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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.1 - FEBBRAIO 2011

                     28/2/2011 - CHE FARE?

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di Marino Bianco

Prendo in prestito il titolo di un noto scritto di Lenin. Questi, però, sapeva che fare: il partito rivoluzionario e la rivoluzione (anche se meglio sarebbe stato se molte cose non l'avesse mai fatte).
Invece, i nostri rappresentanti politici mostrano di non sapere cosa fare: certo, e nonostante i toni e gli scontri ... apocalittici, non la rivoluzione, né dei garofani, né dei gelsomini, e nemmeno delle mimose (considerato che si avvicina marzo).
Mi viene addirittura il sospetto che, almeno per ora, nessuno voglia far niente, ma solo continuare ad esibirsi in quello che viene definito, troppo benevolmente, il “teatrino della politica”; magari in ansiosa attesa dell'esito delle prossime consultazioni amministrative, sopratutto di quelle dei grandi centri urbani.
Basti pensare come, con moto pendolare:
“Andiamo subito alle urne”; per converso, “con questo governo fino al 2013”; “facciamo un governo tecnico” o” un governo politico per la riforma elettorale o per affrontare la congiuntura economica”; o “costituiamo un'alleanza contro Berlusconi di tutte le opposizioni”; no, solo “un’alleanza tra il terzo polo ed il PD”; per mandare a casa Berlusconi, “coalizione di tutti i partiti di opposizione”; “ niente alleanze con forze non omogenee, e non programmatiche“; allora, “un'alleanza elettorale costituente (?) tra tutte le forze di opposizione” (mah! è l'ultima trovata di D'Alema); diamo vita ad “un nuovo ulivo”; subito “dimissioni di Berlusconi, e sostegno a governo guidato da Tremonti o Letta (non ci si rende conto che, eliminata l'anomalia Berlusconi e lasciato il governo al centro-destra... depurato, sarebbe ancora più difficile ...rimontare); “un'intesa bipartisan per affrontare la situazione economica” (mah!, è l'ultima trovata di Berlusconi).
Non credo di avere riportato tutte le proposte e le posizioni che, ad oggi, via via sono state e vengono rispettivamente avanzate, e che manifestano sì la grande capacità di enunciare dei politici nostrani, insieme però alla sostanziale incapacità di saldare il pensiero (o la fantasia) con l'azione.
Lo spettacolo di quel “teatrino” è sconsolante, ed umiliante per la democrazia e per l'immagine anche esterna della nostra classe dirigente e del Paese.
Devo dire, perciò, che – pur mettendo in conto di sbagliare – non vedo le elezioni politiche a breve scadenza o comunque anticipate.
Aggiungo, ancora, come a mio parere sia eloquente che, all'inizio dell'attuale crisi, fosse il centro-destra a ipotizzare l'immediato ricorso alle urne, ed il centro-sinistra ad opporvisi proponendo impraticabili soluzioni alternative. Ora, invece, è il centro-sinistra a ritenere opportune le elezioni anticipate e per contro il centro-destra (sia pure con qualche distinguo della Lega rispetto al PDL) a sostenere la necessità di assicurare continuità alla legislatura.
Cioè, penso che quando il PDL e Lega temevano il cosiddetto “ribaltone” nell'attuale Parlamento, evocassero essi lo spettro del voto popolare; ora, che pare che il governo possa, comunque, contare su una maggioranza sia pure non vasta e non sempre sicura, il centro-sinistra (e l'ancora indefinito e indefinibile “terzo polo”) agitino, per sovvertito mero gioco delle parti, la minaccia delle elezioni anticipate, e affermino di essere pronti a vincerle.
Insomma, nelle rispettive posizioni, ho sempre visto e continuo a scorgere molto tatticismo, e una buona dose di strumentalizzazione e di ipocrisia.
Ma mi domando, ancora, se, andando per davvero alle elezioni, si possa ragionevolmente sperare nella creazione di condizioni di effettivo ricambio sia nelle rappresentanze politiche che – come sarebbe indispensabile - nel personale. E ciò con la vigente legge elettorale!
O se, per contro, stanti: la debolezza del progetto politico del centro-sinistra, come tutti i commentati anche di area non esitano a denunciare; la mancanza di una sua credibile leadership (i problemi programmatici e organigrammatici si complicherebbero sia con una coalizione verso il centro con Casini e gli altri, sia in una coalizione verso la sinistra con Di Pietro, Vendola e magari Rizzo e Diliberto); le divisioni interne al PD che sono lungi dal ricomporsi ed anzi paiono accentuarsi; ... l'istinto di conservazione e ... la lotta per la sopravvivenza dei dirigenti partitici e parlamentari in carica; se, appunto, messo in conto tutto ciò, non si debba temere quello che Angela Merkel ha definito come fattore “TINA”: “THERE IS NOT ALTERNATIVE”, non c'è alternativa (e gli stessi sensori demoscopici sembrerebbe confermarlo, pur nel pieno dell’uragano “Ruby” ed altre “escorts”, e nel violento scontro ... bellico Berlusconi /Magistratura).
E' facile rilevare che il centro-sinistra e gli altri si sono fino ad oggi alimentati di ”antiberlusconismo”, ed anche gli attuali colpi d'ariete contro la fortezza in cui il premier è assediato nascono non già da un convinto e convincente programma di governo alternativo, capace di coagulare un consenso maggioritario nel Paese, ma sono piuttosto di rincalzo ad iniziative per così dire esogene, e cioè le indagini delle Procure e le posizioni delle cosiddette autorità ecclesiastiche, queste – a mio parere – non prive di ambiguità e non meritevoli dell’enfatizzazione cui si è lasciato andare una buona parte del sedicente mondo laico (il Vaticano come punto di riferimento!).
Allora, sul “che fare” mi viene da esprimere il parere che il ruolo del Capo dello Stato potrebbe essere meno gnomico e didascalico, più incisivo dei reiterati appelli all”abbassamento dei toni” al “senso di responsabilità di maggioranza ed opposizione”, alla “cura degli interessi del Paese”; appelli fino ad ora caduti nel vuoto, ancorché da tutti formalmente condivisi (sic!), e risoltisi soltanto in ulteriori scosse alla credibilità delle istituzioni, con il coinvolgimento, a parte la simpatia personale, della stessa massima carica dello Stato.
Il Presidente della Repubblica ben potrebbe indirizzare un forte “messaggio” al Parlamento per la riforma della legge elettorale, che tutte le forze politiche e sociali ed il Paese affermano bisognosa di profondi emendamenti.
Ma, soprattutto, se dovesse persistere ed anzi aggravarsi questo stato di inedito e di inaccettabile conflitto tra le massime istituzioni, se dovesse rimanere quel inascoltato “messaggio”, se davvero – come si sostiene da molti – nel Parlamento ed in particolare alla Camera dei Deputati non vi è più una “maggioranza politica” che, pur nella pur aspra ma democratica dialettica, consenta il funzionale svolgimento della legislatura, se la prospettiva fosse soltanto quella di allungare la denunciata agonia della legislatura stessa, il Presidente ben avrebbe il potere di compiere un atto di ... eutanasia politico-costituzionale, potrebbe sciogliere il Parlamento, per sentire “il polso del Paese” e indire nuove elezioni (i pareri preventivi dei Presidenti dei due rami del Parlamento non sono affatto vincolanti, e la controfirma del Presidente del Consiglio è un atto dovuto). Marino BIANCO