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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.5 - DICEMBRE 2010

                     14/12/2010 - RESPONSABILITA' !!!

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di Marino Bianco
CHE FARE?
SPERARE NELLA TANTO CONCLAMATA “RESPONSABILITA'”?

Sarà difficile, in questo marasma politico, trovare la strada per dare certezze al Paese.
Ed ormai suonano stucchevoli i tanti appelli, da tutte le parti, anche quelle sociali, alla “responsabilità”.
Il centro-destra è imploso; nel centro-sinistra e nella sinistra, da un lato crescono le sterili tendenze protestatarie, e dall'altro lato il partito di dichiarata vocazione riformista, il PD, fa i conti con i suoi notevoli contrasti interni, e, nonostante la crisi dell'altro schieramento, segna il passo o addirittura arretra nei consensi.
I tentativi terzopolisti di partiti minori (alcuni inconsistenti) richiamano alla memoria tattiche e assurde tessiture del passato.
Il punto è che da nessuna parte emergono con chiarezza le vere ragioni del marasma e con altrettanta trasparenza le prospettive politiche: ancora una volta si assiste al ...vecchio minuetto delle ipotizzate nuove alleanze (scomposizioni e nuove composizioni però non alla insegna di una comune sostanza), in realtà ...marcia funebre della così detta Seconda Repubblica (se mai veramente nata), senza che comunque si scorga la nascita di una Terza.
La Seconda Repubblica avrebbe dovuto non solo caratterizzarsi ma identificarsi con la profonda riforma della politica e dello Stato, anche mediante la selezione di una nuova classe dirigente.
E, invece, nel fallimento di quei propositi essenziali, non è azzardato concludere che l'attuale crisi sia proprio di sistema, e che oggi sia messo in discussione se non addirittura il bipolarismo di coalizione, di certo il maggioritario tendente al bipartitismo, così come, in maniera speculare e dimostratasi velleitaria, avevano tentato di realizzarlo il PD ed il PDL.
L'attuale classe dirigente è tutta, trasversalmente, perdente: la situazione del Paese, in un momento di grave e recrudescente difficoltà dell'economia e della finanza globali, imporrebbe che si abbandonassero comportamenti tattici e manovre di mero potere, e che ci si misurasse nella individuazione di contenuti capaci di avviare a soluzione i problemi politici ed istituzionali che ci affliggono.
Il Paese avrebbe il bisogno di una grande forza veramente riformista e di progresso, ma a tale bisogno il PD in particolare ed il centro-sinistra nel suo complesso, per le loro congenite e probabilmente mai sanabili contraddizioni, fino ad ora ed anche nell'attuale grande turbolenza e confusione, non hanno saputo porsi come credibile alternativa alle gravi difficoltà del centro-destra; il centro-sinistra non appare in grado di contrapporre idee e credibili progetti, continuando ad adagiarsi, ad onta di autorevoli moniti (Tony Blair), sull'ormai logoro “antiberlusconismo”.
Che fare?
Forse la più logica soluzione potrebbe essere quella di rimettersi al responso popolare, al giudizio e alle scelte dell'elettorato.
Ma esiste, nelle condizioni date, la possibilità che il popolo sovrano si mobiliti nella convinzione di poter effettivamente provocare, con il suo voto, un reale cambiamento nella politica e negli uomini?
A parere di chi scrive, la risposta è pessimisticamente negativa: nulla di buono si intravede all'orizzonte.
Esiste, impellente, la necessità di rinnovare le classi dirigenti dimostratesi non all'altezza dei compiti e soprattutto prive del senso dello Stato. Ma lo strumento non può essere quello della “rottamazione” negli attuali partiti (un metodo che sa anche esso di autoreferenzialità); cioè – come è stato posto il problema – dello scontro generazionale (che appare manovra di mero potere), poiché il necessario ringiovanimento, accanto all'utilizzo della esperienza, deve avvenire dalla base mediante selezioni di merito, che privilegino attitudini, capacità e competenza; e ciò vale per le rappresentanze istituzionali ma ancor prima per le cariche di partito, per le quali va superato il vecchio metodo della cooptazione, che ha prodotto fino ad oggi non classi dirigenti ma piuttosto ceti o mandarinati fortemente arroccati alle proprie posizioni.
Dunque, per il ricambio non ci si può affidare alle mere logiche di partito, ma solo ad una seria riforma elettorale; che consenta di conseguire gli obbiettivi della ragionevole rappresentanza delle significative tendenze ideali-politiche-culturali esistenti nella società e nell'elettorato, della libera scelta da parte degli elettori, non solo dei propri rappresentanti nelle istituzioni, ma altresì dei programmi e dunque delle coalizioni dalle quali si vuole essere governati.
Solo così si potrà effettivamente restituire la sovranità al popolo.
Non resta che sperare in un effettivo, non solo enunciato, non strumentale soprassalto di responsabilità da parte delle attuali forze parlamentari.
Lo scorcio del 2010 dimostrerà se, lealmente, dopo tante ...prediche, ne saranno capaci.
Marino Bianco