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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.4 - SETTEMBRE 2010

                     3/10/2010 - ROTTAMAZIONE?

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LA VIA DELLA “ ROTTAMAZIONE “ PER RISVEGLIARE LA POLITICA ?
Di Marino Bianco

Qualche lustro fa, si affermò che le “ideologie” fossero morte. Almeno quelle che avevano caratterizzato il cosiddetto “secolo breve”.
E all'orizzonte non se ne scorgevano di nuove, salvo non considerare tali i principi delle religioni del “libro” (cristianesimo, islam e giudaismo), che purtroppo gran peso continuano ad avere.
Ma si disse che, ormai, emergeva – e fortunatamente – la “politica”: individuare, cioè, la cura dei bisogni concreti delle comunità, e che questa dovesse costituire il vero oggetto del confronto, delle scelte e dell'impegno abnegato di nuove ed illuminate classi dirigenti, a tutti i livelli.
Forse, quella svolta culturale ed epocale potrebbe essere definita l'annunciato avvento del “riformismo”: valori e soluzioni di destra o di centro o di sinistra che fossero, per usare luoghi comuni.
Ma, se analizziamo ciò che è avvenuto ed in crescendo avviene nel nostro Paese, dovremmo concludere che, da noi, dopo la morte delle ideologie, versa in stato comatoso anche la politica, e che occorre trovare presto la terapia per risvegliarla, se si vuole evitarle un destino esiziale.
La asserita “Seconda Repubblica”, successiva alla demolizione del muro di Berlino e con la fine (anche per effetto di tangentopoli) dei maggiori partiti ideologizzati, ha messo in campo una classe dirigente che, in parte obsoleta e sclerotizzata (in ispecie, quella “mestierante” nel centro-sinistra, proveniente dal vecchio PCI e dagli epigoni della DC) ed in parte composta da parvenus e da persone animate da interessi egoistici (segnatamente, quella “discesa in campo” nel centro-destra), lungi dal misurarsi sul come servire e governare la “polis” e la “res publica”, si è arroccata in sé stessa perdendo i contatti con la realtà (autoreferenzialità), si è dedicata ad accaniti giochi di potere ed a scontri manichei, pronta peraltro a convergere tutta su decisioni che limitassero i concorrenti (la forzatura per il bipartitismo) e favorissero le oligarchie partitiche (l'abolizione delle preferenze nelle elezioni).
La conseguenza è che, negli ultimi quindici anni, riforme vere – quelle di cui il Paese ha bisogno – se ne sono viste poche o punte o controproducenti, qualsiasi maggioranza o governo si siano alternati.
Ed è, dunque, significativo l'attuale caos, del quale non si intravedono seri sbocchi e che è sotto gli occhi di tutti: la politica, quella con la P maiuscola, che deve connotarsi anche da forte spirito di servizio, senso delle istituzioni e moralità pubblica e privata, sembra non esistere più. E' riduttivo parlare di “teatrino della politica” (alla rappresentazione del quale concorrono indubbiamente da protagonisti, anche i mass media); la verità è che tutto si sta riducendo a mero esercizio del potere (ma il potere per fare che?) ed a sfrenati personalismi.
Forse, l'amara conclusione che si deve trarre è che, effettivamente, occorre, come molti sostengono, un radicale ricambio della classe dirigente, o , come si dice , la “rottamazione” (poiché le idee camminano con le gambe degli uomini).
Ma non il ricambio col metodo del “togliti tu che mi ci metto io” (perché ancora non ci sono stato e perché sono più giovane e bello: la “facebook generation”).
La creazione trasversalmente di una nuova classe politica selezionata e meritevole di essere tale, non può avvenire se non si riforma il sistema istituzionale e soprattutto elettorale, che garantisca, questo, la democratica libera espressione della volontà della società civile (consentendo di superare la disaffezione e l'astensionismo dilaganti).
Altrimenti, anche le novità personali ancorché valide si introdurrebbero solo per cooptazione nel sistema vigente e non riuscirebbero ad evitare il conformismo: senatores boni viri, senatus mala bestia!
Certo, si può obiettare, è ... il cane che si morde la coda!
Ma se la “sovranità appartiene al popolo”, che decide da chi deve essere governato (ogni popolo – si dice – ha il governo che si merita!), è necessario che il popolo riassuma tutta la propria sovranità, e trovi in sé la terapia per fare uscire la politica dal coma, se non vuole che la politica e la stessa democrazia muoiano di chiacchiere inconcludenti e di inqualificabili insulti reciproci.