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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.2 - APRILE 2011

                     3/5/2011 - SINISTRA DI GOVERNO 1

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Analisi e proposte per una sinistra di governo
L'ultimo libro di Valdo Spini
di Bruno Becchi
on un po' di colore, definirei l'ultimo libro di Valdo Spini (Vent'anni dopo la Bolognina, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2010) lo scritto di un "innamorato deluso, ma non rassegnato". "Deluso" da quello che l'incontro tra soggetti diversi poteva dare e non ha dato, poteva essere e non è stato, poteva diventare e non è ancora diventato. Infatti i DS non hanno assunto la fisionomia di un grande partito socialdemocratico di carattere europeo che Spini auspicava e riteneva indispensabile nel quadro del sistema politico italiano e per l'affermazione del quale si è battuto a partire dagli Stati generali del PDS tenutisi a Firenze nel febbraio 1998. "Non rassegnato", perché Valdo, preso atto della situazione, non ha detto "lasciamoci così senza rancori", ma si è concentrato sulle cause di quella crisi che attanaglia tutt'oggi la sinistra e il centrosinistra in Italia ed ha poi additato la direzione da seguire per recuperare credibilità tra i cittadini e capacità di azione politica nel Paese.
Gli indici di quanto sia grave tale crisi sono molteplici; mi limito soltanto a sollevare un paio elementi di riflessione; il primo è che ritengo altamente significativo che il centrosinistra italiano si sia trovato a dover fare affidamento su Gianfranco Fini per sperare di veder cadere il governo Berlusconi per poi restare deluso dal voto filogovernativo dei parlamentari di "Futuro e Libertà" sul lodo Alfano. Il secondo elemento è che appare quanto meno paradossale che il centrosinistra abbia mostrato più di una preoccupazione quando, a partire dalla scorsa estate, si è cominciato a parlare dell'eventualità di elezioni anticipate. E ciò risulta ancora più preoccupante di fronte ad un centrodestra che, tra complotti intestini confezionati ad arte, regolamenti di conti interni, dossieraggi su case e ville, scandali bancari, personalismi esasperati, mostra palesi sintomi di sfaldamento. Sinceramente stento a capire come di fronte alla prospettiva di giocarsi nuovamente la partita per il ritorno al governo, l'opposizione sia stata presa dal timore del ricorso alle urne. Teme le elezioni perché si sente impreparata? E nei due anni e mezzo successivi alla vittoria di Berlusconi dell'aprile 2008 l'opposizione parlamentare di centro-sinistra ed il PD in particolare che cosa hanno fatto? Non hanno lavorato a riorganizzare le proprie forze e a ridurre o eliminare i propri punti di debolezza per essere pronti, quando, in occasione di nuove elezioni, avrebbero avuto nuove possibilità di lottare per la vittoria? Non hanno cercato di elaborare una proposta politica che possa apparire un po' più credibile di quella di un governo che alla prova dei fatti risulta incapace di affrontare in modo efficace qualunque questione, a partire da quelle inerenti l'economia a quelle riguardanti l'ambiente, l'istruzione, la giustizia, se non per quegli aspetti di quest'ultima che concernono la risoluzione dei problemi del Presidente del Consiglio. E' il sistema elettorale che non funziona, che non dà stabilità governativa e provoca disaffezione nei cittadini ed astensionismo in occasione del voto? E come poteva funzionare un sistema di liste bloccate che con uno sbarramento sì alto lascia alcuni milioni di elettori senza una loro rappresentanza parlamentare? Un sistema peraltro esteso anche alle elezioni europee, per le quali regge ancor meno, rispetto alle politiche, l'alibi della governabilità. E qui un accenno andrebbe fatto anche alla legge elettorale per le regionali della Toscana fatta propria dal centrosinistra - questa volta compresi i socialisti - , che di quella elaborata da Calderoli ricalca l'impostazione. Che cosa si aspetta ad elaborare un nuovo progetto in materia condiviso e su di esso fare opera di sensibilizzazione dei cittadini e cercare il consenso nel Paese? Per di più risulta sempre maggiormente evidente che il nostro Paese non è adatto ad un sistema bipartitico e, forse, nemmeno ad uno rigorosamente bipolare. Lo lascia intuire la probabile formazione di un terzo polo, centrista, attorno a Casini, Rutelli e in futuro probabilmente anche a Fini. I prossimi mesi ci diranno in quale direzione si stiano orientando i diversi schieramenti politici e quali saranno le loro scomposizioni e le successive ricomposizioni.
In questo contesto il libro di Spini si inserisce come un utile strumento di orientamento per il lettore delle vicende politiche italiane. Le prima parte contiene una ricostruzione di quelli che sono stati gli eventi e le scelte della sinistra nel ventennio che va dal crollo del muro di Berlino (9 novembre 1989) e dal discorso della Bolognina (di tre giorni dopo, 12 novembre 1989), in cui il segretario del PCI Occhetto dichiara di abbandonare ogni riferimento al comunismo, all'elezione di Bersani alla segreteria del PD (7 novembre 2009). La terza parte è dedicata alla nascita e ai primi anni di vita del Partito Democratico e al fallimento della linea politica di Veltroni. Si tratta di un ventennio caratterizzato da molte sconfitte, le quali, comprensibilmente, sono al tempo stesso causa ed effetto dell'attuale stato di sostanziale declino che affligge il più grande partito del centrosinistra e la sinistra in generale. Ma tale difficile situazione non è il frutto di una congiuntura astrale o di una maledizione divina; è il risultato pressoché inevitabile di errori politici decisivi. Spini riunisce le decisioni sbagliate e l'incapacità di leggere il cambiamento in quattro grandi categorie che chiama a pagina 10 continua da pagina 9 – 1e impazienze": vi è l'impazienza di Occhetto che sottovaluta le potenzialità elettorali di Berlusconi e la sua capacità di far presa su un vasto elettorato ex-democristiano ed ex socialista; vi è l'impazienza di D'Alema che abbandona a metà del guado la costruzione di un'identità socialdemocratica per il suo partito per andare a sostituire Prodi a Palazzo Chigi; vi è l'impazienza di Fassino, il quale, benché sostenitore dell'ingresso nell'Internazionale socialista, pilota i DS verso l'incontro con la Margherita e la costituzione del Partito democratico; vi è infine l'impazienza di Veltroni che, con dichiarazioni del tutto improvvide ("in caso di elezioni il PD si presenterà da solo con liste proprie"), costituisce la ragione vera della caduta del secondo governo Prodi.

(continua al SINISTRA DI GOVERNO 2)