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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.5 - DICEMBRE 2010

                     14/12/2010 - CENTENARIO DI ANDREA COSTA

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di Roberto Del Buffa

Nel 2010 cade il centenario della morte di Andrea Costa, personaggio politico dei più importanti della storia del socialismo italiano delle origini. Nato a Imola il 29 novembre 1851, frequentò irregolarmente i corsi di lettere all’Università di Bologna, dove insegnava Giosuè Carducci e gli era compagno Giovanni Pascoli. Avvicinatosi alle idee anarchiche, allora maggioritarie nella sinistra italiana, nel maggio 1872 partecipa al Congresso di Rimini della sezione italiana dell’Internazionale dei lavoratori, divenendone uno dei principali esponenti. Nel corso dei preparativi per l’insurrezione di Bologna, il 5 agosto 1874, è arrestato dalla polizia. Il giorno successivo un gruppo di circa duecento anarchici, partendo da Imola si dirige verso Bologna, abbattendo il telegrafo e interrompendo la linea ferroviaria. L’insurrezione è bloccata dalla polizia, che arresta i principali esponenti anarchici, come Errico Malatesta e Carlo Cafiero, ma si lascia sfuggire Michail Bakunin, che riesce a raggiungere Lugano travestito da prete. Costa uscirà dal carcere insieme a tutti i compagni nel 1876, dopo che un processo in cui Carducci non mancò di testimoniare a favore del suo allievo. Costa avrà invece un ruolo minore nella successiva insurrezione del Matese dell’aprile 1877, forse perché comincia a nutrire qualche dubbio sulla strategia del movimento anarchico, il cui abbandono maturerà nei due anni successivi. Rifugiato prima in Svizzera e poi a Parigi, viene arrestato dalla polizia francese nel marzo 1879. In carcere elabora una lettera indirizzata Ai miei amici di Romagna, che sarà pubblicata sulla «Plebe» il successivo 3 agosto, quando Costa si trova di nuovo in Svizzera, dopo l’espulsione dal territorio francese. La lettera sancisce l’abbandono dell’anarchismo, di cui critica l’impostazione insurrezionalista e settaria. Costa non rinnega il suo passato e continua ad apprezzare «la propagazione delle idee per mezzo dei fatti» teorizzata dai movimenti rivoluzionari italiani, a partire dall’esempio di Pisacane, ma aggiungeva: «noi sentiamo che dobbiamo rinnovarci, che dobbiamo tener conto delle lezioni che l’esperienza di sette o otto anni ci ha dato». Secondo Costa occorre fissare «un programma generale», intorno al quale raccogliere tutte le forze vive e progressive, non solo quelle del proletariato ma anche quelle di quella parte della borghesia sensibile alla questione sociale.
È nella seconda residenza in Svizzera che nasce il legame, non solo sentimentale, con Anna Kuliscioff, che probabilmente contribuì ad avvicinare Costa al socialismo. Nel 1880 è nuovamente in Italia. A Milano fonda la «Rivista internazionale del socialismo»; a Imola il settimanale «Avanti!». In vista delle elezioni del 1882, la prime dopo una riforma del suffragio che porta gli elettori al 7% della popolazione (precedentemente oscillavano intorno all’1%), fonda a Rimini il Partito Socialista Rivoluzionario Italiano e viene eletto in Parlamento, nella circoscrizione di Ravenna, diventando il primo deputato socialista della storia italiana. Nel tentativo di coordinare le forze di opposizione di sinistra, di cui facevano parte anche repubblicani e democratici radicali, nell'agosto 1883 fonda il "Fascio della democrazia" insieme a Giovanni Bovio e Felice Cavallotti, e caratterizza la sua attività parlamentare per la combattiva rivendicazione dei diritti dei lavoratori.
Nel 1889 la sinistra radicale e socialista conquista il Comune di Imola. Costa diviene Assessore alla Pubblica Istruzione e Presidente della Congregazione di carità, iniziando una politica sociale che sembra prefigurare un vero e proprio sistema di welfare (istruzione popolare gratuita, previdenza sociale invece di beneficenza, eccetera). L’efficacia della sua azione lo convince della necessità di affrontare i problemi sociali a livello municipale e lo porta a rivendicare con forza la centralità e l’autonomia degli enti locali nell’organizzazione di uno stato moderno, elemento che costituisce il tratto più originale del suo socialismo.
Nel 1892 partecipa al Congresso di Genova, di unificazione delle forze socialiste sotto la guida di Filippo Turati nel Partito dei Lavoratori Italiani, che nel 1895 diventerà il Partito Socialista Italiano. Costa, che non avrebbe voluto sacrificare all’omogeneità politica e ideologica (marxista) del nuovo partito la collaborazione con anarchici e radicali, rimane alla finestra e, fino al successivo congresso di Reggio Emilia del 1893, non fa confluire il Partito Socialista Rivoluzionario italiano nella nuova formazione. Anche per questo, per la prima volta dal 1882, non viene confermato al Parlamento. Vi tornerà però nel 1895 come esponente dell’alleanza fra socialisti e democratici. Riprende allora la battaglia parlamentare, denunciando la sistematica repressione condotta dal Crispi contro le rivendicazioni popolari. Importante è la sua dura opposizione all’impresa coloniale africana, a proposito della quale, nel febbraio 1897, dopo il massacro di Dorgali, conia la famosa parola d’ordine "né un uomo né un soldo" per il colonialismo italiano. Nel 1898 è tra i promotori della tragica protesta di Milano, repressa a cannonate dal generale Bava Beccaris. Arrestato con altri esponenti socialisti, viene liberato in quanto la Camera dei deputati, in aperta polemica con la corona, nega l'autorizzazione a procedere. Confermato a tutte le successive elezioni, dopo le elezioni del 1909 diviene vicepresidente della camera.
Morirà a Imola il 19 gennaio 1910. Pochi giorni più tardi il suo impegno per la proclamazione e la difesa dei diritti dei lavoratori fu ricordato dal Pascoli, in una commossa commemorazione all’Università di Bologna.