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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.2 - APRILE 2011

                     3/5/2011 - SOCIALISTI

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Continuiamo ad essere socialisti

Ho visto Nencini festeggiare il 150 anniversario dell’unità d’Italia con una iniziativa su Garibaldi, cosa sicuramente positiva. Garibaldi e i garibaldini, vera anima e fautori dell’unità italiana, erano a quei tempi banditi, imprigionati e massacrati dagli amici, più che dagli avversari ed i potenti di allora se ne servirono a proprio piacimento, tanto da far dire a qualche storico che l’Unità d’Italia fu voluta dalla Francia e dall’Inghilterra, o dai regnanti di allora, per creare un nuovo assetto in Europa.
Probabilmente tutto questo è vero ma ciò non toglie nulla al valore ed alla riscossa degli Italiani di allora come a quelle di altre epoche più recenti.
Importante è che ogni popolo abbia in sé i valori ben radicati di identità, di giustizia, di libertà propria ed altrui, di cultura, di democrazia che gli permettano di risorgere. E che questi valori siano conosciuti e tramandati di generazione in generazione.
Non tutto è perduto in questo periodo buio e difficile per il nostro paese. Ci vogliono nuovi garibaldini, non armati di fucili ma di idee positive, decisi a realizzarle, convinti che si può e si deve cambiare, coscienti che si possa fare la stessa fine dei loro antenati. I socialisti sono i più convinti eredi di quelle tradizioni innovative e riformiste di cambiamento di cui ha bisogno il nostro paese e l’Europa tutta e per questo siamo scomparsi come partito. L’abbiamo già detto si sta avviando una nuova epoca storica non solo nei paesi del mondo arabo e del nord Africa, ma anche nel mondo occidentale più progredito.
Nei paesi arabi e magrebini si combatte e si muore per uscire dal feudalesimo ancora imperante in quelle società e per un migliore tenore di vita, magari riappropriandosi delle materie prime di cui è ricco il loro territorio, finora appannaggio dei paesi più ricchi e di una classe dirigente locale corrotta. Nei paesi del ricco occidente ancora non si muore, salvo i morti dovuti ad un malinteso progresso che non sono in numero minore di quelli morti in battaglia, ma è più difficile vivere e cambiare.
Il pericolo e la maggior fatica sono dovuti alla deriva populista ed alla faciloneria dei costumi, determinata da un progresso che rende tutti più lascivi, meno coerenti, diciamo più irresponsabili; si perdono di vista le cose essenziali del vivere insieme.
In altri tempi sarebbe stato impensabile che ancora fosse in carica un presidente del Consiglio dopo tutto quello che è successo. Eppure lui è ancora lì, alla faccia di tutti gli onesti e di ogni elemento di buon costume e di etica, cose che sembrano non esistere più. In questa situazione quei socialisti che da sempre tengono alti i valori ideali del socialismo non si devono disperare perché l’ora buia dell’Italia sta per finire ed aumentano ogni giorno gli onesti che con fatica cercano di ribaltare questa vergognosa pagina scritta da una classe dirigente maleodorante e marcia, ormai in via di putrefazione. I socialisti devono adesso tessere una nuova tela organizzativa sul territorio basata sulla coerenza e sulla forza delle idee, senza rimpianti e nostalgie per un passato che non c’è più ma lottando per costruire un futuro degno della propria storia e della gloriosa tradizione garibaldina. E risorgimentale.
Impegnarsi come singoli non basta più, occorre ricostruire dalla base nei propri luoghi di vita una nuova organizzazione sociale politica economica con la forza delle idee e dei principi.
Il successo dei festeggiamenti per i centocinquant’anni della nostra unità sono un buon viatico per andare avanti sapendo, oggi come allora, che la strada è irta di ostacoli ma inarrestabile l’onda del cambiamento che investirà non solo l’Italia ma l’Europa e tutto il mondo cosiddetto ricco e progredito.
Rino Capezzuoli