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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.1 - FEBBRAIO 2011

                     28/2/2011 - Wikileaks

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Dalla parte di Wikileaks

Non so che cosa pensiate delle rivelazioni di Wikileaks e dei segreti svelati attraverso la pubblicazione on line, anticipata peraltro da alcuni quotidiani a diffusione internazionale, dei file riservati che il personale di Wikileaks e il suo fondatore e portavoce Julian Assange hanno ricevuto in modo anonimo. Personalmente non mi sono stupito a scoprire che la diplomazia americana in Afghanistan è seriamente preoccupata della scarsa credibilità nazionale del Presidente Karzai o che in Italia lo è del comportamento privato del Presidente del Consiglio, o del suo rapporto personale con Putin. Non mi sono neppure stupito scoprendo che il Governo italiano avesse accettato di tenere il profilo più basso possibile sull’omicidio del nostro funzionario Nicola Calipari, ucciso da militari americani a un posto di blocco a Bagdad (cosa che peraltro non ha fermato la magistratura italiana, cui ancora una volta ci siamo dovuti rivolgere per avere, come cittadini, qualche scampolo di verità) e neppure che l’ex Ministro degli Esteri Massimo D’Alema abbia espresso una valutazione negativa del ruolo svolto dalla magistratura in Italia (magari non quella pesantissima, forse equivocata, riportata dall’Ambasciatore USA in Italia in un messaggio al proprio Segretario di Stato). Era pure evidente che l’imbarazzato governo statunitense avrebbe reagito duramente alla pubblicazione di dispacci diplomatici riservati, che mostrano quante doppiezze, macchinazioni, menzogne e machiavellismi ancora allignano nella politica internazionale. Quello che invece non prevedevo è che giornalisti e opinione pubblica (o almeno una sua parte) non avrebbero reagito alle dichiarazioni di politici di primo piano che, a Londra e a Roma come a Washington, sono arrivati a paragonare Assange a Bin Laden e ad affermare che doveva essere messo a tacere ad ogni costo, magari montando contro di lui il procedimento penale che lo ha portato in prigione a Londra per un reato presumibilmente commesso in Svezia e che non sarebbe ritenuto tale in nessuna altra parte del mondo. Ho l’impressione che pochi abbiano capito quale sia la posta realmente in gioco. Wikileaks è un'organizzazione internazionale che pubblica documenti coperti da segreto, di solito di carattere governativo o aziendale, con la consulenza di giornalisti, attivisti, scienziati ed esperti nelle materie oggetto di rivelazione. Secondo lo staff, tutte le informazioni sono verificate prima della pubblicazione e sono omessi tutti quei dettagli che potrebbero mettere direttamente in pericolo l’incolumità delle persone coinvolte. Le fonti, quali esse siano, sono rigidamente anonime. L’obiettivo che Wikileaks si pone è di ottenere la massima trasparenza possibile sull’azione dei governi, a livello nazionale e internazionale. Uno dei fondamenti della democrazia è che i cittadini abbiano accesso a tutte le informazioni necessarie a crearsi un’opinione, fondata sui fatti, del comportamento tenuto dal proprio governo e delle scelte che questo ha compiuto sia in campo legislativo che esecutivo, sia in politica interna che estera. In altre parole i governi di tutto il mondo dovrebbero rendere conto ai propri cittadini degli atti compiuti nell’esercizio delle loro funzioni e, almeno in linea di principio, non ci dovrebbero essere atti segreti, attraverso cui per esempio alcuni governanti potrebbero aver violato accordi internazionali, principi condivisi o leggi nazionali. In una democrazia matura il segreto di stato, per quanto ammissibile nelle condizioni stabilite dalla legge di ciascun stato, per esempio per tutelare operazioni che per loro natura richiedono riservatezza, non può che avere carattere di eccezionalità ed essere limitato nel tempo. Inoltre, come ha ben argomentato Pino Arlacchi in un articolo su “L’Unità” del 5 dicembre scorso, fornendo anche alcuni esempi storici, solo la trasparenza dei rapporti fra gli stati può garantire il progresso delle relazioni internazionali, evitando che rivendicazioni opposte siano perseguite segretamente, con il risultato di trasformarle in questioni irrisolvibili e spesso in conflitti armati. La ricomposizione di interessi nazionali opposti spetta alla comunità internazionale e spesso, una volta che gli interessi in gioco siano venuti alla luce, non ci sono difficoltà a riconoscerne alcuni come illegittimi, frutto di una politica aggressiva, fondata sul diritto del più forte. Certi commentatori politici pensano cinicamente che la forza o l’inganno possano continuare a essere la prassi nelle relazioni diplomatiche fra gli stati, ma una politica che si propone di diffondere in tutto il mondo il modello democratico non può ammettere la sopravvivenza di politiche di potenza perseguite in segretezza e fondate sulla ragion di stato. La democrazia non è indipendente dalle garanzie di giustizia e libertà che solo una piena trasparenza può assicurare. Per questo i rapporti segreti pubblicati da Wikileaks sono un’opportunità di progresso per la civiltà giuridica internazionale e indirettamente un contributo alla democrazia. R.D.B.