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SIEVE NEWS - NOTIZIE ED EVENTI IN VALDISIEVE E MUGELLO

Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.3 - GIUGNO 2010

                     3/7/2010 - 1° Maggio 2010 -2° parte

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In questo quadro, con un 2009 che ha visto il Pil attestarsi sul peggior dato del dopoguerra e con una ripresa così lenta che ci vorranno 4 o 5 anni per tornare al Prodotto Interno Lordo del 2008, il Governo, che non ha adottato misure, né contro la crisi – una crisi senza precedenti, per dimensioni e profondità - nè per affrontare l’uscita dalla crisi, interviene, invece, pesantemente sui diritti e le libertà dei lavoratori.
Il Governo fin dal suo insediamento è intervenuto, con una miriade di norme, nei più vari e diversi provvedimenti, per smantellare il diritto del lavoro che trova i suoi fondamenti nella Costituzione della Repubblica.
In un paese, il nostro, l’unico in Europa e nel mondo la cui Costituzione recita all’articolo 1, che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro e che “la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove condizioni che rendono effettivo questo diritto”.
L’attacco ai diritti e alla libertà dei lavoratori è stato sferrato attraverso l’introduzione di deroghe ai CCNL, attraverso l’introduzione di buoni lavoro da 10 euro che non sono rapportati né alla paga oraria, né a quella giornaliera, né alla prestazione, che non fanno maturare il diritto a pensione e che impediscono di fatto di verificare il lavoro nero e sommerso, attraverso l’abolizione dei controlli degli Ispettorati del lavoro, resi impossibili da norme che – sono parole loro – semplificano deregolando. Come se la mancanza di regole non avesse già prodotto abbastanza danni all’economia e al mondo.
Provvedimenti che minano alla base la Costituzione repubblicana, provvedimenti come il DDL 1167 b, il cosiddetto Collegato lavoro che tolgono diritti e libertà ai lavoratori, una vera e propria controriforma del diritto e del processo del lavoro che toglie ai lavoratori la possibilità di ricorrere alla giustizia, che toglie al giudice la possibilità di decidere sul merito, che prevede la possibilità di derogare ai contratti attraverso la certificazione e l’utilizzo di cosiddette clausole compromissorie, sottoscrivendo le quali il lavoratore rinuncia ai diritti e alle tutele contenute nel contratto collettivo nazionale di lavoro e nelle norme di legge. Con l’apposizione della clausola compromissoria il lavoratore rinuncia a ricorrere al giudice per affidarsi - in caso di controversi sul lavoro, ad un arbitro. Un arbitro che decide secondo equità, cioè decide senza l’obbligo di rispettare i contratti e le leggi.
E la sua decisione non è più impugnabile da parte del lavoratore, che ha fatto la scelta di ricorrervi con una clausola all’atto della sua assunzione, cioè quando è maggiormente ricattabile.
Questo provvedimento, rinviato alle Camere dal Presidente della Repubblica, con una lunga lista di rilievi, modificato in Commissione lavoro solamente nei punti indicati dal provvedimento di rinvio, e approvato dalla Camera mercoledì scorso, mantiene vizi di incostituzionalità e noi lo contrasteremo con la mobilitazione e impugnandolo se sarà approvato in questi termini.
Come se non bastasse, nella ricorrenza del 40° dello Statuto dei lavoratori il ministro Sacconi ha annunciato che entro maggio presenterà la proposta di modifica allo Statuto dei lavoratori, alla normativa sul diritto di sciopero e un nuovo sistema di formazione professionale.
Un affronto nei confronti dei lavoratori, del sindacato, della storia del movimento sindacale e della sinistra che 40 anni fa grazie all’azione del Ministro Brodolini, che nei sette mesi del suo breve ministero affrontò problemi come le gabbie salariali, la riforma delle pensioni, il caporalato, riuscì a far approvare lo Statuto dei lavoratori e si uni ai lavoratori dell’Apollon in lotta, la notte dell’ultimo dell’anno, provocando un certo scalpore perché era la prima volta che un ministro lo faceva..
Oggi, il progetto è quello di smantellare completamente le conquiste dei lavoratori.
Riformare lo Statuto dei lavoratori. Limitare il diritto di sciopero.
Privatizzare gli istituti professionali a vantaggio di un sistema delle imprese che ha plaudito all’iniziativa che ha riportato l’obbligo scolastico a 15 anni.
Questo il disegno illustrato dal ministro Sacconi all’Assemblea di Confindustria e chiarito dalle sue parole: “Occorre lavorare anche sulla cultura dei giovani, bisogna aiutarli ad accettare qualsiasi tipo di lavoro, anche il più umile. Solo così si potrà rivalutare la vera cultura del lavoro. Rivalutando il lavoro manuale si potrà battere il nichilismo delle generazioni degli anni 70 che sono entrate nei mestieri dell’educazione, della magistratura e dell’editoria non tanto per occupare, come diceva Gramsci, le casematte del potere, quanto, come si dice a Roma, per infrattarsi, perché è sempre meglio che lavorare”.
Parole che mettono gli uni contro gli altri i lavoratori, soprattutto quelli più deboli e svantaggiati, che sbeffeggiano istituzioni e professioni e che mettono a rischio la coesione sociale del Paese.
Abbiamo di fronte una fase difficile per le condizioni politiche economiche e sociali in cui versa il Paese.
Non dobbiamo accettare questa logica che trasforma tutto in una guerra fra poveri, fomenta la paura del diverso e lascia soli davanti alla crisi, soprattutto i soggetti più deboli.
Per questo i segretari generali di Cgil Cisl e Uil, oggi festeggiano il Primo Maggio a Rosarno, una cittadina della piana di Gioia Tauro, divenuta tristemente nota per essere stata negli scorsi mesi teatro di violenti scontri fra la popolazione del piccolo centro e i braccianti immigrati, in stragrande maggioranza in regola con la legge, insorti per i ripetuti atti di violenza subiti e per le impossibili condizioni di vita a cui sono costretti.
A Rosarno gli stranieri lavoravano e tuttora lavorano nei campi per pochi euro, di solito 20 al giorno, di cui 3 vanno al caporale e 3 a chi li trasporta nei campi. E coloro che decidono di andarci a piedi o in bicicletta vengono presi a sassate o a sportellate perché desistano dal percorrere per conto proprio la strada che dal paese li porta nei campi, una strada già disseminata di lapidi, lapidi di morti ammazzati dalla “ndrangheta”. La criminalità organizzata che li sfrutta e che quando non servono più li allontana, dando fuoco a quel poco che hanno oppure gli spara addosso, con pallini di gomma per “avvertirli” che è arrivato il momento di andarsene. Pochi giorni fa a Rosarno sono stati arrestati trenta caporali che gestivano il traffico di braccia, ma che non saranno condannati per il crimine che hanno commesso, quello di sfruttamento e di riduzione in schiavitù, Perché il Governo è troppo impegnato in provvedimenti contro gli immigrati per occuparsi di chi gli immigrati li sfrutta.
Ed è troppo impegnato a risolvere i problemi del Presidente del Consiglio e quelli interni alla maggioranza di governo per occuparsi dei problemi reali del Paese, delle persone in carne ed ossa.
Noi continueremo a chiedere al governo una riforma degli ammortizzatori sociali che garantisca sostegno al reddito anche per quanti sono oggi esclusi anche se sappiamo che il ministro Sacconi ha tutt’ altre intenzioni, già annunciate nel Libro Bianco sul welfare che prevedono lo smantellamento del sistema sanitario e previdenziale.
Noi continueremo a difendere il lavoro e la dignità delle persone che lavorano, a pretendere il rispetto delle regole e della legalità, a contrastare le divisioni ed a lavorare per l’unità di tutti i lavoratori e le lavoratrici.
Contro il tentativo di colpire il sindacato in quanto, corpo sociale intermedio, portatore di interessi collettivi, soggetto di rappresentanza dei lavoratori e dei pensionati.
Un sindacato che, in Italia, rappresenta una forza e un insediamento fatto di radici popolari e forza di rappresentanza, ha una visione autonoma dei problemi e autonomia di giudizio unita ad una pratica di democrazia.
L’attacco viene da coloro che vorrebbero annullare il confronto sociale, da quelli che vorrebbero decidere senza la rappresentanza del mondo del lavoro, da chi non vuole democrazia e partecipazione.
Da chi dimentica il contributo dato dal sindacato e dai lavoratori a partire dalla lotta di Liberazione e da chi non tiene conto delle analisi e delle proposte avanzate dal sindacato. per uscire dalla crisi rimettendo al centro il lavoro, il valore del lavoro e redistribuendo la ricchezza più equamente di quanto non sia accaduto nel passato.
Ricostruire insieme, vedendo riconosciuti in termini sociali, culturali ed economici il valore del lavoro e il contributo apportato dalle lavoratrici e dai lavoratori.
Per fare questo non dobbiamo rinunciare alla nostra storia e ai nostri valori che sono ancora straordinariamente attuali.
* Monica Stelloni Segretaria CdLM Firenze