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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.3 - GIUGNO 2010

                     3/7/2010 - Regioni a Statuto Ordinario

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1970 – 2010: A QUARANT’ANNI DALLA NASCITA DELLE REGIONI
A STATUTO ORDINARIO
Di Bruno Becchi

Secondo quanto prevede il Titolo V della nostra carta costituzionale, lo Stato si articola in Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni (art. 114). Nell’VIII disposizione transitoria si legge che «le elezioni dei Consigli regionali e degli organi elettivi delle amministrazioni provinciali sono indette entro un anno dall'entrata in vigore della Costituzione»;
che le "Leggi della Repubblica regolano per ogni ramo della Pubblica Amministrazione il passaggio delle funzioni statali attribuite alle Regioni” ed «il passaggio alle Regioni di funzionari e dipendenti dello Stato». Infine, la IX disposizione stabilisce che la “Repubblica, entro tre anni dall'entrata in vigore della Costituzione, adegua le sue leggi alle esigenze delle autonomie locali e alla competenza legislativa attribuita alle Regioni». I costituenti delineavano quindi procedimenti e tempi molto precisi per l’attuazione di quanto previsto dalla legge fondamentale dello Stato italiano. Tuttavia, il percorso del decentramento regionale risulterà molto più lento ed accidentato di quanto previsto, se le prime elezioni dei Consigli delle 15 Regioni a statuto ordinario si terranno il 6 ed il 7 giugno 1970, ovvero più di ventidue anni dopo l’entrata in vigore della Costituzione.
Fin da subito risultò comunque chiaro che la Democrazia cristiana, a dispetto delle posizioni regionalistiche assunte in Assemblea costituente, aveva intrapreso una strategia politica attendista volta a ritardare il più possibile l’istituzione delle Regioni. Infatti, in contrasto con il dettato costituzionale, allo scadere del primo anno, il governo De Gasperi non aveva ancora preso alcuna iniziativa per lo svolgimento della consultazione elettorale e nemmeno per una proroga del termine previsto dall’VIII disposizione transitoria.
La presentazione in parlamento, nel dicembre 1948, ad opera del repubblicano Bergmann, di una proposta di legge, nella quale si stabiliva la data di svolgimento delle elezioni all’8 ottobre 1949, fu l’occasione per porre finalmente al centro dell’agenda politica la questione degli ordinamenti regionali e della loro istituzione. Di conseguenza prese avvio da un lato un percorso governativo fatto, a sua volta, di presentazione di disegni di legge e di successivi ritiri e dall’altro un dibattito politico in cui venne delineandosi in modo sempre più chiaro la disposizione delle forze in campo.
La Democrazia cristiana, pur favorevole al decentramento in linea di principio, avvertiva con preoccupazione il rischio di una possibile vittoria delle sinistre nelle regioni rosse del centro Italia, con relativa perdita del controllo politico di aree importanti del territorio nazionale. Di qui la scelta di una strategia politica di rinvii e di tempi lunghi che nei fatti si traduceva in una proroga di un’impostazione centralistica dell’organizzazione statuale. Convinti regionalisti erano invece i repubblicani, i socialdemocratici, i socialisti ed i comunisti; non erano favorevoli alle Regioni i liberali, erano decisamente contrari il Movimento Sociale ed i monarchici.
La linea democristiana della cautela e dei tentativi di rimandare a tempi migliori l’istituzione delle Regioni cominciò a subire una svolta nel rinnovato clima politico dell’inizio degli anni sessanta, quando si aprì la fase politica della svolta a sinistra e dell’apertura al Partito socialista, che entrerà prima nella maggioranza e poi, con dirette responsabilità ministeriali, nella compagine governativa.
L’attuazione delle regioni divenne così un punto qualificante dei governi di centro-sinistra, a partire dal IV dicastero Fanfani, nato nel febbraio del 1962, con l’appoggio esterno del partito di Nenni. I socialisti infatti posero il problema delle Regioni sia, naturalmente, nell’ottica del decentramento amministrativo, sia in quella più originale del dare risposte più efficaci alle esigenze delle differenti realtà locali e quindi anche del superamento degli squilibri economici e sociali tra le diverse zone del Paese ed in particolare tra Nord e Sud.
Le contrapposizioni cominciarono a riguardare allora il sistema di elezione dei Consigli regionali. Dopo un lungo dibattito parlamentare tra i fautori dell’elezione diretta ed i sostenitori di quella indiretta di secondo grado affidata ai consiglieri provinciali, si giunse all’approvazione della legge n. 108 del 17 febbraio 1968 che optò per la prima delle due soluzioni. Votarono a favore di tale legge i partiti di governo, DC, PSDI, PRI e PSI ed i due di opposizione di sinistra, il PCI ed il PSIUP; si espressero in modo contrario i parlamentari del PLI, del MSI e quelli monarchici.
Le prime elezioni dei Consigli regionali a statuto ordinario si tennero il 6 e 7 giugno 1970. Confrontando i risultati ottenuti dai partiti in questa tornata elettorale con quelli delle elezioni immediatamente precedenti - le politiche del 19 maggio 1968 - si osserva che la DC registrò una lieve flessione, passando dal 38,78 al 37,85, evidentemente con voti fuoriusciti sulla destra che andarono a vantaggio del MSI; il PSI ottenne un soddisfacente 10,43 ed il PSDI un apprezzabile 6,97, partiti che, due anni prima, presentandosi insieme, avevano conseguito un modesto 14,78; il PRI incrementò i propri consensi dal 1,79 al 2,88. Per quanto concerne i partiti di opposizione, a sinistra il PCI registrò una leggera diminuzione dal 28,03 al 27,86, il PSIUP una consistente flessione, dal 4,41 al 3,22, mentre a destra il PLI calò dal 5,90 al 4,74, il MSI invece aumentò i propri consensi dal 4,29 al 5,23.
Dopo la legge n. 281 del 16 marzo 1970, relativa alla finanza ed ispirata ad un’interpretazione piuttosto restrittiva, in quanto non consentiva alle regioni di imporre tributi propri, negli anni successivi si procedette al completamento dell’ordinamento regionalistico con la promulgazione degli Statuti e la definizione delle funzioni, degli uffici e del personale da trasferire dal governo centrale ai nuovi istituti. Funzioni, compiti e poteri che verranno poi ulteriormente accresciuti con Legge costituzionale n. 3 del 18 ottobre 2001.
Bruno Becchi