli altri che stanno registrando timidi elementi di superamento, segna – e, comunque, deve segnare – la fine del “turbo capitalismo”, e cioè dell'economia fondata essenzialmente sulla finanza e sulle borse, sul danaro che produce danaro, su fenomeni e giochi altamente speculativi, sul guadagno facile, non corrispondente a sviluppo reale e alla produzione di effettiva e concreta ricchezza e redistribuzione della stessa.
Vanno, ora, decisamente fronteggiate le malintese e male applicate liberalizzazioni e il “mercatismo”, e cioè il liberismo senza regole, che hanno prodotto grandi vantaggi per pochi e accresciuto sacche di disagio, talora di vera e propria povertà, in tanti strati sociali.
Se si vogliono superare i disequilibri, se si vuole garantire la libertà insieme al doveroso conseguimento della giustizia sociale, impegno che costituisce l'essenza della democrazia formale e sostanziale, deve essere, da un lato, definitivamente abbandonata ogni anacronistica tentazione statalista (che sempre riemerge nei momenti di crisi), ma, dall'altro lato, va anche considerata fallita la formula, teorizzata dai governanti negli ultimi tempi, del “più mercato e meno Stato”.
Si deve affermare, per contro, il principio che la libertà di mercato (espressione del generale diritto di libertà individuale, che però va rapportato all'altrui libertà) non può che essere esercitata in uno Stato che lo regoli e lo valorizzi in direzione dello interesse pubblico, intervenendo ove necessario, con idonei ed efficaci strumenti legislativi ed amministrativi, per impedirne e correggerne le deviazioni rispetto al conseguimento della giustizia sociale.
Insomma, non si inventa nulla di nuovo: si tratta di ciò che è solennemente sancito nell'art. 41 della nostra Carta Costituzionale.
Nel mondo “globalizzato”, la questione si pone non solo a livello nazionale, ma europeo e mondiale. Quei principi richiedono, cioè, un governo europeo della economia ed un governo mondiale dell'economia, e quindi suppongono un governo europeo della politica e un governo mondiale della politica: per così dire, la globalizzazione della politica in senso autenticamente democratico, come sopra si è precisato.
Se a ciò si deve tendere, nell'interesse di tutti coloro che vogliono un mondo migliore (nel quale tutelare i diritti collettivi, tra i quali la difesa dell'ambiente, la protezione sotto ogni aspetto delle generazioni future, la regolamentazione degli epocali flussi migratori da nazione a nazione e da continente a continente), non si può non riconoscere la attualità delle intuizioni e delle proposte del socialismo liberale, che mai ha propugnato lo statalismo o il socialismo della mera spesa, ma il rapporto – e se si vuole il patto – sopra delineato tra mercato e Stato, tra libertà economica e giustizia sociale, a difesa del lavoro e comunque dei più deboli non solo per sottrarli allo sfruttamento del capitale e difendere la dignità del lavoro e della persona e promuovere il riscatto degli svantaggiati, ma anche per evitare loro gli agguati drammatici delle crisi di una economia e di un'attività finanziaria che si svolga senza regole e controlli.
Riprendendo quelle intuizioni e quelle proposte del passato e attualizzandole, occorre rilanciare idee e progetti di un nuovo socialismo liberale.
Anche i modelli socialisti e socialdemocratici occidentali hanno necessità di una revisione critica: servirebbe una Bad Godesberg con all'ordine del giorno il socialismo liberale. E converrà ricordare le anticipazioni del PSI nella Conferenza Programmatica riminese dell' anno '80, che si fece carico del tema – considerato eretico a quel tempo – dei meriti e dei bisogni e della funzione dello Stato nella realizzazione dell'alleanza tra i due concetti e le due condizioni, e nella istituzione di un nuovo rapporto tra economia e Stato – quello sopra delineato – che superasse un concezione classista e ogni pretesa dirigistica dell'economia: un liberalismo non conservatore e mercatistico ma di forte intenzionalità sociale, garantita questa dal controllo dello Stato.
Dunque, ...heri dicebamus!
Ed è il terreno sul quale potrebbe essere costruita una unità effettivamente riformista della sinistra italiana.