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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.4 - SETTEMBRE 2010

                     3/10/2010 - CLASSE OPERAIA

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Gli operai - La Fiat - L’Italia
Di Rino Capezzuoli

Quello che si è svolto in questo agosto 2010 sembra un ritorno al sessantotto con gli stessi attori e protagonisti, operai padroni politici come se il mondo si fosse fermato e i problemi di allora tutti irrisolti ci siano ripiombati addosso improvvisamente. Ma le cose non stanno così, sono passati per tutti cinquant’anni che sembrano un’eternità…
Il mito della classe operaia si è affievolito fino a divenire in alcuni paesi classe socialmente conservatrice essendo stata incapace di innestare un processo economico progressivo per costruire ricchezza con il lavoro.
Anche se, nessuno si faccia illusioni, del lavoro ci sarà sempre più bisogno.
Altri strati sociali hanno innalzato le bandiere dei diritti e delle lotte progressiste (la cosiddetta società civile..) e non sempre sono stati gli strati dei più bisognosi… La nostra industria ha vissuto sulla rendita del miracolo economico di quegli anni passaggio forzato dalla realtà contadina all’industrializzazione con il proliferare poi di una micro impresa che è ancora oggi il nerbo della nostra economia guidata da quegli operai che cercando di progredire ulteriormente si trasformavano in artigiani e piccolissimi imprenditori. Ma oggi anche questo è entrato in crisi.
Le poche grandi industrie sviluppatesi negli anni 60 grazie a pochi imprenditori passati dal capitalismo agricolo a quello finanziario sono sopravvissute grazie ad un regime protezionista ed assistenzialista.
L’Italia è passata da una democrazia bloccata, poiché metà del paese non poteva accedere al governo, ad una democrazia incompiuta, cadendo nella palude populista berlusconiana.
La vicenda di Pomigliano e di Menfi e della Fiat ha riacceso l’attenzione del paese, nonostante le ferie, le veline , ecc. Su questo stato di cose ed è subito esplosa la crisi della destra italiana e della palude Berlusconiana mentre vengono al pettine i nodi posti dal’economia finanziaria virtuale, su cui ci siamo mantenuti fino ad oggi.
Sopra tutto questo naturalmente c’è il problema irrisolto di come si gestisce la globalizzazione e di quale economia vogliamo per sopravvivere in futuro.
La Fiat in crisi assistenzialistica ha avanzato una proposta di investimento in Italia ponendo come condizione aut-aut “investo in Italia anziché altrove se i miei costi qui sono inferiori che in altre parte del mondo” sapendo benissimo che il problema non è questo, ma sono la tecnologia, il mercato, l’innovazione, le relazioni sociali del luogo ove si produce. E da questo punto di vista l’Italia sono 50 anni che dorme, grazie all’incapacità della nostra classe dirigente.
Il sindacato ha risposto dicendo “non è con meno diritti agli operai che si produrrà meglio e di più”. Perché i soldi agli operai la Fiat li darebbe e li ha messi sul piatto purché gli si lasci fare quello che vuole ..organizzativamente…\
Chi non si è sentito perché non sa neppure cosa sia una politica industriale è il governo che nonostante un problema come questo non ha neppure un ministro dello sviluppo economico in carica, e persegue una logica di libera impresa e di una economia che si devono autoregolare, in un mondo in cui vincerebbe sempre il più forte il più furbo, ecc.. Allora come si esce da questa situazione?
Per il momento non se ne esce, è solo in corso una battaglia decisiva per le sorti del mondo terrestre e non ci sarà un vincitore, poiché o si vince tutti insieme o si perde tutti insieme .Questo dà un apparente vantaggio al più forte ma non è così, perché la soluzione è, e sarà, un nuovo equilibrio sociale, economico, i cui cardini sono: innovazione, qualità, ricerca responsabilità sociale, RIFORME Cambiamenti PER TUTTI in un mondo globalizzato e di tutti. Può darsi che questa mia analisi appaia rozza ed incompleta ma ormai dobbiamo renderci conto che non c’è più spazio né tempo per i sermoni e le vuote parole.
Rino Capezzuoli